Opinioni

Massimiliano Mecozzi: l'omeopata indagato dice di aver consigliato ai genitori il Pronto Soccorso

massimiliano mecozzi

“C’è stata sicuramente una diagnosi e un percorso medico-paziente. E sicuramente un momento in cui il medico ha suggerito e consigliato ai genitori di seguire un’altra via quale quella di recarsi al Pronto Soccorso. Credo quindi che tutto sarà chiarito nei dovuti termini e nelle dovute sedi”. A parlare è l’avvocato Vincenzo Carella che rappresenta il medico omeopata Massimiliano Mecozzi indagato, con l’accusa di omicidio colposo, per la morte del piccolo Francesco Bonifazi, deceduto in seguito a un’otite trattata con prodotti omeopatici. Accanto all’avvocato fabrianese il dottor Mecozzi che, dopo quasi 4 ore di colloquio con il presidente dell’ordine provinciale dei medici di Pesaro Urbino Paolo Maria Battistini, non parla. Ascolta le domande dei giornalisti. Scuote solo un attimo il capo quando chiedono un suo commento sulla vicenda. E fa una leggera smorfia quando sente parlare del gruppo Roveto Ardente. “L’Apocalisse? Ci sono 1,4 mld di cristiani che ci credono- continua l’avvocato Carella-. Io non ci credo e penso neppure il dottor Mecozzi ci creda. Non in quei termini”. L’avvocato torna poi sulla sera del ricovero e sulla telefonata al 118 di Cagli smentendo alcune ricostruzioni giornalistiche. “La telefonata c’è stata certamente tra la mamma del bambino e il medico del 118 su indicazione del dottor Mecozzi- continua Carella-. I contenuti della telefonata non sono quelli pubblicati dagli organi di informazione”.

La ricostruzione della telefonata è stata pubblicata il 30 maggio scorso dal Corriere della Sera: dall’altro lato del telefono c’era Mirko Volpi, medico del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cagli.

«Pronto, mi sente? Allora voi dovete fare una semplice terapia domiciliare al bimbo, d’accordo?». Al telefono c’è l’omeopata Massimiliano Mecozzi e sta parlando con Mirko Volpi, medico del pronto soccorso dell’ospedale di Cagli. «Non se ne parla nemmeno — è la risposta secca del dottor Volpi —. Il bambino è da codice rosso, c’è una grave situazione neurologica in corso, ora lo portiamo in ospedale…». […]
La testimonianza, importantissima, è stata fornita ieri ai carabinieri del Nucleo investigativo di Pesaro dal medico Volpi, intervenuto quella notte in via Raffaello Sanzio, a Cagli. Per capire lo stato di totale dipendenza, la fiducia cieca provata dalla mamma di Francesco, la signora Maria Stella Olivieri, nei confronti dell’omeopata Mecozzi, ora indagato insieme ai genitori per concorso in omicidio colposo, basta seguire il filo del racconto fatto ai carabinieri dal sanitario dell’ospedale. «Faccia come crede», dice l’omeopata al medico Volpi dopo che questi gli ha detto senza indugio che il bambino va portato di corsa in ospedale.
Il cellulare, allora, ripassa nelle mani della madre di Francesco ed è a lei che Mecozzi si raccomanda di non far somministrare al piccolo malato né antibiotici né tachipirina. La mamma lo dice al medico Volpi, «non gli dia la tachipirina», lui allora per evitare litigi in ambulanza attenua la dose del farmaco ma lo somministra comunque al ragazzino: «Signora — le risponde — la tachipirina la diamo anche ai neonati».

Il medico omeopata si chiude nel silenzio. Parla dunque solo tramite il suo avvocato. “Il dottor Mecozzi preferisce astenersi perché è molto coinvolto emotivamente- conclude Carella-. È un silenzio tecnico. Emotivo. E credo sia anche un silenzio dovuto. Una forma di rispetto nei confronti della famiglia del bambino. Parlare con la famiglia? La famiglia è pervasa da un dolore superiore in questo momento e noi crediamo di non dover intervenire. Alla famiglia tutto l’amore e tutto l’affetto del mondo ma è una vicenda troppo delicata: la morte di un bambino è un oltraggio all’intera umanità quindi le nostre parole sarebbero di ben poco conto”.

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