Cultura e scienze

Marco Travaglio dà ragione a Gaia Tortora, ma…

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Oggi nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio parla del caso Gaia Tortora, che qualche giorno fa a Omnibus ha spiegato che grillini e leghisti non vengono come ospiti nella sua trasmissione perché non vogliono rispettare le regole del contraddittorio:

È proprio questo pericolo che tiene lontani – non da oggi: da sempre –i leader dai giornalisti critici e informati. Frequentando alcuni talk show tv da una dozzina d’anni, potrei raccontare di decine di politici che respingevano gli inviti di Santoro, Gruber e Floris ad Annozero , Servizio pubblico, Otto e mezzo, Dimartedì perché c’ero io. Salvo poi magari chiedere un dibattito con me quando avevano l’acqua alla gola e tentavano di tornare a galla creando un “evento” che facesse ascolti e clamore.

Per fortuna né Santoro, né Gruber, né Floris hanno mai accettato di levarmi di torno per accaparrarsi un ospite appetitoso. Il quale però trovava sempre altri anchorman disposti a fargli scegliere gli interlocutori e le domande. È così che si turba il “mercato” dell’informazione: chi rifiuta di sedere nei salotti scomodi sa benissimo che ne troverà altri più comodi in cui esibirsi a rischio zero e a vantaggio mille (per lui). Quello degli intervistati che decidono gli intervistatori e le domande è un malvezzo unico nel mondo libero: nelle altre democrazie, se uno vuole parlare solo con chi vuole lui e delle cose che vuole lui, in tv non mette proprio piede.

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Ma Travaglio fa anche notare un’altra cosa interessante: i casi Fortunato e Spadafora. Il governo Conte doveva averli entrambi dentro, ma dopo gli articoli del Fatto, del Corriere e di altri hanno cambiato idea: “Se la stessa attenzione (o anche un po’meno) alle questioni di opportunità, oltreché a quelle penali e morali, l’avessero usata i vecchi partiti, forse non sarebbero finiti come sono finiti”. Infine, Travaglio dà la sua solidarietà a Calabresi:

L’altro giorno, in un dibattito su Sky, Paolo Becchi se l’è presa con la Repubblica definendola graziosamente “il giornale dell’or fa n o”. Cioè di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi assassinato nel 1972 da Lotta continua. Ho polemizzato e continuerò a polemizzare con Mario e col suo giornale sulle idee, ma sentirlo oltraggiare in quel modo in tv mi ha fatto ribrezzo e mi è venuta voglia di abbracciarlo.

Gaia Tortora ha poi risposto a Travaglio:

Leggi sull’argomento: Paolo Becchi e Repubblica “giornale dell’orfano”