Economia

La truffa dell'olio d'oliva spacciato per extravergine

olio extravergine oliva

Olio d’oliva spacciato per extravergine. A scoprire il raggiro sono stati i carabinieri del Nas di Torino dopo le verifiche partite a seguito di una segnalazione di una rivista di consumatori alla procura torinese. Secondo le analisi eseguite a campione dai laboratori dell’agenzia delle Dogane e dei Monopoli su oli di note marche, il prodotto non era extravergine come invece pubblicizzato sulla bottiglia.

La truffa dell’olio d’oliva spacciato per extravergine

Per questo il pm Raffaele Guariniello ha iscritto nel registro degli indagati una decina di rappresentanti legali di varie aziende per frode in commercio. Il magistrato ha anche informato il ministero delle politiche agricole. Repubblica cita i nomi delle aziende coinvolte:

A sorpresa, però, sono risultati “taroccati” alcuni condimenti tra i più venduti, e sette rappresentanti legali delle aziende olearie coinvolte sono così stati indagati con l’accusa di frode in commercio. Si tratta dei marchi Carapelli, Santa Sabina, Bertolli gentile, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin). Si tratta di oli prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria.

I laboratori delle agenzie delle dogane hanno esaminato campioni prelevati dai carabinieri del Nas e hanno verificato casi in cui l’olio, a differenza di quanto indicato, non era extravergine. Guariniello ha informato il ministero delle politiche agricole. La rivista Test nel maggio 2015 aveva pubblicato un lungo articolo sulla vicenda, parlando delle analisi dell’olio extravergine e dei risultati e citando le aziende coinvolte. L’autore del pezzo è Enrico Cinotti e Test è l’ex Salvagente. La rivista spiegava all’epoca che per essere extravergine l’olio, in base al regolamento Cee, deve essere ottenuto per estrazione con soli metodi meccanici e rispettare una serie di parametri chimici e organolettici: l’acidità (per essere extra non può superare gli 0,8 per cento di grammi di prodotto), la presenza di perossidi (al massimo 20, indicano il livello di ossidazione) e gli alchil (valori chimici che indicano la qualità dell’oliva). È sufficiente che non sia rispettato uno solo dei parametri previsti, che l’olio viene declassato a “vergine” o “lampante”.
olio extravergine oliva 1

L’indagine nasce dall’annus horribilis che ha funestato il comparto: la mosca olearia e il maltempo hanno dimezzato le produzioni con evidenti ripercussioni sulla qualità e quantità del prodotto. Una crisi così forte che per la prima volta dal secondo dopoguerra le scorte di extravergine potrebbero terminare ad agosto, prima dell’arrivo del nuovo olio. Stando ai conti fatti dagli esperti, a livello mondiale mancano all’appello quest’anno 600 mila tonnellate. «Per questo c’è il timore di frodi e contraffazioni. Inchieste in corso parlano di olio greco etichettato come italiano, di tonnellate di olio tunisino fatto passare per comunitario », sottolinea Cinotti. Tanto che Andrea Olivero, viceministro delle Politiche Agricole e forestali, ammette: «Dobbiamo vigilare per evitare che i produttori siano attratti da facili scorciatoie dannose per il consumatore». (Fonte)

Dopo l’uscita del servizio e un articolo di presentazione su Repubblica, la Carapelli inviò al quotidiano una lettera di precisazione:

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Da Il Fatto Alimentare