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L'Aventino di Renzi e le elezioni

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L’Aventino dei deputati avvenne in seguito alla scomparsa di Giacomo Matteotti nel 1924. Dopo che Benito Mussolini ebbe parlato alla Camera dei Deputati per giustificarsi e discolparsi, i deputati dell’opposizione si riunirono nella sala dell’Aventino per decidere di abbandonare i lavori parlamentari finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Giacomo Matteotti. Matteotti venne ritrovato morto nell’agosto di quell’anno, e nel gennaio successivo il Duce si assunse la responsabilità politica dell’accaduto. L’Aventino dei deputati di MoVimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega e Sinistra Ecologia e Libertà vorrebbe prendere ispirazione proprio da quel gesto, dopo le scazzottate serali di queste ultime giornate di seduta fiume, ben ritratte oggi da questa foto con didascalia del Corriere della Sera.
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L’AVENTINO DI RENZI
Le opposizioni hanno indetto una conferenza stampa congiunta per raccontare la presa di posizione. E giustamente non ha partecipato però il MoVimento 5 Stelle, che ha colto la clamorosa contraddizione di vedere Forza Italia oggi sulle barricate dopo aver votato fino a qualche giorno prima tutto ciò che era nel pacchetto delle riforme costituzionali. Molto più interessante quello che ha detto Renzi nell’assemblea del Partito Democratico che ha inframmezzato le votazioni di ieri: «Le elezioni? Non sono certo io che ne ho paura, anzi se alla Camera vogliono bloccare tutto, al voto per me si può andare anche subito. E a vincere saremo noi». Con i deputati del Pd, nella seconda assemblea, ieri sera, prima della lunga notte del voto, Renzi ha fatto cadere le varie proposte di pausa tecnica, di moratoria odi sospesa della sedute fiume avanzate da Bersani, perché convinto che insistendo nella rapidità dell’approvazione di questa riforma non solo il suo governo e il suo partito ma tutto il Parlamento avrebbe fatto una buona figura di fronte agli italiani. «C’è un Paese – è il ragionamento di Renzi- che vuole un Parlamento che decida e la smetta di cincischiare ancora, dopo decenni, su riforme che non vedono mai la luce. Serve un cambiamento vero e percepibile da tutti». E chi non ci sta ? «Io ascolto tutti e abbiamo avuto tanti mesi per parlare di questa riforma. Ma poi bisogna mettere un punto fermo. Il disegno delle opposizioni non è migliorare l’Italia ma rallentare e bloccare noi». E ancora oggi, su Facebook: «Le votazioni sulla seconda lettura della riforma costituzionale sono terminate intorno alle tre del mattino. Voglio innanzitutto dire grazie alla tenacia e alla determinazione dei deputati che hanno lavorato giorno e notte per portare a casa questo risultato, dando senso alla parola Politica. L’hanno fatto in un clima difficile, ma con la consapevolezza che il Paese non poteva più aspettare le riforme attese da troppi anni: la fine del bicameralismo paritario, la chiarezza dei rapporti tra Stato e Regioni, la semplificazione dell’iter per l’approvazione delle leggi, meno politici e più Politica. Da giorni vediamo segnali di ripresa, timidi ma costanti. Allo stesso tempo il QE, il piano di investimenti di Juncker, le comunicazioni sulla flessibilità e il cambio dollaro/euro ci fanno guardare ai prossimi mesi con più fiducia. Non possiamo sciupare questa occasione, abbiamo l’urgenza di approvare le riforme strutturali, perché l’Italia riparta in fretta. Per questo non ci fermiamo, né rallentiamo: i gufi se ne dovranno fare una ragione. Chi vuole farci vedere i sorci verdi, animato da odio e risentimento personale, faccia pure: noi lavoriamo per l’Italia, non contro di loro. Per questo siamo già al lavoro per il Consiglio dei Ministri di venerdì con i decreti legislativi su partite IVA, fatturazione elettronica, co.co.co. e maternità. Poi tocchera’ alla scuola, al GreenAct e alla Rai. È la volta buona! Riportiamo l’Italia dove merita».
 
POLIZIOTTO BUONO, POLIZIOTTO CATTIVO
In tutto questo marasma tocca a Lorenzo Guerini fare il poliziotto buono: «Forza Italia all`opposizione fa il suo mestiere, ma io mi auguro che sulla partita delle riforme costituzionali così come sulla legge elettorale ci sia la capacità di ritrovare il filo di un comune ragionamento perché le regole del gioco riguardano tutte le forze politiche non solo la maggioranza», ha affermato il vicesegretario del Pd dopo la fine dell’esame alla Camera della riforma costituzionale del Governo disertato dalle opposizione. «Abbiamo voluto essere rispettosi dell`accordo che abbiamo costruito e assunto in seno alla conferenza dei capigruppo – ha detto Guerini al Gr1 Rai sulle votazioni a colpi di maggioranza- e abbiamo dovuto affrontare la seduta fiume perché c`erano migliaia di subemendamenti presentati dalle opposizioni allo scopo di ritardare il provvedimento». Quanto ai malumori per questa decisione di Renzi all’interno di Pd e maggioranza, “mi pare – ha osservato il numero due del Pd- che la scelta di andare avanti sia stata in fondo una scelta condivisa dalla stragrande maggioranza del gruppo. Ad un certo punto viene il momento della responsabilità. Noi ieri sera ce la siamo assunta ma non significa che vogliamo chiudere il confronto con tutti i partiti e i gruppi parlamentari». In effetti, la prevedibile recrudescenza della minoranza PD fa sì che Renzi adesso abbia smesso di essere ostaggio di Berlusconi per ritrovarsi ostaggio di Fassina e Civati, perlomeno a parole. Non è esattamente quello che si aspettava.