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Falsificò la laurea per diventare capo dei vigili: dovrà risarcire 918mila euro al Comune

@Asia Buconi|

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Laurea falsificata per diventare capo dei vigili: una vicenda, questa, che è costata molto a Carlalberto Presicci, comandante della Polizia locale di Desenzano da 24 anni (dal 1997 al 2020), che adesso dovrà risarcire al Comune l’enorme cifra di 918mila euro. Il comandante si era dimesso a novembre 2020 e tale circostanza fu recepita come un fulmine al ciel sereno da tutta la comunità di Desenzano, presso la quale Presicci godeva di enorme stima e fiducia. Ai tempi, il Comune motivò quella scelta come dovuta a ragioni personali, ma oggi emerge la verità dopo la sentenza emessa dalla Corte dei Conti lo scorso 13 luglio.

Laurea falsificata per diventare capo dei vigili: la vicenda di Carlalberto Presicci e la sentenza della Corte dei Conti

I fatti risalgono al 1996, quando Presicci partecipò al concorso del Comune dichiarando di possedere una laurea in Giurisprudenza, di cui fornì anche copia del certificato. Così l’anno dopo venne assunto, riuscendo ad ottenere la carica di Comandante della locale fino appunto alle dimissioni del novembre 2020. Prima di esse, era stata la Procura ad informare il Comune della procedura in corso contro Presicci per falso materiale e falsificazione del certificato di laurea. Poi, la conferma dell’Università di Parma e le successive dimissioni. Il tutto, comunque, è trapelato appena qualche giorno fa.

Da parte sua, il comandante Carlalberto Presicci ha ammesso la questione della falsificazione del certificato di laurea e il procedimento penale a suo carico si è concluso con un patteggiamento. La Corte dei Conti ha quantificato il danno per il Comune: 918.467,79 euro, pari ai 24 anni di retribuizione che l’ente locale gli ha corrisposto durante il suo servizio svolto illecitamente. La sua difesa non è riuscita a superare le contestazioni che gli sono state mosse: “La falsa dichiarazione del titolo di laurea – si legge nella sentenza – ha avuto incidenza non solo sulla costituzione del rapporto di lavoro, ma anche su tutti i progressi curricolari successivi”.