Politica

La Leopolda dei conflitti d'interesse

La Leopolda dei conflitti d’interesse ha esordito ieri sera con le tremila persone che hanno ascoltato Matteo Renzi. Mentre lui, camicia bianca e solito piglio deciso, sale sul palco della stazione Leopolda a Firenze e apre i lavori della quinta edizione, intitolata «Il futuro è solo l’inizio» i giornali italiani annunciano un compromesso con l’Europa che prevede una correzione del deficit pari a tutta la cifra accantonata da Padoan per l’occorrenza in preparazione della legge di stabilità: 3,4 miliardi, che sommati agli 1,6 di partenza rappresentano comunque un forte sconto rispetto agli 8 che ci chiedeva Katainen nella lettera strictly confidential. In attesa di leggere la risposta del Tesoro e l’eventuale chiusura della partita con Bruxelles (che notoriamente agli accordi “giornalistici” crede poco), un’interrogazione parlamentare a firma di SEL mette in connessione i finanziatori della Leopolda e le nomine nel consigli di amministrazione delle partecipate pubbliche, trovando interessanti coincidenze.

La Leopolda dei conflitti d’interesse: foto di Daniela Condemi per neXt


L’interrogazione parlamentare sui finanziatori della Leopolda non sembra fare molta differenza tra le donazioni passate e quelle future:

Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico.
— Per sapere – premesso che:
in data 24, 25 e 26 ottobre 2014 si terrà, presso la Leopolda, a Firenze, la manifestazione organizzata da Matteo Renzi; il quotidiano «La Stampa» ha pubblicato l’elenco dei finanziatori dell’evento che, come noto, è organizzato dalla «Open Big Bang», la fondazione che si occupa della relativa raccolta fondi; trattasi, peraltro, di elenco «in chiaro», relativo ai soli finanziatori che hanno dato l’assenso a vedere pubblicato il loro nome; a parere dell’interrogante, in alcuni casi, in relazione alla posizione ricoperta dai donatori, non può che configurarsi un conflitto di interesse, come, ad esempio in quello dei 10 mila euro devoluti da Fabrizio Landi, nominato dal Governo nel cda di Finmeccanica; nell’elenco figura, inoltre, la donazione di 20 mila euro da parte della Simon Fiduciaria amministrata da Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che ha avuto il sostegno di Renzi; analogamente, figurano Jacopo Mazzei, cda Aeroporto di Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi, che ha donato 10.000 euro, Alberto Bianchi, cda ENEL, che ha donato 30.400 euro, Erasmo D’Angelis, coordinatore Unità di Missione #italiasicura contro dissesto idro c/o Presidenza del Consiglio che ha donato 6.400 euro, Antonio Campo dall’Orto, cda Poste, che ha donato 250 euro; la fondazione ha precisato che i 2 milioni raggiunti sono il frutto della raccolta dal 2012 al luglio 2014 e che «in base a un primo calcolo preventivo» il costo della Leopolda di quest’anno sarà di «circa 300 mila euro»;
appaiono all’interrogante particolarmente inopportune donazioni, in alcuni casi anche ingenti, da parte di chi è stato nominato dal Governo nel cda di importanti aziende pubbliche ad una fondazione, quali l’Open Big Bang, facente capo al Presidente del Consiglio dei ministri:
– se non ritengano che le donazioni effettuate da tali soggetti alla Open Big Bang, possano integrare casi di sostanziale conflitto di interessi;
– se, per quanto di competenza, alla luce dei rilievi esposti in premessa, non intendano mettere in atto opportune iniziative normative volte ad introdurre un codice etico che vieti le erogazioni da parte dei membri degli organi di governo delle società partecipate dallo Stato, o comunque di persone che svolgono incarichi per conto del Governo, a fondazioni per iniziative politico-culturali.

E allora ecco l’elenco dei primi tre finanziatori della Leopolda di Renzi:


Seguito da coloro che, tra i finanziatori, sono stati nominati in società pubbliche da governi o amministrazioni guidate da Renzi:

Infine, scriveva qualche giorno fa Jacopo Jacoboni sulla Stampa:
Alla Leopolda hanno contribuito anche nomi come Carlo Micheli, figlio di Francesco, finanziere (anche della Premafin di Ligresti). C’è la Telit, l’azienda di telefonini. Ci sono Paolo Fresco e la signora Marie Edmée Jacquelin, che in due hanno offerto 45 mila euro, c’è Renato Giallombardo, uno degli esperti italiani in fusioni, acquisizioni, operazioni di private equity.
C’è Jacopo Mazzei (diecimila euro), che oltre a aver avuto vari incarichi a Firenze è anche, last but not least, consuocero di Scaroni. C’è, curiosità, un piccolissimo finanziamento (250 euro) anche di Antonio Campo dall’Orto, sicuramente il più geniale manager di tv in giro.
Naturalmente tutti questi sono nomi di finanziatori che, nei bilanci (pubblici) della Fondazione Open, hanno dato l’assenso a veder pubblicato il loro nome. Ne esistono sicuramente altri, se la cifra dichiarata ora è 1 milione 905 mila euro. Ah, alla Leopolda ha contribuito anche lei, la Maria Elena Boschi, con 8800 euro suoi: più del sindaco di Firenze Nardella (6600), ma meno del tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, che ha trovato per l’evento dodicimila euro.