La macchina del funky

Luigi Di Maio dai gesuiti e il rosario da finire

fabio franceschi fatto

Luigi Di Maio prosegue il suo tour di accreditamento presso i Poteri Forti con la visita al gesuita Antonio Spadaro di Civiltà Cattolica. In un divertentissimo fotoservizio di Fabrizio D’Esposito e Umberto Pizzi pubblicato oggi dal Fatto potete ammirare le suore che hanno avuto “uno slancio emotivo” per Di Maio, la merenda con il ciambellone e questa fotografia con didascalia scherzosa in cui si dice che Di Maio deve ancora finire il rosario e quindi il convegno inizierà con un certo ritardo.

luigi di maio civiltà cattolica
La foto del Fatto su Luigi Di Maio con la didascalia in cui dice di voler finire il rosario

Il resto delle spassosissime foto lo trovate sul Fatto. Alessandro Trocino sul Corriere invece ha qualche dettaglio in più:

A «Che ci faccio qui? Ma questa è casa mia, la Chiesa è casa mia». Un Luigi Di Maio perfettamente a suo agio gironzola nel chiostro della Minerva, dopo un incontro sull’Europa, propiziato dalla rivista Limes, diretta da Lucio Caracciolo. Dibattito che è stato «il primo dialogo pubblico» con un alto esponente della Chiesa. Nella persona di padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà cattolica. Come dice il moderatore, Piero Schiavazzi, il dialogo tra i due va sui binari delle antiche e morotee «convergenze parallele». È un priore domenicano a ospitare il gesuita Spadaro. Che scherza: «Poco tempo fa ci accoglievamo nelle prigioni reciproche, ora ci limitiamo a litigare qualche volta, come fratelli». Il senso dell’incontro con il cattolico Di Maio, lo dà Schiavazzi: «Domenicani e gesuiti sono due cavalli di razza dell’intellighenzia cattolica.
Difficile salire sulla loro biga: ma chi aspira a governare il Paese deve almeno provarci». Di Maio ci prova con un discorso che comincia con un doveroso omaggio al prete francese ucciso ieri e prosegue quasi con una presentazione del Movimento alle alte sfere: «Ci tengo a chiarire la differenza tra la percezione e la realtà» del M5S. Ma il tema è l’Europa e proprio su questo Di Maio — che cita Jean Monnet, don Sturzo e papa Francesco — puntualizza: «Siamo stati spesso definiti antieuropeisti, ma non è così. Ci sentiamo tutti cittadini d’Europa e nessuno di noi ha mai pensato di uscirne». Questo non vuol dire che M5S non sia fortemente critico. Anzi: «I fondatori avevano una visione e ideali che sono stati traditi. C’è scarsa partecipazione di popolo». Ma soprattutto, spiega, facendo un passo avanti pesante nella critica, «l’Europa della moneta unica ha abdicato ai valori di solidarietà». Si torna alla lira?