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McGregor che picchia Facchinetti non è un "figo". E chi ci scherza su è anche peggio | VIDEO

@neXt quotidiano|

Facchinetti

“Ah ma è Facchinetti, allora ha fatto bene”. Nelle ultime ore i social sono invasi da commenti di questo tipo, nonostante la storia racconti una verità che dovrebbe portare tutti a una condanna unanime nei confronti di Connor McGregor. E, invece, la situazione si ribalta a causa della scarsa (legittima o meno che sia) simpatia nei confronti del cantante e conduttore radiofonico, con la figura del “bullo” della MMA che viene esaltata ai massimi livelli. Ma arrotoliamo il rocchetto con il filo di questa storia e cerchiamo di capire cosa è successo.

Facchinetti picchiato da McGregor, ma i social fanno il tifo per il bullo della MMA

È stato lo stesso Francesco Facchinetti a raccontare, su Instagram, cosa è successo all’interno dell’Hotel St. Regis di Roma dove il lottatore della MMA si trovava per “celebrare” il battesimo del figlio in Vaticano. E proprio nel noto albergo di lusso della capitale era stato organizzato un “evento” per incontrare l’irlandese. Lì, improvvisamente, è successo qualcosa di increscioso e che poteva provocare anche danni ben maggior rispetto alla prognosi finale.

“Mi ha tirato un pugno in bocca, mi ha spaccato il labbro sopra, sotto e probabilmente anche il naso. Mi è uscito del sangue, ora mi sono pulito. Lo ha fatto senza motivazione visto che abbiamo parlato per più di due ore e ci siamo anche divertiti. Potevo starmene zitto e non dire niente a nessuno però mi è andata bene. È violento e pericoloso”.

Il tutto è accaduto alla presenza di diversi testimoni che si trovavano all’interno dell’Hotel St. Regis della capitale in quei concitati (e assurdi) momenti. Tra di loro c’era anche Benjamin Mascolo (meglio conosciuto come Benji dell’ex duo musicale Benji&Fede) che ha raccontato quel che è successo.

“Siamo arrivati verso l’1, ci hanno fatto aspettare in una sala riunioni. Conor è arrivato, per 2 ore abbiamo parlato con toni amichevoli. Verso le 3 con mia moglie abbiamo deciso di andar via, visto che avremmo dovuto rientrare a Milano in mattinata. Conor ha insistito perché rimanessimo, voleva continuare a far festa. Francesco a quel punto ha detto ‘se volete andare, non c’è problema. Restiamo noi’. Improvvisamente, senza alcun motivo, McGregor ha colpito Francesco con un pugno vero: gli ha rotto il labbro, Francesco perdeva sangue. È volato dall’altra parte della stanza, non so come abbia fatto a rimanere in piedi. Le guardie del corpo e gli amici hanno bloccato McGregor, erano 5-6. Noi, scortati da altre 2 guardie, siamo usciti da una porta laterale dell’hotel”.

E lo stesso cantante, poi, reagisce anche alle assurde posizioni prese da molti utenti social che invece di condannare il lottatore irlandese, hanno ironizzato si Francesco Facchinetti.

La sindrome di Stoccolma (per interposta persona)

Perché, purtroppo, sono in tanti ad aver utilizzato l’arma dell’ironia (senza senso, visto che si parla di un’aggressione con tanto di denuncia) contro il cantante e conduttore. Persone come Chef Rubio che ironizzano paragonando Francesco Facchinetti a Vittorio Brumotti e ha dedicato buona parte della sua domenica su Twitter a questa vicenda.

Poi ci sono altri (questa è solo una piccola selezione di quel che si trova su Twitter): tra machi, macisti e macho man ecco che gli utenti riescono quasi a mitizzare (non tutti, ma una buona parte) il bullo McGregor ironizzando su Francesco Facchinetti.

Ed è qui che arriva il paradosso. C’è una denuncia, ci sono dei testimoni che hanno visto il lottatore irlandese (non nuovo a episodi di questo tipo, con accuse anche ancor più gravi per reati ancor più gravi) colpire al volto – e senza motivo – Francesco Facchinetti. C’è un referto medico. Ci sono tutti gli elementi per prendere la posizione giusta. E, invece, si sceglie di stare dalla parte del “bullo” solo perché “l’altro” non ci sta simpatico. Poi non ci stupiamo della nascita e della crescita di personalità come quelle – per citare un fatto di cronaca recente – dei fratelli Bianchi che hanno colpito ripetutamente e ucciso a Colleferro il giovane Willy Monteiro. Perché non siamo solo quel che mangiamo, ma anche quel con cui cibiamo la nostra mente.