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L'ultimo discorso di Tsipras

Si è chiusa venerdì sera ad Atene la campagna elettorale per le elezioni di domenica, con il comizio di Alexis Tsipras. La scelta della piazza della Costituzione, la più grande di Atene, era in qualche modo inevitabile (ripiegare su una piazza più confidenziale per essere certi di riempirla sarebbe stato un segnale politico poco incoraggiante). Se la folla ha surclassato nettamente i raduni di Nuova Democrazia e di LAE, nella non lontana piazza Omonia, il confronto implicito, potenzialmente impietoso, era con il comizio del 2 luglio, in vista del referendum. In mezzo, c’erano il durissimo compromesso imposto alla Grecia, la delusione di molti per l’esito delle trattative, la dolorosa divisione di Syriza. E invece no. Nonostante tutto questo, la piazza si è riempita di nuovo, in misura comparabile, sebbene inferiore, a quella del referendum di luglio.
 
L’ULTIMO DISCORSO DI TSIPRAS
Proprio per rivendicare a Syriza la straordiaria mobilitazione per il referendum, Tsipras ha definito le elezioni di domenica come un nuovo referendum, nel quale “il nostro popolo dirà di nuovo un grande ‘No’: no al ritorno del vecchio, fallito, sistema politico; no alla restaurazione delle oligarchie, dei potentati, della corruzione”. Tsipras è poi ritornato sulla posta in gioco durante la trattativa:

“Non sono riusciti a ridurci alla ‘parentesi di sinistra’, e non ci riusciranno. Molti hanno pensato di sbarazzarsi facilmente di Syriza, di sbarazzarsi facilmente del popolo. Finora sono stati smentiti. Ci hanno provato con l’asfissia sul credito, con la minaccia del Grexit. E ora sperano che non riusciremo ad ottenere una maggioranza in Parlamento. Saranno smentiti anche questa volta. Perché hanno fatto i conti senza di voi”.

Se la situazione non è cambiata come tutti avrebbero voluto, Tsipras ha ricordato che “la piccola Grecia è tornata al centro dell’attenzione per sette mesi interi, perché ha osato tenersi in piedi davanti al più potente dei regimi, davanti all’Internazionale dell’oligarchia” come la ha definita. Ed ha riacceso la speranza “per tutti i popoli del mondo, che lottano e si battono, sotto il peso delle conseguenze della crisi”. Tsipras ha ricordato qual è il movimento di fondo attuale: se Syriza riesce a resistere, “sarà un segnale importante per gli sviluppi politici in Europa. Tra pochi giorni si voterà in Portogallo, in Spagna, in Iralnda. Immaginate quale messaggio darà una nostra vittoria alle forze del cambiamento nell’Europa ‘periferica’. E quanto sarà importante se, a Bruxelles, il primo ministro greco non si ritroverà più solo contro tutti”.
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TSIPRAS E I PROFUGHI
Tsipras è ritornato sulla questione dei profughi, che la Grecia ha vissuto in primissima linea, e sulla quale destre (estreme e non) hanno bassamente speculato in questi giorni. “Quale Europa vogliamo? Quella che tende la mano della solidarietà o quella che spiana l’arma della repressione? Quella del fornaio di Kos, che distribuisce il pane ai bambini profughi, o quella del primo ministro ungherese, che costruisce muri e distribuisce pallottole? L’Europa della povera isola di Lesbo, che nonostante la crisi accoglie decine di migliaia di profughi, o l’Europa del ricco Lander di Baviera, che nonostante il suo benessere non accetta di ospitarne nemmeno 30 mila?”. L’insistenza di Tsipras su questo punto non è casuale, quando si ricordi che la Germania, dopo l’abbraccio di facciata, ha chiuso le frontiere “provvisoriamente”, rimproverando a poche ore di distanza la Grecia di non “gestire adeguatamente la frontiera esterna dell’Unione Europea”. Che su questi temi si giochi la salvezza del continente, o il suo precipizio nei fascismi, non è per i Greci questione astratta. Il primo ministro uscente ha ricordato tra gli applausi scroscianti l’anniversario della morte di Pavlos Fyssas, musicista e militante di sinistra, assassinato dai neonazisti di Alba Dorata, il cui capo Nikolaos Michaliolakos ha recentemente rivendicato “la responsabilità politica”dell’omicidio. “Non basta condannare Alba Dorata. Bisogna contrastarne l’ideologia fascista. E non inseguirla sul terreno ignobile del populismo o dell’elettoralismo; che giocano sulle paure, sulle quali punta da sempre il fascismo”. L’allusione è ai bassi e agli alti ranghi di Nuova Democrazia, che non ha esitato ha utilizzare la categoria di “immigrati clandestini” per i profughi di guerra, o a immaginare respingimenti alle frontiere.
 
