Opinioni

La «terapia sperimentale» su Charlie Gard

Bruno Dallapiccola, genetista e direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha rilasciato ieri un’intervista a Radio Capital ripresa oggi da Repubblica in cui ha spiegato quali siano i termini della “terapia sperimentale” proposta al Great Ormond Street Hospital di Londra, che si è rivolto all’Alta Corte di Giustizia per prendere una decisione sul caso:

Quindi sareste pronti a usare questo protocollo per Charlie?
«Sì, ma solo nel caso si realizzino due condizioni che non dipendono da noi: la prima è che il bambino sia trasportabile e possa venire nel nostro istituto, cosa molto difficile per quanto ne sappiamo. Ma se è superabile, benissimo. La seconda condizione è rappresentata dalle reali condizioni del bambino. Un trattamento può essere fatto se noi sappiamo che ha un effetto di tipo terapeutico: se il bambino giungesse nelle condizioni di malato pre-terminale avremmo quello che noi definiamo accanimento terapeutico. Una terapia viene fatta non per assecondare i genitori ma perché ci sono clinicamente le condizioni per poter procedere».

charlie gard trump bambin gesù - 1

Non c’è il rischio di alimentare false speranze? Anche perché le condizioni del bambino vengono descritte come irreversibili.
«Apparentemente è così. Ma l’unica cosa che sappiamo è che nei modelli animali trattati con questo protocollo ci sono stati dei benefici sulle cellule cerebrali. Ecco perché la terapia potrebbe risultare abbastanza efficace. Devo tuttavia usare il condizionale, visto sull’uomo non abbiamo questo tipo di dati».
Ma si può passare da una sperimentazione su animali direttamente agli umani?
«Qui al Bambino Gesù non è la prima volta che lo facciamo. Due anni fa abbiamo preso un protocollo di trapianto di fegato sperimentato sui topi, per combattere una malattia metabolica gravissima, e lo abbiamo applicato a un bambino russo che era da noi in condizioni pre-terminali. Ci siamo detti: se ha funzionato nel topo proviamolo sull’uomo prima di farlo morire. Ha funzionato benissimo»

C’è da segnalare che lo stesso Dallapiccola, in un’intervista alla Stampa che risale al primo luglio scorso, sembrava pensarla molto diversamente sulla vicenda: «Mi chiedo davvero cosa avesse potuto fare una cura “sperimentale” in un soggetto in cui sono inesorabilmente colpite miliardi di cellule in organi vitali. Ritengo si potesse trattare di una “terapia” cellulare piuttosto che farmacologica. Ripeto, in questa situazione oggi, e purtroppo ancora per anni, non disporremo di terapie minimamente efficaci».

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