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Matteo Salvini e la storia del latte in polvere dall'India

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Ieri Matteo Salvini a Otto e Mezzo in mezz’ora ha messo in scena il suo solito show della paura: degli immigrati “importati” anche dal Papa, dei kamikaze che si preparano a assaltare le nostre spiagge vestiti da vù cumprà e – è una new entry nel repertorio salvinianao – del temibile latte in polvere proveniente dall’India. Secondo Salvini infatti uno dei veri problemi dell’Italia è proprio la crescente importazione di latte in polvere dal paese con il quale l’Italia ha un contenzioso aperto riguardo la sorte dei Marò. Tutto quello che proviene dall’India è malvagio e pericoloso. E lui non ci sta a dare il latte in polvere a suo figlio.

Salvini e il latte in polvere indiano di next-quotidiano

«Tenete questa cassetta, arriverà il latte in polvere dall’India»

Matteo Salvini, a costo di farsi ridere da mezza Italia è stato categorico, e ha spiegato che non è assolutamente disponibile all’arrivo di latte in polvere dal continente indiano: «mi rifiuto di pensare che l’anno prossimo arrivi latte in polvere dall’India a dieci centesimi mentre le nostre stalle stanno chiudendo perché io non do il latte in polvere indiano a mio figlio!». Salvini sembra crederci davvero, anche quando Padellaro e la Gruber hanno iniziato a sorridere perché – effettivamente – nessuno ha mai sentito parlare dell’allarme latte in polvere indiano il Capitano ha rassicurato tutti, forte delle sue doti di chiromante, dicendo “arriva, arriva, non me lo sono sognato stanotte“. Ma davvero arriverà il latte il polvere dall’India?  Stando ai dati messi a disposizione dal CLAL di Modena, osservatorio internazionale del mondo lattiero caseario che si occupa di analizzare l’andamento dei prezzi e della bilancia commerciale del settore lattiero caseario, non risulta che l’India sia tra i principali paesi dal quale l’Italia importa il latte in polvere, che sono invece Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Polonia.
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Il quadro non cambia se si prende in considerazione l’import totale di latte in polvere a livello mondiale, dove a farla da padrone sul mercato italiano rimane sempre la Germania mentre la quota dei paesi esportatori del resto del mondo rimane pressoché invariata. Anche per quanto riguarda il prezzo medio delle polveri di latte siamo ben distanti dai dieci centesimi visto che il prezzo della merce importata si aggira intorno ai due euro al chilo. L’unica notizia riguardante la paventata invasione di latte in polvere indiano risale invece a due anni fa, una nota di Agronotizie riferiva che il CLAL aveva evidenziato una crescita del trend delle esportazioni di latte in polvere dall’India. Non si trattava all’epoca di una quota significativa di mercato rispetto ad altri paesi esportatori. E non era nemmeno indicato verso dove il flusso di latte in polvere indiano si sarebbe indirizzato; che ci crediate o no nel Mondo l’Italia non è l’unico paese che acquista latte in polvere dall’estero. Insomma che l’India si stia timidamente affacciando sul mercato delle esportazioni di latte è vero, che il latte indiano costi dieci centesimi al kg è probabilmente falso: è vero che i prezzi del latte intero in polvere e del latte scremato in polvere sono in calo in questi ultimi tempi ma la cosa dipende da fattori internazionali e non da politiche nazionali italiane. Allo stesso tempo sono infondati i timori di Salvini per la salute di suo figlio. C’è inoltre da rilevare che a livello mondiale tra i principali paesi esportatori di latte in polvere ci sono Nuova Zelanda e Australia, proprio quell’Australia che per Salvini è uno dei modelli di gestione delle politiche migratorie e chissà cos’altro. Tra i principali paesi importatori c’è invece la Cina. A quanto pare Salvini ha deciso invece di far leva sulle paure instillate nei consumatori italiani dopo la decisione di Parmalat di non acquistare più il latte prodotto in Liguria, all’epoca alcuni esponenti M5S dissero che lo faceva in favore dell’importazione di latte fresco dalla Cina.

Quote latte, le multe che pagheremo (www.ansa.it)
Quote latte, le multe che pagheremo (www.ansa.it)

Il Governo non difende l’agricoltura italiana!1

Salvini poi è tornato a battere su un altro “argomento forte” della Lega, la difesa dell’agricoltura italiana. Dimenticando che fino a qualche anno fa al Ministero dell’Agricoltura sedeva il suo grande amico – e Presidente della Regione Veneto  – Luca Zaia. La situazione dell’agricoltura italiana (che in molte parti d’Italia va avanti anche grazie allo sfruttamento bestiale della manodopera immigrata) non è certo colpa solamente del Governo Renzi. E proprio riguardo al latte la Lega dovrebbe solo stare zitta, visto il modo in cui quando era al Governo con Berlusconi la Lega di Bossi (e di Salvini) ha gestito la situazione delle quote latte. Una vicenda per la quale l’Italia è stata richiamata all’ordine per non aver pagato quel miliardo e trecento milioni (ovvero settanta euro per ogni cittadino italiano) di multe comminate al nostro Paese dall’Unione Europea.

