Opinioni

«Ma che cazzo dai i nomi de tutti»: l'intercettazione più divertente di Mafia Capitale

Della storia dei voti da garantire a Gianni Alemanno da parte di Salvatore Buzzi per le elezioni europee in cui l’ex sindaco di Roma era candidato con Fratelli d’Italia abbiamo raccontato ieri. Nelle more della vicenda c’è un’intercettazione telefonica trascritta nelle carte della seconda ordinanza di Mafia Capitale: Salvatore Buzzi aveva chiesto al suo collaboratore Guarany di trasmettere i nomi di sette persone (considerate mafiose) che avrebbero dovuto far girare la richiesta di voti. il collaboratore trasmette per errore l’elenco di tutti i lavoratori di una cooperativa rossa. Raggiunti dalla pubblicità elettorale del centrodestra, i dipendenti fanno nascere un caso. E Buzzi si accorge dell’errore, e a quel punto chiama Guarany. Commenta la procura:

Il conseguente sfogo di Buzzi verso i sodali/collaboratori permetteva di acquisire significativi elementi indiziari in ordine al rapporto che Mafia Capitale vantava nei confronti della ‘ndrangheta e di come tale rapporto fosse conosciuto e condiviso anche dagli altri sodali che partecipavano alla gestione delle cooperative sociali. Nel corso dello stesso, infatti, emergeva che la lista, che Buzzi aveva dato mandato a Guarany di inviare a Milardi, doveva comprendere esclusivamente sette nominativi espressamente indicati da Buzzi e identificati come “mafiosi”, tra i quali, figuravano quelli di “Vito”, “Rocco” “Giovanni”, vale a dire Vito Marchetto 1 Rocco Rotolo e Giovanni Campennì

Ecco la telefonata tra i due:
alemanno buzzi 1
alemanno buzzi 2
ALEMANNO INTANTO QUERELA TUTTI

“Dopo la lettura dei giornali di oggi ho deciso di querelare per diffamazione il sindaco Ignazio Marino, Francesco Merlo per un articolo pubblicato su ‘La Repubblica’ e Pietrangelo Buttafuoco per un articolo pubblicato sul ‘Il Fatto Quotidiano'”. Lo dichiara in una nota Gianni Alemanno. “Sia nelle dichiarazioni del Sindaco sia negli articoli pubblicati dai due commentatori si da infatti per scontato che io abbia richiesto attaverso Buzzi voti all’ndrangheta per le elezioni europee del 2014. Basta leggere l’ordinanza del gip Flavia Costantini per comprendere che non c’e’ nessun fondamento concreto in queste affermazioni. Io mi sono limitato a chiedere un aiuto elettorale a Salvatore Buzzi nella sua veste di esponente della cooperazione sociale e quando questi non era inquisito e neppure lontamemente sospettato di un qualsiasi collegamento con gruppi mafiosi”, aggiunge la nota dell’ex sindaco di Roma. “Cosi’ come ho fatto con altri esponenti di organizzazioni di categorie, la mia richiesta rientrava in una lecita attivita’ di raccolta di consenso. E’ evidente che se questa mia richiesta poi e’ stata canalizzata da Buzzi nei confronti dell’ndrangheta cio’ deriva solo da una sua autonoma scelta di cui io non sono stato fatto neppure lontanamente partecipe. E in ogni caso, come ho gia’ evidenziato, basta guardare i riscontri delle preferenze per comprendere che in realta’ nessun supporto e’ stato portato a me e tanto meno alla lista di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale nei comuni di maggior radicamento dei clan ndranghetisti: a Limbadi ho preso solo 5 preferenze su 981 votanti e al comune di Nicotera 14 preferenze su 1901 votanti”, conclude Alemanno.

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