Economia

Cosa ha deciso l’UE su MES e condizionalità

Gentiloni e Dombrovskis assicurano che “Bruxelles non vede la necessità” di ricorrere a questa possibilità come alle altre fornite dai regolamenti. Si tratta, però, di un impegno politico che non ha basi giuridiche. I regolamenti non vengono sospesi

meccanismo europeo di stabilità

Ieri i ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno siglato l’accordo sul nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) contro la pandemia. L’intesa è arrivata nel pomeriggio, al termine di un rapido Eurogruppo che ha chiuso settimane di negoziati tra governi. La firma non è arrivata ad aprile come da pronostici, ma il funzionamento del nuovo MES prevede la sorveglianza della Commissione Ue sui paesi che ricorreranno alle linee di credito che però si limiterà a verificare che i fondi siano usati per le spese sanitarie dirette e indirette legate all’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e a COVID-19.

Cosa ha deciso l’UE su MES e condizionalità

Questa, scrive Alberto D’Argenio su Repubblica, è l’unica condizionalità, che nulla ha a che vedere con i vincoli imposti alla Grecia. I prestiti dovranno essere rimborsati entro 10 anni a un tasso dello 0,1%. A disposizione dell’Italia potenzialmente 36 miliardi di euro.

Venerdì prossimo i ministri torneranno a riunirsi in quanto azionisti del Mes e daranno il via libera legale ai testi sui quali ieri hanno raggiunto l’accordo politico. Le linee di credito saranno disponibili dal primo giugno con una capacità di fuoco da 240 miliardi. Spetterà ai singoli governi della zona euro decidere se attingervi. Insieme ai 200 miliardi della Banca europea degli investimenti e ai 100 di “Sure”, formeranno il pacchetto Ue da 540 miliardi di risposta immediata alla crisi.

Per il sostegno alla ripresa, invece, bisogna attendere il Recovery Fund da 1.000 miliardi al quale lavora Ursula von der Leyen dopo l’accordo politico dei leader dello scorso 23 aprile. Dietro le quinte sono in corso duri negoziati sul suo contenuto, tanto che la presidente della Commissione ne ha rinviato la presentazione, probabilmente al 20 maggio. L’impegno dei governi è lanciarlo al summit di giugno. L’Italia spinge per un Fondo con risorse consistenti e che possa partire già in estate.

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Le misure dell’UE sull’emergenza Coronavirus (Corriere della Sera, 9 maggio 2020)

Il Corriere della Sera oggi spiega che di sicuro il Mes è uno strumento in più a disposizione in un momento in cui sta creando incertezza la sentenza della Corte costituzionale tedesca che ha messo in discussione la legittimità —«proporzionalità» — delle misure straordinarie (Quantitative Easing) della Bce varate nel 2015.

Ieri la Corte di giustizia dell’Ue ha sgombrato il terreno da dubbi: è la sola competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Ue. Una dichiarazione rilevante nel giorno in cui erano attesi i giudizi sul debito italiano dell’agenzia americana Moody’s, che non ha comunicato cambiamenti all’attuale Baa3 con outlook stabile (prossima revisione il 6 novembre), e della canadese Dbrs, che ha confermato il rating BBB (high) rivedendo al ribasso le prospettive da stabili a negative.

Mentre la Commissione continua a lavorare sul Recovery Fund (ora atteso per il 20 maggio), un altro elemento di chiarezza arriva dall’Antitrust Ue sulla la ricapitalizzazione delle aziende non finanziarie in crisi a causa del Covid: potrà avvenire con soldi pubblici «solo quando non ci siano soluzioni alternative», il capitale investito dovrà essere «sufficientemente remunerato» e gli interventi non potranno riguardare aziende già in difficoltà prima del 31 dicembre del 2019.

Ma il MES è senza condizionalità o no?

Naturalmente, spiega oggi Enrico Marro, l’intesa, a giudicare dalle opposte reazioni nella maggioranza, rischia di diventare da noi una notizia che, anziché aiutare, complica la situazione, mettendo a rischio perfino la tenuta del governo. Già da tempo era osservabile la distanza tra Palazzo Chigi e via XX Settembre sullo strumento, specchio di un’opposta reazione delle due gambe della maggioranza, M5S e PD:

Il fatto è che questi contrasti non possono essere derubricati a polemiche senza conseguenze, perché se c’è un punto fermo, ribadito dallo stesso Conte nelle aule della Camera e del Senato, è che, se il governo decidesse di chiedere il prestito al Mes, lo farebbe solo dopo aver ricevuto il via libera del Parlamento. Un passaggio a questo punto delicatissimo. Per evitare incidenti Conte avrebbe bisogno di far decantare la situazione.

Del resto, la linea di credito sarà disponibile dal prossimo primo giugno e fino alla fine del 2022. L’italia, quindi, potrebbe benissimo aspettare. Magari nel frattempo accedere ai prestiti anche questi europei del Sure(fondo anti disoccupazione) ma sul quale non ci sono opposizioni nella maggioranza e alla liquidità che metterà a disposizione la Banca europea degli investimenti. E sperare che vada in porto il Recovery Fund da 1.500 miliardi e che soprattutto contenga i tanto agognati trasferimenti a fondo perduto.

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Il fondo permanente e il Meccanismo Europeo di Stabilità (Il Messaggero, 22 novembre 2019)

Carlo Di Foggia sul Fatto affronta invece il punto delle condizionalità, sostenendo che di norma le linee di credito del Mes impongono la messa sotto “sorveglianza rafforzata”del Paese beneficiario (lo prevede l’articolo 2(3) del regolamento 472 del 2013).

A quel punto la Commissione europea può chiedere un aggiustamento macroeconomico(articolo 3,comma 7),cioè misure correttive per rendere più sostenibile il debito del Paese, in sostanza una stretta fiscale come quella vista in azione in Grecia (aumenti di imposte, tagli alla spesa, aumento dell’età pensionabile etc.). L’aggiustamento potrebbe inoltre essere modificato in seguito dal consiglio dei ministri finanziari “a maggioranza qualificata”.

Queste condizionalità sono nei regolamenti e inglobate nella struttura del Mes, che è sostanzialmente un banca (partecipata dai 19 Stati dell’euro). Sono, quindi, ineliminabili se non togliendo i regolamenti che le prevedono e modificando lo statuto. Bruxelles ha invece optato per una strada alternativa. Nella lettera spedita al presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, Gentiloni e Dombrovskis indirettamente riconoscono che non esistono le basi giuridiche per un Mes “light ”, cioè senza condizionalità.

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I Paesi beneficiari saranno sottoposti alla sorveglianza rafforzata, ma –pro mettono i due –la Commissione non farà ricorso a nessuno degli articoli citati e la sorveglianza si limiterà alla verifica che le spese andranno effettivamente impiegate per gli scopi previsti (tra le spese indirette) e cesserà quando i soldi saranno restituiti. Le norme Ue, per dire, prevedono anche che il Paese possa restare sotto sorveglianza a lungo anche dopo il rimborso dei prestiti.

Gentiloni e Dombrovskis assicurano che “Bruxelles non vede la necessità” di ricorrere a questa possibilità come alle altre fornite dai regolamenti. Si tratta, però, di un impegno politico che non ha basi giuridiche. I regolamenti non vengono sospesi. Fa fede la parola di Bruxelles, che dovrà restare valida anche oltre il mandato dell’attuale Commissione, visto che i prestiti possono essere restituiti in 10 anni e soprattutto superare le tante ambiguità delle formule usate, che spaventano i tanti critici del Mes.

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