Economia

L'Agenzia delle Entrate senza dirigenti

 A seguito della sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo che ha dichiarato illegittime le nomine perché avvenute senza concorso, oltre 800 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate sono stati retrocessi al ruolo di funzionari, con stipendi decurtati anche del 50%. Molti dirigenti degradati dell’Agenzia guidata da Rossella Orlandi hanno preferito dare le dimissioni. Tra gli ultimi a lasciare, Pasquale Cormio, per anni capo dei controlli dell’Agenzia in Lombardia, una regione che da sola, nella lotta all’evasione, fa il 40% del gettito da controlli. Nei giorni scorsi circa 400 dirigenti declassati hanno fatto causa per danni all’Agenzia delle Entrate e alla presidenza del Consiglio dei ministri.

L’Agenzia delle Entrate senza dirigenti

Il Corriere della Sera racconta oggi la situazione dal punto di vista legale:

La metà di loro, circa 400, è venuta allo scoperto opponendosi a quella decisione. E lo ha fatto citando in giudizio davanti al tribunale civile di Roma la presidenza del Consiglio dei ministri e lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. Chiedono due cose i ricorrenti. Il riconoscimento dello status di dirigente a tempo indeterminato. Oppure il risarcimento dei danni subiti dopo la loro «retrocessione». Danni da calcolare sia in termini di stipendio, visto che in media sono passati da una busta paga di 4 mila euro netti al mese a una di circa 1.700. Sia in termini di perdita di opportunità di carriera. La somma non viene indicata, sarà eventualmente quantificata in sede di giudizio. Ma le stime parlano di una cifra, naturalmente in caso di vittoria del ricorso, intorno ai 60 milioni di euro, aggiungendo altre voci alle 20 mensilità che di solito vengono riconosciute in casi del genere.

rossella orlandi agenzia delle entrate
L’Agenzia delle Entrate e i dirigenti chiamano in causa Renzi e la Orlandi:

I vertici dell’Agenzia vengono chiamati in causa perché lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale, il direttore Rossella Orlandi firmò le lettere di revoca per tutti i dirigenti coinvolti, formalizzando così la loro retrocessione. La presidenza del Consiglio, nella persona del premier Matteo Renzi, viene citata in giudizio per un altro motivo. E cioè per non aver dato attuazione in Italia alla normativa europea che vieta per i contratti temporanei una durata superiore ai tre anni. Il punto è proprio questo. Gli 800 dirigenti retrocessi avevano tutti un incarico a termine. Che però, in quasi tutti i casi, è stato rinnovato o prorogato, arrivando anche a periodi di oltre dieci anni consecutivi. Non è un caso che oltre la metà dei ricorrenti si sia rivolta allo studio legale Mascolo, lo stesso che ha seguito la vicenda dei precari della scuola. E che ha ottenuto dalla Corte di giustizia europea la sentenza «Mascolo», quella che ha riconosciuto il diritto all’assunzione per gli insegnanti precari con almeno tre anni di servizio. Una strada che poi ha portato alle assunzioni dei precari, con la riforma della scuola del governo Renzi