La macchina del funky

Mario Mauro: l'ex ministro al convegno di Forza Nuova e Alba Dorata

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Mario Mauro, 54 anni, foggiano, laureato in filosofia alla Cattolica di Milano e membro di Cl, è stato eletto eurodeputato nel 1999 per Forza Italia. Ha tenuto il seggio per 14 anni, venendo riletto con Fi e Pdl.  Nel 2013 è passato a Scelta civica ed è stato eletto senatore. È stato ministro della Difesa nel governo Letta tra 2013 e 2014. Lasciata Scelta civica, è nel gruppo Grandi autonomie e libertà

Il suo nome salta all’occhio nel programma del contestato convegno organizzato dall’Alliance for Peace and Freedom, il coordinamento dei movimenti di estrema destra di mezz’Europa, dai greci di Alba Dorata ai tedeschi dell’Npd, per parlare di «Siria: guerra al terrore». Con lui, oggi in un albergo del centro di Milano, dove sono state prenotate due sale per i 300 militanti attesi, ci saranno il padrone di casa Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, l’ex presidente del British national party Nick Griffin e la testimonianza di Nabil Al Malazi del Syrian Club Polonia. Le polemiche non mancano. «È grave che si tenga a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza, ed è ancor più grave che forze dalla spiccata connotazione antisemita si ritrovino a soli tre giorni dal Giorno della Memoria», protesta l’Anpi che, con associazioni, sindacati e partiti della sinistra riuniti nel Comitato permanente antifascista, ha chiesto «alle istituzioni e alle pubbliche autorità di intervenire con fermezza per impedire questo ulteriore gravissimo oltraggio». L’invito è a manifestare stamattina alla Loggia dei Mercanti, luogo simbolo della Resistenza milanese.

E lui a domanda risponde così:

«Andrò a un convegno sulla Siria — si difende Mauro, stupito dal clamore che ha circondato la sua partecipazione all’iniziativa — perché ho l’abitudine di andare dove sono invitato, anche se non condivido, non aderisco e non promuovo le loro idee. E sono stato invitato da un uomo, Fiore, che non ho conosciuto in un oscuro vicolo, ma seduto al Parlamento europeo. Non ho mai pensato quindi di rivedere la mia decisione, proprio perché sono convinto delle mie idee e perché sono certo che per ottenere un miglioramento in Siria serve il coraggio di confrontarsi con tutti».