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Salvini a colloquio con una mucca

L’ingloriosa vicenda comincia nel 1984, quando l’Unione Europea impone limiti nella produzione del latte ai vari paesi. Il limite era di 105 milioni di quintali, e da più parti si sollevò la contestazione nei confronti di Bruxelles per il regalone concesso ai produttori del Nord. Ma, come sanno anche i bambini, se una legge è ingiusta bisogna battersi per cambiarla, non violarla rischiando di beccarsi sanzioni. L’Italia decise di violarla, e nel 1994, dieci anni dopo, arrivarono i primi due miliardi di multe. Ma il futuro leader dei Cobas del latte, Giovanni Robusti, era già diventato senatore con la Lega Nord. E così l’allora governo Berlusconi (un altro specialista nel far pagare le proprie responsabilità alla collettività), sotto la spinta di Umberto Bossi, decise che l’erario (cioè lo Stato, cioè tutti i cittadini) doveva accollarsi le multe. Il governo decise anche che da quel momento però a pagare sarebbero stati gli allevatori. Ma questo non accadde mai. Gli allevatori disonesti, a scapito degli onesti, continuavano a rubare. La Lega forniva allegramente copertura politica nei confronti di chi splafonava. Gli allevatori tra il 2004 e il 2006 hanno aggirato le multe per lo sforamento delle quote latte dell’ Ue, vendendo il prodotto “extra” a una serie di cooperative fittizie. Nel 2011 arrivò una condanna per associazione a delinquere, e vale la pena leggerne le motivazioni:

QUELLA dei cosiddetti Cobas del latte non era soltanto una truffa da oltre 200 milioni. Dietro il meccanismo che faceva sparire agli occhi dello Stato e dell’ Unione europea ettolitri ed ettolitri di prodotto c’ era una vera associazione a delinquere. Per questo motivo la corte d’ appello di Torino ha reso ancora più aspre le condanne già emesse in primo grado dal tribunale di Saluzzo. All’ ex europarlamentare della Lega Nord Giovanni Robusti è stata inflitta la pena più elevata, ossia quattro anni e mezzo di carcere, uno in più rispetto alla sentenza precedente.
Altre 19 persone, ritenute il cuore del meccanismo fraudolento, sono state condannate ad almeno un anno di galera, mentre ad altri due agricoltori sono state inflitte pene minori. Il perno della maxitruffa erano le cooperative Savoia, una serie di scatole cinesi che consentivano a questi allevatori di far svanire nel nulla il latte prodotto in più rispetto al limite massimo imposto dall’ Unione europea. Obiettivo: evitare le multe e, al tempo stesso, guadagnare dalla vendita di quanto prodotto fuori quota. Un meccanismo che funzionò alla perfezione dal 1998 al 2006, tanto da eludere all’ erario più di 200 milioni di euro, e che coinvolgeva 54 persone. Per 32 di esse, che facevano parte del sistema prima del 2003, è scattata la prescrizione.

Nel 2008 diventò ministro dell’Agricoltura l’oggi presidente del Veneto Luca Zaia. E che fece? Lo raccontò il Corriere della Sera:

Mise la firma su un provvedimento che consentì la comoda rateizzazione delle sanzioni per i titolari di quote il cui numero nel frattempo si era ridotto a 43.611. Ma fra i primi suoi atti ci fu anche quello di affidare ai carabinieri un’inchiesta sul settore lattiero. Che diede risultati sorprendenti, a partire da unnumero di mucche ben inferiore a quelle ufficialmentecensite. «Alla luce di questo misembra logico che chi deve pagaresi fermi un attimo» dichiaròZaia. E subito gli obbedirono. Passò il messaggio che per anni l’Italia aveva addirittura pagato multe non dovute.
Alcune procure aprirono le indagini e ci fu chi spiegò i dati della sovrapproduzione con un flusso enorme di importazioni illegali di latte estero spacciato per italiano da parte di certi caseifici. Il clima era fetido. Accadde pure che ai vertici dell’Agenzia incaricata di far pagare le multe fosse collocato un ex senatore leghista. Dario Fruscio si era però messo in testa curiosamente di applicare la legge e fu rimosso.

Ieri, quando Salvini pontificava sull’olio tunisino, le arance del Marocco e il riso birmano, nessuno ha pensato bene di ricordargli che forse lui è l’ultimo a poter piangere sul latte sversato.