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L'Italicum? Renzi se lo vota da solo

Renato Brunetta annuncia l’abbandono dei lavori in commissione Affari costituzionali in vista del voto sull’Italicum. E dopo la sostituzione dei nove deputati del Partito Democratico il rischio ormai è che Matteo Renzi debba votarsi da solo, senza opposizione ma soltanto con i renziani in commissione, il prossimo sistema elettorale. Anche perché pure il MoVimento 5 Stelle sembra orientato all’Aventino, e i maldipancia arrivano fino a Scelta Civica.
 
L’ITALICUM RENZI SE LO VOTA DA SOLO
In commissione Affari costituzionali “dichiareremo l’inaccettabilità della posizione del Partito democratico, che evidentemente vuole eliminare qualsiasi dibattito in qualsiasi senso. E quindi di fronte a questo loro atteggiamento noi lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in Commissione l’Italicum blindato, a disonore del Partito democratico stesso”, dice Renato Brunetta ai giornalisti alla Camera. Poco dopo gli fa eco il MoVimento 5 Stelle: “Il M5S non ci sta ad assistere alla farsa che il Pd imbastisce in commissione Affari costituzionali dove il padrone Renzi ha epurato i suoi deputati. La riforma elettorale deve essere migliorata, se non e’ possibile farlo in commissione lo faremo in Aula”, fa sapere il deputato M5s Andrea Cecconi.
italicum renzi 3
Anche Sinistra ecologia e libertà lascerà i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera sull’Italicum, annuncia il capogruppo Arturo Scotto. “E’ evidente che Renzi tratta la commissione come una sezione del Pd. La sostituzione di dieci componenti e’ un fatto senza precedenti nella storia della Repubblica – osserva – noi non siamo abituati a partecipare alle farse, lasciamo i lavori della commissione e ci vediamo direttamente in aula”.
 
I CRITICI DEI CRITICI
Pochi sembrano rimanere insieme ai renziani. Scelta Civica resterà in commissione Affari Costituzionali della Camera e “difenderà gli emendamenti” presentati all’Italicum.  “Le minacce di Aventino di cui si legge sono del tutto fuori luogo e diventano perfino ridicole se avanzate da gruppi parlamentari di maggioranza”, affermano Lorenzo Dellai, presidente del Gruppo parlamentare “Per l’Italia-Centro Democratico” alla Camera, e Gian Luigi Gigli (Democrazia Solidale), capogruppo Pi-Cd in commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. “La legge elettorale approvata dal Senato non è quella che avremmo scritto noi. Ma con realismo bisogna prendere atto che, a questo punto del percorso, fermarsi sarebbe dannoso per il Paese. Peraltro, ormai, non ci sono più leggi elettorali scolpite nella pietra per decenni e ciò varrà anche per l’Italicum. Il nostro Gruppo ha presentato in Commissione un solo emendamento simbolico sulla possibilità di apparentamento al secondo turno. Siamo pronti a ritirarlo subito. Chiediamo che il Pd renda esplicita la propria volontà di aprire il ‘cantiere’ politico per costruire, nel segno del pluralismo delle culture e delle esperienze territoriali, un campo democratico capace di interpretare lo spirito e la lettera del nuovo sistema elettorale. E chiediamo che il Governo si impegni ad approfondire con maggioranza e opposizioni alcuni miglioramenti del testo di riforma costituzionale ora in Senato, nel segno del rafforzamento delle garanzie democratiche e dell’equilibrio dei poteri”, concludono.