Opinioni

La vera storia (?) di Tony Nelly?

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della vicenda di Tony Nelly, ovvero della vicenda raccontata da Simone Bonino (il suo nome è stato citato da Repubblica) con il suo account Twitter @IlFonf: “Oggi mi hanno confermato che da settembre sarò finalmente un disoccupato. Non è che per caso Boeri aveva ragione? Ma tanto io aspetto il suo reddito di cittadinanza, no?”. Dopo la pubblicazione di un articolo di Repubblica sulla vicenda l’account era stato messo sotto protezione dal suo utilizzatore, mentre le foto di altri status continuavano a circolare, compresi quelli in cui l’utente spiegava che il Decreto Dignità era uno dei motivi della conclusione del suo rapporto di lavoro, come gli aveva detto la stessa responsabile parlando anche di questioni riorganizzative.

tony nelly lavoro decreto dignità 2

Ora, attenzione: ieri Alessandro Robecchi sul Fatto, prendendo spunto dall’articolo di Repubblica pubblicato due giorni dopo l’accaduto in cui Simone Bonino raccontava della vicenda e spiegava che l’azienda di cui parlava era il Crédit Agricole – Cariparma, è andato all’attacco:

Si scopre che Tony Nelly lavora in un grande gruppo bancario, Cariparma Crédit Agricole, che sbandiera sui suoi siti di avere 52 milioni di clienti in 50 paesi del mondo. Riassumo: un gruppo bancario di dimensioni planetarie sarebbe ingessato dall’assunzione di un giovane che ha già lavorato per loro due anni, che forse avrebbe(da precario) lavorato anche il terzo anno, e invece no: rischio ingessamento, ciao ciao, avanti un altro precario per altri 24 mesi. Tony Nelly, insomma, è una ciambella della propaganda non riuscita, venuta senza il buco, peccato.

Sembrava un così bel caso di scuola e invece è diventato un boomerang, perché che una grande banca mondiale si “ingessi”assumendo uno che lavora per loro da due anni è un po’ incredibile. Dunque diciamo che il grande gruppo mondiale ha presola palla al balzo e ha usato un decreto del governo come scusa, e che Tony Nelly, invece di prendersela col governo cattivo (che è cattivo per altri migliaia di motivi, ma non per questo)avrebbe tutte le ragioni per prendersela con il suo (ex) datore di lavoro. Invece prevale la sindrome dello Zio Tom: dalla sua capanna difende il padrone della piantagione. Fine della triste storia.

Ma la storia non è in realtà finita perché oggi nella rubrica delle lettere del Fatto viene pubblicata una lettera del Servizio Relazioni Esterne e Sponsorizzazioni di Crédit Agricole Italia in cui la prospettiva viene ancora una volta ribaltata:

In merito all’articolo pubblicato ieri sul Fa t to “Tony Nelly, la ciambella della propaganda con effetto boomerang”, a firma di Alessandro Robecchi, vorremmo precisare quanto segue: il rapporto di lavoro tra il signor Simone B. (da alcune testate identificato come titolare dell’account Tony Nelly) e Crédit Agricole Cariparma si è concluso nel febbraio 2017 dopo uno stage di due mesi per volontà unilaterale del lavoratore, che ha deciso di accettare un contratto a tempo determinato offerto da un’altra azienda.

Non siamo quindi in alcun modo coinvolti nelle recenti vicende professionali del lavoratore. Specifichiamo che altre testate che avevano citato il nostro Gruppo in maniera impropria hanno rettificato la notizia già qualche giorno fa. Ci dispiace quindi essere stati coinvolti in questa situazione dalla vostra testata e chiediamo di rettificare la notizia.

Il Fatto ovviamente rettifica, ma soprattutto Robecchi commenta così:

Prendiamo atto della rettifica. E anche di un’altra cosa: il decreto dignità (come ho scritto) non c’entra niente, il signor Simone B., alias Tony Nelly ha preso un suo caso personale (pure non di oggi, ma di quasi due anni fa) e ne ha fatto un caso di propaganda, una vera fake news, insomma.

In realtà il fatto che Tony Nelly abbia accettato un altro contratto a tempo determinato non dà la certezza che il racconto fosse completamente falso, ma solamente che possa essere andato nel modo in cui l’account Twitter l’ha raccontato ma senza che c’entrasse nulla Crédit Agricole. Ma già il fatto che sia stata chiamata in causa l’azienda “sbagliata” ci fornisce un indizio abbastanza importante sulla credibilità dell’intera storia.

EDIT 10 agosto 2018: Un uccellino ci fa sapere che l’ipotesi fatta in questo post era esatta: la storia non riguarda Crédit Agricole ma un’altra azienda:

simone bonino

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