Politica

Enrico Letta si candida alla guida del Pd: “Insieme per uscire dalla crisi”

L’ex presidente del Consiglio aveva chiesto 48 ore di tempo per rispondere, ma ha già deciso: “Lo faccio per amore della politica e passione per i valori democratici”

entico letta

“Francamente lunedì scorso non avrei immaginato di stare qui ad annunciare la mia candidatura alla guida del Pd”, inizia così il suo video pubblicato su Twitter in cui dà il suo sì alla guida del Partito democratico: “Il pd è il partito che ho contributo a fondare e che oggi vive una crisi profonda, lo faccio per amore della politica e passione per i valori democratico”.

Aveva chiesto 48 ore per dare il suo sì e giungere al Nazareno come nuovo segretario, ma nei fatti la sua risposta è arrivata prima. Perché ieri l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta è atterrato a Fiumicino, con un volo proveniente dritto dritto da Parigi. Ha sentito Nicola Zingaretti, ha parlato con Andrea Orlando e ha fatto un giro di telefonate qui e là tra gli esponenti del Pd. E in sostanza il risultato è questo: Enrico Letta sarà il successore di Nicola Zingaretti, e conquisterà il Nazareno non con l’unanimità, ma quasi (anche se lui specifica di non volerla chiedere). Perché ha il sostegno anche delle frange meno vicine alla vecchia gestione, come quella di Lorenzo Guerini o di Stefano Bonaccini.

Quindi l’ex presidente del Consiglio, sfrattato da Palazzo Chigi da un giovane Matteo Renzi che gli aveva promesso di “stare sereno”, può far di nuovo le valigie, organizzare il trasloco e porre fine al suo esilio volontario in Francia, dove ha insegnato e diretto una Scuola di Politiche, che -dice- è stata una delle esperienze più formative della sua vita. Ora è di nuovo pronto a montare in sella e a riprendere quanto lasciato in sospeso, senza ritirar in ballo vecchie questioni, quelle che avevano decretato sette anni fa la sua fine politica. Insieme per costruire, e continuare il percorso iniziato dall’amico Nicola Zingaretti. Che -ovviamente- gli ha garantito il suo sostegno.

Scrive il Corriere della Sera:

L’ex premier ha spiegato a tutti i suoi interlocutori che «è venuto il tempo di ricostruire e di rilanciare il Pd», ha tenuto a sottolineare soprattutto una cosa: «Non cerco un’unanimità di facciata e comprendo alcuni dubbi e obiezioni. Sono pronto a chiarirle per un lavoro comune». Quindi, per essere ancora più esplicito, ha aggiunto: «Non ci saranno né epurazioni né vendette, per rilanciare il Partito democratico servono tutte le energie». Parole, queste ultime, che hanno definitivamente rassicurato Base riformista che domenica darà il suo appoggio a Letta.

A questo punto nemmeno il Congresso è più una questione dirimente: se sarà tematico — come sarà — la minoranza non si opporrà. Tematico, ossia politico, per definire l’orizzonte e l’identità del Partito democratico. L’importante è fissare una linea. E in questo senso Letta ha già qualche idea in mente. L’agenda Draghi, innanzitutto, a cui il Pd contribuirà con le sue idee. E poi il tema della alleanze, di cui, probabilmente, parlerà il giorno dell’investitura, cioè domenica, per dire, in sostanza, che le alleanze vanno ricercate ma che la proposta politica non è definita dalle alleanze ma da ciò che il Pd sarà in grado di elaborare.

Dunque Letta si avvia a di- ventare segretario con il plauso di (quasi ) tutti. Anche le donne del Pd (e non è una novità) rinunciano a presentare una loro candidata alle assise di domenica.