Economia

Quello che non torna nel piano di Luigi Di Maio per trasformare Cassa Depositi e Prestiti

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Luigi Di Maio è in tour elettorale in Molise ma non perde di vista l’obiettivo nazionale del Movimento 5 Stelle. E punta a Cassa Depositi e Prestiti. I motivi sono molti: CDP gestisce 253 miliardi di euro di risparmio postale, e soprattutto custodisce circa 25 miliardi di euro di partecipazioni strategiche in società quotate come Posteitaliane, SNAM, ENI, Saipem, Terna, Ansaldo e Fincantieri. Ma soprattutto, come ha ricordato qualche settimana fa il ministro dell’Economia in pectore del M5S Andrea Roventini, a breve dovranno essere rinnovati i vertici e il M5S, forte del risultato delle politiche, vuole poter dire la sua.

Il piano del MoVimento 5 Stelle per creare una banca pubblica d’investimenti

L’idea di trasformare Cassa Depositi e Prestiti in una banca pubblica di investimenti non è una novità per il M5S e Di Maio ne aveva parlato anche nel giugno scorso a Desenzano del Garda. E del resto la creazione di un banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori e famiglie figura anche tra i “venti punti della qualità della vita” che costituiscono la sintesi del programma elettorale del M5S. Ieri Di Maio ha rilanciato il progetto di creare quella banca: «Cassa Depositi e Prestiti è una mega banca: da lì può nascere quel soggetto che faccia investimenti e fornisca alle imprese l’accesso al credito a tassi moderati». Per la verità CDP interviene già a sostegno delle imprese e dell’economia.

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Dal bilancio 2017 del Gruppo emerge come lo scorso anno Cassa Depositi e Prestiti abbia mobilitato 34 miliardi di euro (il 19% in più rispetto al 2016). Risorse messe a disposizione delle imprese e della Pubblica Amministrazione. Ad esempio nel triennio 2015-2017 CDP ha impiegato 1,2 miliardi di euro per mettere in sicurezza 2.100 edifici scolastici. Ha inoltre stanziato 18,4 miliardi di euro per il sostegno di 20.000 PMI italiane destinando 2,4 miliardi di euro al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (lo stesso nel quale confluiscono le donazioni dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle).

Perché è molto difficile che Cassa Depositi e Prestiti diventi quello che vuole il M5S

A questo punto la domanda è se il piano di Di Maio (e di Davide Casaleggio) è realistico e fattibile oppure no. Il Capo Politico del M5S ha parlato del meccanismo utilizzato da spagnoli e francesi e in una recente intervista Davide Casaleggio ha citato espressamente Bpifrance, la Banque Publique d’investissements (che è controllata al 50% dallo stato e al 50% dall’omologa francese di CDP). Roventini aveva definito la “nuova” Cassa come «banca di sviluppo, cioè orientata al finanziamento di progetti infrastrutturali e produttivi, che agisce finanziando gli enti locali e con l’aiuto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa».

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Subito dopo l’annuncio di Di Maio la leader Cgil, Susanna Camusso ha sollevato il primo importante dubbio: «il termine banca degli investimenti si presta ad una ambiguità. Il sistema bancario ha di per sé delle regole che sono diverse da quelle di CDP». Ed in effetti se davvero Cassa Depositi e Prestiti diventasse una banca a tutti gli effetti il rischio è di vedere limitata (e non potenziata) la sua capacità d’azione. La nuova banca infatti sarebbe soggetta alle regole di Basilea III che comportano ad esempio una riduzione delle quantità di investimento. Basilea 3 prevede infatti che l’istituto bancario abbia del capitale sempre libero per far fronte alle perdite, soprattutto nel caso degli investimenti più rischiosi come quelli concessi alle imprese. Già questo elemento fa capire che non conviene per il Paese cambiare l’assetto di Cassa Depositi e Presiti.

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A complicare le cose però c’è il come questa banca dovrebbe nascere. Dal momento che Cassa Depositi e Prestiti è una è una società per azioni a controllo pubblico il cui azionista di maggioranza è il Ministero dell’Economia e delle Finanze la trasformazione in “Banca di investimenti” dovrebbe per forza di cose essere deliberata dai soci. Il 15,93% della Cassa è in mano alle fondazioni bancarie le quali probabilmente non vedrebbero di buon occhio l’intervento concorrenziale dello Stato con una sua banca pubblica in un settore – quello dei prestiti alle imprese dove le banche hanno uno dei loro core business. Non è quindi affatto scontato che il CdA dia il via libera alla nascita della Banca pubblica d’investimenti.