La macchina del funky

Marino ritira le dimissioni?

In un articolo a firma di Sebastiano Messina Repubblica annuncia che Ignazio Marino sarebbe pronto a ritirare le sue dimissioni e a portare quindi la guerra sul sindaco di Roma direttamente nell’aula del Campidoglio. Tra le righe si comprende che Marino ce l’ha soprattutto con Renzi:

Così il sindaco si prepara alla sua decisione definitiva: “Io — ha confidato ai suoi collaboratori, prima di uscire dal Campidoglio alle settedisera — resto convinto che la soluzione principe sia quella di un chiarimento politico con la mia maggioranza e soprattutto con il mio partito, con il mio segretario. Ma allo stato delle cose mi pare proprio che l’unica strada che mi rimane sia quella di ritirare le dimissioni”.
Tornare sindaco con i pieni poteri, fermare il count-down verso la decadenza dalla carica e le elezioni anticipate, questa è l’idea che in queste ore sta dominando i pensieri di Marino. Non come una sfida al Pd,però: lui la considera piuttosto “una soluzione tecnica” per arrivare all’atteso “chiarimento politico” quando ancora avrebbe un senso farlo, ovvero prima che lui diventi un ex sindaco.

Ma se l’inquilino del Campidoglio decidesse di resistere, scatterebbero le dimissioni di massa dei 19 consiglieri Pd, che ieri hanno firmato una nota in cui spiegavano di avere chiara aderenza con il partito (e con il commissario Orfini) riguardo il destino di Marino, forse non indifferenti alla promessa di ricandidatura di massa fatta proprio da Orfini qualche giorno fa.

ignazio marino 1
Vignetta di Bobo Artefatti

Il commissario del Pd capitolino ha sentenziato ieri: “Marino non e’ un martire. Se ritira le dimissioni lo sfiduceremo”; bocciando anche senza appello la possibilità di mediazione e di un appoggio esterno, cullate dal parlamentare Pd ed ex segretario capitolino dem, Marco Miccoli. Eppure stasera, dopo la Giunta – sul tavolo solo atti di ordinaria amministrazione – il sindaco si é trattenuto nel suo studio, poi, quando é uscito, ha sceso la scalinata di Palazzo Senatorio e ha sorriso in mezzo ai flash di giornalisti e fotografi che lo aspettavano. Anzi ha scherzato: “Vi manca qualche fotografia”. E alla domanda “come sta?” ha risposto esclamando: “Bene, molto bene”. Invece non ha risposto alla domanda se avesse ritirato le dimissioni, e’ salito in macchina, salutando i giornalisti col consueto: “Buon lavoro, buona sera”. I numeri per una giunta del sindaco non ci sono. Eppure non ci sono neanche i numeri per una sfiducia, se il caso Marino arrivasse in Consiglio. Anzi, quello che e’ chiaro e’ che i consiglieri Pd non vogliono essere costretti ad arrivare in aula a mettere la faccia al voto di sfiducia contro il sindaco Marino. Molti, inoltre, tra le quinte, giudicano insufficiente la gestione Orfini di tutta la vicenda. Altri vorrebbero che fosse Renzi in persona a indicare la strada in questa fase e garantire il loro futuro visto che, se Marino ci ripensa, spetterebbe a loro dimettersi in massa per fargli mancare il sostegno. Per far saltare il seggio di Marino servono 25 voti, quindi non solo del Pd ma anche delle opposizioni. L’ex capogruppo Pd, Fabrizio Panecaldo, ci tiene a far sapere di essere contrario a votare “alcun atto contro il sindaco insieme alle destre, con chi ha sfasciato Roma e fatto Parentopoli”. Anche Sel, per bocca del capogruppo Gianluca Peciola, chiarisce che insieme alla destra non vota – “Sicuramente non votiamo mozioni di sfiducia con i fascisti, con altri leghisti, o con persone che hanno distrutto Roma”. E se invece mostra disponibilità a votare la sfiducia con le opposizioni il consigliere del Centro democratico Daniele Parrucci, il Pd dovrebbe quantomeno ricorrere all’aiuto del M5S per avere i numeri per sfiducia, opzione che aprirebbe un ennesimo margine d’incomprensione con i propri elettori.