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Perché il M5S dice balle sulle multe ai voltagabbana

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Quando uscì la storia dei 100mila euro che il MoVimento 5 Stelle avrebbe chiesto come risarcimento ai presunti voltagabbana, tipico espediente per far abboccare i gonzi in campagna elettorale, segnalammo che all’epoca dell’uscita di Marco Affronte dal gruppo M5S all’europarlamento Beppe Grillo pubblicò un post in cui diceva che avrebbe chiesto a lui 250mila euro da destinare ai terremotati. Già il fatto che si annunciasse beneficenza con soldi altrui non ancora incassati avrebbe dovuto far sospettare i più svegli che si trattava di una bufala. La cancellazione del post ne dà la totale conferma.
100mila euro multa a chi se ne va
Nei commenti all’articolo lo stesso Affronte fece sapere che nessuno gli aveva chiesto niente. L’europarlamentare, nel frattempo passato ai Verdi, ha confermato in un’intervista a Repubblica Bologna che della multa non se ne fece nulla:

Affronte, anche per gli europarlamentari era prevista una multa in caso di cambio di “casacca”, ma a lei è stata applicata questa sanzione?
«No, quando esattamente un anno fa ho deciso di uscire dal Movimento 5 Stelle, ma sono rimasto come eletto nel Parlamento Europeo, Beppe Grillo annunciò dal suo blog che con i soldi della mia sanzione avrebbe aiutato i terremotati. Si trattava di 250 mila euro per quelle che venivano definite inadempienze rispetto al codice di comportamento. Dopo un anno però nessuno mi ha chiesto niente».
Lei aveva firmato un documento in cui accettava la clausola?
«Sì ma era un foglio “volante”. So che adesso nel nuovo codice etico si parla di “indennizzi per gli onere dovuti all’elezione del parlamentare”. Alla nostra epoca questa dicitura non c’era . Comunque io non ho più avuto nessun tipo di contatto in materia».

D’altro canto dal Movimento assicurano come i legali abbiano pronta la formula giuridicamente idonea a rendere costituzionale la maxi-penale anti voltagabbana: «farà parte di una scrittura privata, che sarà slegata dalla funzione costituzionale del parlamentare», spiegano fonti che si occupano del “dossier maximulta”. Anche questa è una sciocchezza: pure quella di Affronte, come da lui descritto, era una scrittura privata. Tuttavia nel M5S nessuno alla fine si preoccupò di riscuotere. Così come è una sciocchezza quella sostenuta da Di Maio: metteremo in Costituzione una nuova norma per rendere impossibili i cambi di casacca, dice il noto professore di diritto costituzionale. L’articolo 138 della Costituzione però disciplina dettagliatamente il procedimento di approvazione delle leggi costituzionali. I progetti di legge costituzionale sono «adottati da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvati a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera» ovvero 316 deputati e circa 161 senatori «nella seconda votazione». Sono sottoposti a referendum se proprio nella seconda votazione, in ognuno dei rami del Parlamento, i voti favorevoli sono inferiori ai due terzi dei componenti (420 deputati, 215 senatori) e se «entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum «non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi». Quindi ci vorrebbe un doppio voto e almeno un anno di tempo in un Parlamento in cui il M5S non avrà la maggioranza assoluta, seguito da un referendum, per rendere la norma valida. Nel frattempo quindi i cambi di casacca sarebbero ammessi. Si fa in tempo ad arrivare a fine legislatura. Tra le risate del pubblico pagante. E lo scorno dei gonzi che credono alle barzellette da campagna elettorale.