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Massimo Corsaro lascia Fratelli d'Italia «comprimaria di Casapound»

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Anticipa di aver deciso che “il mio impegno nella politica e nelle istituzioni prosegua nel tentativo di dare vita, insieme a tutti quelli che vorranno mostrare analoga sensibilita’, a una forza che sappia essere conservatrice nei valori e nel modelli sociali, quanto onesta, moderna e libera nelle scelte e nelle proposte”. Prima, pero’, ufficializza lo strappo e rivolge “agli amici con cui ho condiviso questa esperienza, senza alcun rancore ma con il rammarico di non aver saputo dare ali ad un progetto condiviso, un sincero augurio di buona fortuna”. Cosi’ Massimo Corsaro lascia Fratelli d’Italia, spiegando i motivi dell’addio in una lettera alla presidente del partito, Giorgia Meloni, e al capogruppo, Fabio Rampelli. Colpa, si legge, di una linea politica “ormai allontanata da quella per cui si decise di far nascere il movimento. A partire dal fallimento del progetto di ricostituire un soggetto che potesse ospitare tutti gli orfani della destra”, anche a causa di quelli che Corsaro definisce “livori e veti incrociati” tra gli ex colonnelli.


Il j’accuse del deputato, a lungo segretario regionale ed assessore lombardo di AN, alla Camera dal 2008, vicepresidente vicario del gruppo PDL nella scorsa legislatura, va dalla “scelta di sostenere la linea ‘No Euro’, che svilisce una più seria contestazione all’Europa dei banchieri e dei massoni” alla “deriva pauperista sui temi economici, sfociata nella scelta di contestare il Jobs Act usando le stesse parole di Landini, anziche’ incalzare il premier ‘da destra’ per la sua politica su tasse, sicurezza, immigrazione, relazioni internazionali”, sino, da ultimo, alla “attuale scelta di affidarsi a Salvini” del quale Corsaro “pur apprezzandone le capacita’, nega la possibilita’ di affermarsi come il ‘campione’ con cui competitore il governo alla sinistra”. Anzi “seguire quella strada – avverte – porterebbe la destra in un angolo marginalizzato, rinunciando a quel ruolo di guida e di governo cui hanno sempre ambito An prima ed il PDL poi”. E ce n’è per la stessa Giorgia Meloni, proprio per la kermesse con Salvini dello scorso week end: “La stessa immagine della presidente di FdI, accettata alla manifestazione di sabato scorso alla stregua di una comprimaria di CasaPound, non ha contribuito – accusa Corsaro – a conferire dignità e credibilità al ruolo del partito”.