Cultura e scienze

Mascherine: i 4 tipi di modelli e chi le deve utilizzare

Qualunque mascherina è monouso e andrebbe cambiata spesso, circa ogni quattro ore. I dispositivi non servono alle persone sane, che li calzano nel timore di incontrare per strada persone positive: in questo caso, basta anche coprirsi il volto con una sciarpa, ma soprattutto lavarsi le mani, non toccarsi il viso, mantenere la distanza di almeno un metro

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Il Corriere della Sera oggi riepiloga in un’infografica come funzionano le mascherine, quali sono i tipi di modelli e chi ha necessità di doverle utilizzare nell’emergenza Coronavirus. Il quotidiano spiega che le mascherine si dividono in Dpi, «Dispositivi di Protezione Individuale», e Dm che sta per «Dispositivi Medici» o «mascherine Medicali».

I Dpi in commercio, di qualunque tipo o categoria, devono presentare la marcatura CE. Il campo «protezione delle vie respiratorie da rischio biologico» è regolato dalla norma europea UNIEN149 che classifica i dispositivi in FFP1, FFP2, FFP3, dove FF significa Semimaschera Filtrante. Le mascherine consigliate per chi si deve proteggere dal virus sono di classe FFP2 o FFP3, che hanno un’efficienza filtrante del 92% e 98%. Sono indicate per medici e sanitari che lavorano a stretto contatto con i malati di Covid-19 e ai familiari che li assistono, sono «sprecate» se utilizzate dalle persone infette e sono efficaci solo se indossate con una precisa procedura che viene insegnata.

Non sono consigliate a bambini o persone con la barba o gli occhiali, a causa dell’impossibilità di una perfetta aderenza al viso. Analoghe a queste, sono le maschere in elastomeri o tecnopolimeri dotate di filtro sostituibile P2 o P3: hanno il vantaggio di una migliore tenuta sul viso, ma il loro peso è maggiore. Le FFP1 (che qualcuno chiama in modo impreciso «antipolvere») hanno un’efficienza filtrante del 78% e sono insufficienti per proteggere dal virus.

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Mascherine: i quattro tipi di modelli e chi le deve utilizzare (Corriere della Sera, 12 marzo 2020)

Possono essere assimilate alle «mascherine medicali» (cosiddette «chirurgiche»),le più diffuse: evitano che il portatore diffonda il virus all’esterno, ma non proteggono adeguatamente dal contagio di provenienza altrui, soprattutto per la scarsa aderenza al volto. Sono quindi indicate per i malati,i soggetti immunodepressi (che sono più esposti alle infezioni), per chi lavora a stretto contatto con categorie a rischio contagio con molte persone sconosciute.

Su tutte le tipologie di mascherine descritte possono trovarsi i cosiddetti «filtri», che in realtà sono valvole che permettono una più confortevole respirazione e riducono il riscaldamento dovuto al calore del fiato. Attenzione però: le valvole proteggono «in entrata», ma rendono i dispositivi non adatti ai malati, perché «buttano fuori» il virus. Ricordiamo anche che qualunque mascherina è monouso e andrebbe cambiata spesso, circa ogni quattro ore.

I dispositivi non servono alle persone sane, che li calzano nel timore di incontrare per strada persone positive: in questo caso, basta anche coprirsi il volto con una sciarpa, ma soprattutto lavarsi le mani, non toccarsi il viso, mantenere la distanza di almeno un metro.

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