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Le leggi anti-migranti in Danimarca

I parlamentari danesi sono convocati oggi per votare la controversa nuova legge sull’immigrazione, che punta a rendere meno attraente il paese per migranti rifugiati. Si tratta di una norma che prevede alcune disposizioni estremamente controverse, compresa quella di confiscare i beni dei migranti. La polizia, in base a queste norme, potrà perquisire e sequestrare ai migranti le somme eccedenti le 10mila corone (1.340 euro) e tutti i beni individuali di valore superiore a quello stesso ammontare. Saranno esenti gli anelli matrimoniali e altri beni con valore affettivo. La norma è stata criticata duramente perché somiglia molto ai sequestri che i nazisti tedeschi facevano agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. In seguito alle proteste, la cifra è stata innalzata, ma la norma non è stata cancellata. “Noi stiamo dicendo che, se vuoi venire in Europa, devi stare alla larga dalla Danimarca”, ha commentato Martin Henriksen, portavoce del Partito del popolo danese, un’organizzazione che si oppone all’immigrazione.

Le leggi anti-migranti in Danimarca

In Europa anche la Svizzera dagli anni ’90 confisca il contante, ma non altri beni, ai richiedenti asilo per una cifra eccedente 1.000 franchi svizzeri (913 euro). Inoltre, la riforma prevede un allungamento dei tempi – da uno a tre anni – per poter richiedere la riunificazione familiare. Questo vuol dire che la conclusione del processo potrebbe richiedere molti anni. Questa decisione ha suscitato le critiche di chi ritiene che violi la Convenzione europea dei diritti umani, e quella Onu sui diritti dei bambini, oltre che la Convenzione sui rifugiati sempre delle Nazioni unite. Tra le altre riforme ci sarà un accorciamento a due anni da cinque dei permessi di residenza, l’inasprimento dell’obbligo di competenza linguistica, l’obbligo di aver lavorato nel paese per due ani e mezzo su tre invece di tre su cinque per ottenere il permesso di residenza, l’aumento del costo per richiedere tale permesso. Infine, Copenaghen intende riservarsi il diritto di scegliere 500 rifugiati in base al “potenziale d’integrazione”, cioè sulla base delle competenze linguistiche, dell’educazione, dell’esperienza lavorativa, dell’età e della motivazione.