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La storia di Renzi e del Mossad

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La storia la racconta oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Antonio Massari e Davide Vecchi: un testimone ha raccontato di un complotto nei confronti di Matteo Renzi con la diffusione di una falsa accusa: “Il futuro premier è stato finanziato dal servizio segreto israeliano del Mossad”.

La storia di Renzi e del Mossad

A testimoniarlo ai PM di Siracusa è Vincenzo Armanna, ex manager dell’ENI, nell’ambito di un’inchiesta su un complotto per far decadere Descalzi che avrebbe lambito anche il presidente del Consiglio, che sarebbe stato così ricattato con questo presunto falso dossier sui suoi rapporti con il Mossad. Non a caso il giornale cita come esempio l’ormai famoso articolo del Corriere della Sera in cui Maria Teresa Meli diceva che Massimo D’Alema, nel corso di una cena aveva sostenuto: «Renzi è un uomo del Mossad, bisogna sconfiggerlo». Nonostante il clamore che suscitò l’articolo del quotidiano D’Alema non smentì mai né la frase né il pezzo, come gli è invece capitato di fare quando lo hanno accusato di tifare per Virginia Raggi contro Roberto Giachetti a Roma. C’è anche da dire che i rapporti di D’Alema con alcuni giornali sono pessimi, con altri sono invece orribili e a volte il Lìder Maximo ha sostenuto sdegnosamente che non valeva nemmeno la pena di correggere le tante inesattezze che dicevano contro di lui. Vecchi e Massari poi ricordano che « In un botta e risposta con l’ambasciatore israeliano Noar Gilon, sempre sul Corriere della Sera, D’Alema accusa il diplomatico di interpretare “in modo molto attivo e dinamico il suo ruolo, partecipando —e non solo con articoli—alla vita politica del nostro Paese”.Colpisce, nelle parole di D’Alema, quell’inciso: l’ambasciatore partecipa alla vita del nostro Paese “non solo con articoli”. E in quale altro modo?».

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Foto di PietroSalvatori su Twitter

Qui il Fatto spiega che l’origine della storia nasce da questa indiscrezione:

Renzi fu finanziato dal Mossad durante le primarie del 2012 contro Pier Luigi Bersani e i nostri servizi segreti, Copasir incluso (il comitato parlamentare che vigila sull’attività dei servizi segreti), intervennero per bloccare il flusso di denaro. Una fonte autorevole e qualificata, che proteggiamo con l’anonimato, ci rivela: “Nel 2012 il Dis (il dipartimento della presidenza del Consiglio che coordina i servizi, n dr) ha informato il Copasir, in maniera informale, che il Mossad stava finanziando la campagna elettorale di Renzi per le primarie contro Bersani. A quel punto il Copasir avverte l’allora direttore del Dis, Giampiero Massolo, chiedendogli di intervenire. Infine, qualcuno dei servizi incontra l’ambasciatore israeliano Noar Gilon per discutere l’argomento”.
Il Fatto cerca un riscontro. Finora, non abbiamo trovato conferme. Il portavoce de ll ’ambasciatore Gilon smentisce. Nel frattempo il Fattopubblica un’inchiesta in tre puntate, descrivendo una rete di società legate all’amico di Matteo Renzi, Marco Carrai: create in Lussemburgo, queste società portano dritte a Tel Aviv; tra i soci di Carrai c’è Reuven Ullmansky, veterano dell’unità 8200 dell’esercito israeliano, dedita da sempre alla guerra cibernetica e alla “raccolta dati”per l’i nt e ll igence israeliana.

Alla fine, a causa degli scarsi riscontri sulla notizia, il Fatto decide di non pubblicare la storia.
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Mossad + Renzi = profit!

Ma a questo punto la questione comincia a diventare complicata. Il Fatto, «seguendo un’altra inchiesta giudiziaria, s’imbatte in una nuova fonte alla quale chiede se – considerate le sue conoscenze internazionali, anche nell’intelligence, e il suo ruolo in Eni –abbia saputo di questa storia: “So che esiste l’interesse di imprenditori ebrei, impegnati in attività in Toscana e Francia, che hanno avuto un forte interesse a sostenere politicamente Renzi. Non so se l’abbiano finanziato economicamente. Escludo soldi dal Mossad. Sono certo che non esiste alcun documento al Copasir che dimostri questa tesi”». Per mesi, poi, i contatti con la fonte si interrompono. E loro poi cercano lui, ai primi di giugno, quando viene fuori l’inchiesta a Siracusa su un complotto contro Descalzi. La stessa fonte spiega che la storia di Renzi e del Mossad era una bufala che doveva servire “a mettere in sicurezza il governo Letta” (ad occhio non sembra aver funzionato granché).

Poi aggiunge: “I destinatari del dossier, secondo me, erano i giornalisti. Il meccanismo è semplice: un giornale lo pubblica, il Copasir lo legge, convoca i servizi, chiede un supplemento di indagine. E l’indagine conferma la tesi”. Chiediamo: “Lei è in grado di dimostrarlo ? ”. La risposta è: “No”. La fonte ci invita a verificare la sua tesi fornendo dettagli, incontri, episodi. UN COMPLOTTO contro il premier è una notizia di rilevanza enorme. Anche in questo caso, in assenza di riscontri,rinunciamo a scrivere. Iniziamo una serie di verifiche che, però, vengono sorpassate dai tempi della cronaca. La nostra fonte, Vincenzo Armanna, due giorni fa viene ascoltato a Siracusa. La sua versione ora è un documento ufficiale: un verbale d’interrogatorio.

Armanna nel frattempo ha parlato con i pm di Siracusa, che dovranno appurare quale delle due storie sia quella vera (quella del finanziamento del Mossad a Renzi o quella della bufala del finanziamento del Mossad a Renzi). E il quotidiano infine si chiede e chiede a Renzi:

Se è vero che la cronaca c’impone di raccontare l’inchiesta di Siracusa, il nostro ruolo ci impone di rivelare ai nostri lettori i retroscena di questi mesi: giunti a questo punto, non è sufficiente raccontare la realtà giudiziaria, ma è necessario capire di più. Sapere se è vero, per esempio, ciò che il portavoce di Gilon ha smentito: che il Dis parlò con il diplomatico, dei finanziamenti del Mossad a Renzi. Sapere se è vero che il Copasir fu messo a conoscenza della vicenda. Sapere se è vero ciò che dice Armanna e sostengono a Siracusa altri testi: i pm dovranno appurare la verità.

Ai giudici l’ardua sentenza.