Cultura e scienze

Lo show complottista di Sabina Guzzanti a Otto e Mezzo

Sabina Guzzanti è molto brava a cambiare faccia, nel corso della sua carriera di attrice e imitatrice ce lo ha dimostrato ampiamente. Perché quindi stupirsi della nuova maschera che la Guzzanti sta indossando in questi ultimi tempi? Scomparsa dagli schermi televisivi la Guzzanti ha cercato spazio al cinema, in teatro e su Facebook dove regala perle come quella dove spiegava la vera causa dell’epidemia di Xylella in Puglia. Verità appresa nientepopodimeno che dal cantante dei Sud Sound System. Per presentare la sua ultima fatica teatrale “Come ne venimmo fuori” ieri sera Sabina Guzzanti è stata ospite di Otto e Mezzo, a farle da contraltare il solito Beppe Severgnini.

 

Il «secolo di merda» e il governo di Matteo Renzi

Da vestale di quella che fu la sinistra italiana legata antiberlusconiana (e pertanto legata a doppio filo con l’esistenza stessa di Berlusconi sulla scena politica) la Guzzanti è passata sulla sponda populista di stampo grillino. Del resto questo non è solo il secolo di merda come lo chiama Sabina Guzzanti, è anche quello in cui i comici sono diventati tuttologi e successivamente politici. Ecco quindi che la Guzzanti tira fuori il meglio del peggio delle argomentazioni contro i poteri forti, siano essi Renzi, l’Europa o il NWO. Su Renzi Sabina parte subito dandogli del bugiardo e accusandolo di aver distrutto la sanità pubblica perché per risparmiare «ha eliminato la prevenzione». Nella realtà dei fatti però l’intenzione del Ministero della Salute è quello di ridurre il numero di esami non necessari per tagliare le tasse. L’argomentazione – se così la si può chiamare – della Guzzanti è invece molto simile a quella di Grillo, che all’indomani dell’annuncio tuonava contro la decisione di Beatrice Lorenzin riscoprendo magicamente il valore della prevenzione e della diagnosi.

Apocalittici e disintegrati
Apocalittici e disintegrati

Si prosegue con un altro argomento caldo, l’Expo; per la Guzzanti è stata “un’operazione ambigua“, «perché sei così negativa su Expo?» – chiede Lilli Gruber visibilmente imbarazzata – «perché ho letto degli articoli che spiegano che tutte le cose che hanno costruito non servono a un tubo». Apperò.

L’infantile coprolalia di Sabina Guzzanti

Sabina ha capito bene che per fare felice il suo pubblico è sufficiente dire che tutto è merda. L’Europa? Un bel sogno certamente, ma a causa del signoraggio bancario e del fatto che gli stati europei non possono battere moneta autonomamente l’ha fatta diventare una trappola dove gli stati sono costretti a indebitarsi e a fare riforme neoliberiste. Il neoliberismo? Una merda, naturalmente. Poi però lei i soldi li aveva portati non in Svizzera ma ai Parioli dal famigerato Gianfranco Lande nel tentativo di generare denaro dal denaro. In dieci anni la Guzzanti aveva investito nel fondo del cosiddetto Madoff dei Parioli che prometteva rendimenti tra l’8% e il 12% mezzo milione di euro (perdendone 150mila). Quando Severgnini cerca di ricordare che l’Europa, pur con i suoi evidenti difetti, è pur sempre meglio di tanti paesi dove i cittadini sono tutelati dalla legge e dal diritto e ricorda del fallimento delle Primavere Arabe, dei guai della Turchia fino all’esempio recentissimo dello scandalo del doping di stato in Russia e della relativa corruzione la Guzzanti con un ghigno di soddisfazione precisa che quel marcio è niente in confronto al nostro. A quel punto al povero Beppe tocca ricordare che il nostro sistema è riformabile, se non altro perché al contrario di molti abbiamo la possibilità di andare a votare. E chissà quando andremo a votare! Sospira la Guzzanti, Renzi sta facendo delle riforme per ridurre la democrazia proprio come vogliono i tecnocrati europei. È il disegno politico europeo che ci costringe (quindi non è davvero colpa di Renzi) a ridurre la democrazia. Non è vero però che con la riforma del Senato non si risparmierà nulla e che i costi per i cittadini rimarranno gli stessi, su una spesa (per il 2014) di 501 milioni di euro con la riforma si passerà ad una di circa 380-390 milioni. In sostanza verranno risparmiati i 98 milioni che vanno ai senatori (41 milioni per le indennità, 36 milioni per i rimborsi spese e 21 milioni per i contributi ai gruppi parlamentari) e circa 9 milioni che vanno al personale addetto alle segreterie particolari. Ma ovviamente i numeri, i dati, le prove, queste cosucce qui che fanno la differenza tra un ragionamento e una farneticazione ieri non hanno trovato spazio. Non si sa se per i limiti del programma o per quelli della Guzzanti sempre più intrappolata nel personaggio della tuttologa che deve essere contro a prescindere.