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Luigi Di Maio e le alleanze post-elezioni del M5S

luigi di maio raffaele marra

«Se arriveremo primi, dovremo dimostrare di essere una forza di governo capace di coalizzare in Parlamento»: Luigi Di Maio sdogana le alleanze per il MoVimento 5 Stelle secondo quanto racconta un retroscena firmato da Francesco Verderami per il Corriere della Sera oggi. Un cambio di prospettiva tangibile che riecheggia le parole di Massimo Bugani: «Al Senato – aveva detto – con la legge attuale si può lavorare sul programma e vedere chi ci sta. Altre forze potrebbero darci un appoggio esterno. Ovviamente il governo sarebbe del M5S, però coinvolgendo altri partiti su punti programmatici chiari e condivisibili».

Luigi Di Maio e le alleanze post-elezioni del M5S

L’idea di Di Maio, secondo il Corriere, non si discosta di molto. E prevede un’alleanza su punti programmatici senza trattative per i ministeri e con nuovi strumenti di dialogo parlamentare che permetterebbero di concretizzare i risultati elettorali e sventare la possibilità di una (nuova) Grande Coalizione tra la sinistra, il Partito Democratico e Forza Italia:

«Coalizzare» altre forze in Parlamento sarà inevitabile per il Movimento, uno stato di necessità dettato dal sistema tripolare e dai due modelli elettorali di Camera e Senato che — questa è la previsione dei grillini — non verranno riformati e forse nemmeno armonizzati. A quel punto, senza una maggioranza autosufficiente «dovremmo assumerci la responsabilità di ricercare un’intesa per evitare il vuoto», sostiene Di Maio, che per superare ostilità e scetticismo scarta «le logiche di transazione del passato» e assicura che «sperimenteremmo nuovi strumenti di dialogo parlamentare».
«Avverrebbe tutto alla luce del sole», «non faremmo accordi sui ministeri», «verificheremmo solo se c’è la compatibilità di altri gruppi con il nostro programma», ripete il vice presidente di Montecitorio: parole d’ordine che servono a tutelare l’identità, ad attutire il colpo e ad esorcizzare la nemesi. Perché c’è il rischio che i grillini subiscano ciò che subì Bersani per mano loro nel 2013, sebbene quella proposta sia stata sempre derubricata come «un generico tentativo di far partire un modesto governo». E alla sfida di governo i Cinquestelle si stanno preparando, così da essere pronti in autunno: l’approssimazione con cui si è gestita la vittoria a Roma ha offerto un’immagine di inaffidabilità che pesa e che andrà cancellata.

grillo salvini meloni alleanza
Certo, rimane l’incognita di conoscere come la base prenderà una decisione del genere, che comunque verrà negata fino all’ultimo secondo prima della chiusura delle urne per cercare di massimizzare il risultato elettorale. Ma ad oggi, con il sistema elettorale attualmente in vigore e uscito dalle sentenze della Corte Costituzionale, nessuna forza sembra in grado di puntare alla maggioranza assoluta in entrambe le camere, anche se c’è la possibilità che il premio di maggioranza scatti per chi arriva al 41% a Montecitorio. Se poi anche la legge elettorale dovesse essere cambiata alla vigilia delle elezioni, come del resto è già successo, tutto potrebbe tornare in gioco.