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Matteo Renzi, dimissioni scongelate

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Matteo Renzi salirà al Quirinale alle ore 19 per dimettersi, dopo la direzione PD in cui è previsto un solo intervento: il suo. La crisi di governo entra quindi nel vivo e il premier va diritto rispetto a chi lo voleva mantenere “congelato” a Palazzo Chigi. La decisione di Renzi apparentemente sembra in contraddizione con le richieste di Sergio Mattarella, che gli aveva chiesto di aspettare. Anche Giorgio Napolitano non sembra voler aderire alla linea “elezioni subito”: «Non l’ho capita, è tecnicamente impossibile», ha detto ai giornalisti oggi.

Matteo Renzi, dimissioni scongelate

Le dimissioni di Renzi vengono dunque scongelate e adesso la parola passa al Capo dello Stato. Il quale dovrà verificare se esiste lo spazio stretto per un governo del presidente che sbrighi l’ordinario e guidi il paese alle elezioni che si avvicinano. Fosse per lui, ha comunicato attraverso il Corriere della Sera, si voterebbe alla fine di marzo o all’inizio di aprile:

Sulla sua scrivania a Palazzo Chigi Matteo Renzi, ieri sera, aveva un foglietto con su scritto: «19 o 26 marzo, o, al massimo, 2 aprile». Sono le tre date in cui si potrebbero svolgere le elezioni anticipate. Le ha comunicate ai maggiorenti del suo partito e anche ad alcuni alleati di governo: «Si può andare al voto in una di queste domeniche, come chiedono Lega, Movimento 5 Stelle e una parte del Pd, oppure si può arrivare al 2018 , come vogliono D’Alema e Berlusconi. Per arrivarci, però, devono fare un governo insieme e io mi godrò lo spettacolo».
Verso l’ora di pranzo il segretario è carico e determinato a seguire la sua strada: «La governabilità è morta con questo voto, che parliamo a fare? Ci stiamo avviando al pentapartito 2.0, e io non ci sto. Anche con il premio di maggioranza rischia comunque di esserci un problema di governabilità…». Il premier dimissionario non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere in «giochi e giochetti» e teme che dietro le quinte qualcuno del suo partito lavori per dare vita a un governo con l’appoggio (magari esterno e non ufficiale) di Silvio Berlusconi.

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Andare alle elezioni subito gli consentirebbe di poter gestire agevolmente una sua candidatura all’interno del Partito Democratico ma rimane sul tavolo ancora il problema della legge elettorale.

Il governo di tutti

Matteo Renzi, come scrive nella sua e-news, ributta la palla nel campo dell’opposizione.  “Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”, scrive, “Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”.

Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perché come è noto non siamo riusciti ad abrogare il “bicameralismo paritario” che dunque vedrà continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse. Ma questa è una delle conseguenze del bicameralismo, ahimè
Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’ONU. Sarà interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del NO al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza.
Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento.

Intanto puntare su “un governo con tutti dentro”, compresa la Lega e il MoVimento 5 Stelle, a cui dare carattere di unità nazionale, sembra più un’idea per far saltare il tavolo che una proposta seria. Ma all’interno dei gruppi parlamentari di Camera e Senato la corrente dei renziani è minoritaria rispetto ai 414 eletti totali.

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Chi comanda nel PD: le correnti nel partito (La Repubblica, 7 dicembre 2016)

Il rischio è che siano proprio le correnti finora alleate a fermare la sua ambizione di andare al voto subito.

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