TSIPRAS E LA TRATTATIVA
Infine Tsipras è ritornato sulla trattativa, l’accordo e lo scarto, innegabile, tra le speranze iniziali e la durezza del compromesso, ma la battaglia data è stata utile, indispensabile, “a meno che qualcuno creda si ottenga di più cedendo senza lottare che dando battaglia fino alla fine”. Una battaglia che ha assorbito moltissime delle forze del nuovo governo, che è riuscito, nonostante tutto, nonostante la “guerra economica e lo strangolamento programmato” a legiferare nell’interesse delle classi più deboli. Tsipras ha ricordato le misure (di cui così poco hanno parlato i media mainstream) che il suo governo è riuscito a varare: « la corrente gratis per le famiglie gravemente indebitate, i buoni pasto per i più poveri, che hanno permesso a trecentomila famiglie di camminare di nuovo sulle proprie gambe ». Le vicende della trattativa «non ci allontanino dal compito di incarnare una sinistra che sappia che una sconfitta è possibile; ma che subito dopo è necessario rialzarsi. Una sinistra che non fugga, non abbandoni il campo di battaglia. Ma che resti e osi lottare. E osi anche vincere », come raccomandava Mao Tze-Tung. Il presidente di Syriza sa che gli accordi del 13 luglio sono la nota dolente per i suoi elettori di gennaio, perché rimettono in questione il senso e le ambizioni del mandato popolare. Tsipras non ha eluso questo punto, ed ha anzi insistito: «Dobbiamo osare sporcarci le mani per estrarre dal fango il futuro. Subire anche dei colpi, perché non li subisca il nostro popolo. Di questa sinistra ha bisogno il popolo greco, ed è quella che vogliamo anche noi: una forza di liberazione sociale».
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TSIPRAS E I DELUSI
Concludendo, Tsipras si è rivolto al bacino degli indecisi,  dei “delusi”, chiamando «tutti i cittadini democratici e progressisti a unire le loro forze per impedire il ritorno della vecchia destra neoliberista, che vuole vendicarsi contro l’audacia del popolo. Mi rivolgo a tutti i cittadini di sinistra, a chi si aspettava di più, a chi sperava di più. Non fermiamoci in mezzo al guado, non lasciamo respingere lo slancio di questi mesi; diamo insieme battaglia per non arretrare dalle posizioni che siamo riusciti faticosamente a strappare. Impediamo che si compia il disegno della ‘parentesi di sinistra’, ma anche quello della ‘normalizzazione’ di Syriza». Ed ha concluso rivolgendosi ai giovani, ai migliaia di giovani presenti in piazza e certo carichi di dubbi, di incertezze, di delusioni anche cocenti. «Non fateci mancare il vostro voto. Abbiamo bisogno di tutta la vostra caparbietà, di tutta la vostra forza per continuare a lottare”. Echeggiano le mitiche parole di Gramsci sull’Ordine Nuovo (1919): “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo; organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza». La piazza ha infine accolto con grande calore Pablo Iglesias, che è venuto a sostenere Tsipras, assieme a Pierre Laurent (segretario del PCF), Gregor Gysi (storico leader della Linke tedesca) e Franziska Keller (leader dei Verdi europei all’Europarlamento – guarda caso due ex cittadini della DDR…). La foto di gruppo al suono di “Bella Ciao” è anche un modo per sperare che Tsipras e la Grecia non restino soli.