Economia

L'ipotesi di andare in pensione prima per le donne

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Una maggiore flessibilità in uscita per le donne rispetto alla riforma Fornero. Ma con penalizzazioni che arrivano fino al 20-30% dell’importo complessivo della pensione. Questa l’ipotesi di lavoro per il taglio della pensione che si avrebbe uscendo prima del tempo previsto dalla legge a cui sta lavorando il governo e la commissione Lavoro della Camera. Un’ipotesi che probabilmente finirà direttamente nella legge di stabilità ad ottobre, visto che le coperture sono complicate. L’assegno in caso di uscita anticipata a 62 anni – secondo alcune elaborazioni di tecnici vicini al dossier – potrebbe ridursi di circa il 20-30% rispetto a quanto si avrebbe avuto uscendo a 66. Infatti oltre alla riduzione consistente insita nel sistema contributivo e nei coefficienti di trasformazione del montante contributivo (che moltiplicano il montante per 4,94% a 62 anni e per un ben superiore 5,62% a 66 anni, sulla base dei coefficienti vigenti fino a tutto il 2015) è allo studio una nuova percentuale di ‘penalizzazione’ sulla parte del montante calcolato con il sistema retributivo.
 
L’IPOTESI DI ANDARE IN PENSIONE PRIMA PER LE DONNE
Questa si otterrebbe dividendo il coefficiente dell’età di uscita reale per quello dell’età legale (quindi, nell’esempio dei 62 e 66 anni, 4,94 diviso 5,62) con una perdita di un ulteriore 12% circa per un anticipo di quattro anni. Questa ipotesi sarebbe ancora più penalizzante di quella avanzata dal presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano che aveva ipotizzato un taglio massimo del 2% l’anno con un limite dell’8%. Dal 2016 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione che ridurranno ulteriormente l’importo delle pensioni contributive e le quote contributive di quelle miste in considerazione dell’aumento della speranza di vita di ulteriori quattro mesi. Ma anche questo potrebbe non bastare per tenere i conti in ordine. Spiega il Corriere della Sera:

La nostra proposta,come Pd, è quella di consentire di andare in pensione a partire dai 62 anni con 35 annidi contributi e con l’8% di penalizzazione». Con 41 anni di contributi si potrà andare in pensione senza penalizzazione. Questa è una delle proposte depositate alla Camera a firma Damiano, Gnecchi e Baretta. Lo stesso Damiano ha presentato un’altra proposta denominata «quota 100»: età minima di pensionamento 62 anni più 38 di contributi. Anche la Lega ha ipotizzato una «quota 100» ma in questo caso l’età è quella di 58 anni e i contributi sono per 42 anni. Alla Camera però è depositata un’altra proposta della Lega, quella che chiede la proroga dell’«opzione donna»: prepensionamento a 57 anni e tre mesi con 35 anni di contributi, con un assegno percepito però interamente con il metodo contributivo.
Una formula che qualcuno propone di estendere anche agli uomini e che comporta una decurtazione fino a un terzo dell’assegno. Non è racchiusa in nessuna proposta di legge l’idea avanzata dall’ex ministro del Lavoro,Enrico Giovannini, del prestito  pensionistico: il lavoratore si ritira anticipatamente percependo una cifra intorno ai 700 euro come prestito, che detrarrà dal suo assegno quando avrà raggiunto l’età pensionabile. «Aspettiamo di capire cosa ci dirà il governo – commenta Maria Luisa Gnecchi (Pd) una delle relatrici della commissione Lavoro della Camera -. Dipenderà dalle risorse che saranno a disposizione che tipo di schema potrà essere adottato. E speriamo che almeno per una volta non penalizzi le donne».

Il presidente del Consiglio ha parlato della questione a Porta a Porta, dicendo di voler dare risposta a “quella nonna che vuole dedicarsi ai propri nipoti” e “per farlo è disposta ad andare in pensione un pochino prima rinunciando a una trentina di euro al mese”. Una ipotesi su cui si sta lavorando a Palazzo Chigi, spiega il premier a Porta a Porta, e che potrebbe realizzarsi con la legge di Stabilità.