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"Come fai a sapere meglio di una donna cosa è bene o non è bene fare?", la lettera di Littizzetto a Gasparri sull'aborto | VIDEO

neXt quotidiano|

Littizzetto contro Gasparri

Con la nuova legislatura appena iniziata, prima della formazione del governo e ancor prima della fiducia alla Camera e al Senato (con i voti che si terranno rispettivamente martedì e mercoledì), il senatore di Forza Italia (poi eletto anche come vicepresidente di Palazzo Madama) Maurizio Gasparri ha già presentato un ddl che – qualora fosse approvato – andrebbe a modificare un principio giuridico (previsto dal codice civile) sul diritto all’aborto. E proprio a lui si è rivolta Luciana Littizzetto nella sua classica “letterina” letta a “Che Tempo che Fa”.

Littizzetto, la lettera a Gasparri sull’aborto e la legge 194

L’attrice piemontese fa riferimento a quel ddl presentato il 18 ottobre al Senato, quello che prevede il riconoscimento giuridico del feto. Insomma, un chiaro passo che andrebbe a modificare quel diritto sancito dalla legge 194. E proprio parlando di ciò, Luciana Littizzetto si è rivolta in prima persona a Maurizio Gasparri.

“So di non starti simpatica, Gasp. So che appena senti Litt… ti escono fiamme dagli occhi come i “Coma Cose”. Ti peso sulle nacchere, lo so. È inutile che ci giriamo intorno, non ci siamo mai presi, Gasparrone, e non ci prenderemo mai […]. La nostra è una lunga storia di non amore. Riconosco, però, che tra tanti politici che non fanno nulla tu sei attivissimo. Prima ancora che il governo iniziasse, tu hai già iniziato il Maurizio Gasparri show. Hai depositato già 17 disegni di legge e tra questi ce n’è uno che prevede il riconoscimento giuridico del feto attraverso la modifica dell’articolo 1 del codice civile.
Meloni aveva detto due cose in campagna elettorale: che l’Italia stava con l’Ucraina e che la 194 non si toccava. E con le urne ancora calde, non solo si scopre l’amore di Berlu per la vodka, ma tu pure che sei subito zompato sulla legge. Non è la prima volta che lo fa, è vero, è un tuo grande classico di repertorio. Ma almeno potevi aspettare che si insediasse il governo”.

Poi Littizzetto prosegue spiegando i principi sanciti dalla legge che regolamenta il diritto all’interruzione di gravidanza:

“La legge 194, è quella che garantisce il diritto all’aborto, e sottolineo, non invita le donne a farlo. È una legge del 1978, nata da un referendum, è una buona legge ma se cominci a metterci mano e a svuotarla perde il suo equilibrio e crolla. Dare il riconoscimento giuridico al feto significa che sia la donna che il medico potrebbero essere accusati di omicidio. Non è una quisquiglia Gaspy. È piuttosto una semplice, affettuosa picconata ad un diritto che tante lotte e tante pene è costato alle donne.
Caro Maurizio che sei maschietto, come fai a sapere meglio di una donna cosa è bene o non è bene fare? È come se un pipistrello volesse insegnare ad un delfino a nuotare. O un cavallo spiegasse a un’anatra come fare per volare.
La 194 è una legge che allarga i diritti e non li restringe, che non toglie nulla a chi l’aborto non lo vuole fare e concede la possibilità a chi invece non vede altra strada.
Chi siamo noi per giudicare una scelta così dolorosa? Come posso sapere io come si sente una donna violentata che porta in grembo il frutto di quello strazio? Come posso sapere io come si sente una donna alla quale il medico ha detto che il bambino che sta crescendo dentro di lei dovrà vivere una vita intera di sofferenza? Come posso sapere io come si sente una ragazzetta di 15 anni che cercava amore e si è ritrovata mamma per errore?
Come posso sapere io come si sente una donna sola, senza soldi, magari con altri figli che già non riesce a sfamare. E come posso sapere io come si sentono un sacco di altre donne che scelgono di non essere mamme per chissà quali motivi. Non lo so. Ma una cosa la so. So che basta un attimo Gaspy per tornare indietro di anni e ricominciare con i ferri da calza.
Quindi lo dirò forte e chiaro: la 194 non si deve toccare. Perché la 194 non è mia, non è tua, non è né di destra né di sinistra, la legge 194 è di tutte le donne. Grazie mille Gaspy per avermi ascoltato, spero che questo sia solo il primo giorno di mille giorni di te e di me”.

(foto e video: da “Che Tempo che Fa”, Rai 3)