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La storia del (non) emendamento al dl anti-rave sulla "musica non autoctona"

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Metti un po’ di musica non autoctona perché ho voglia di niente. Da diverse ore, sui social, si è aperta un’ampia discussione – che ha coinvolto anche diverse personalità politiche italiane – attorno a un presunto emendamento firmato da Matteo Piantedosi per “correggere” e limare il tanto contestato decreto legge anti-rave party. Perché fin dalla sua genesi (e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), quella norma è apparsa incompleta e troppo vaga, senza circoscrivere alcuna area di azione a livello legislativo e giudiziario. Ma quell’emendamento che sta circolando sulle bacheche Twitter (e non solo) è un fake. E l’autore ha parlato di “esperimento”.

Musica non autoctona, l’emendamento fake al decreto legge anti-rave

Il primo a condividerlo (e a realizzarlo) è stato Carmelo Palma, direttore di Stradeonline.it. Lui, infatti, ha deciso di dare agli utenti “un’anteprima” di quell’emendamento che dovrebbe circoscrivere – in malo modo – la fattispecie di reato non inserita e specificata nell’articolo 5 del dl del 31 ottobre 2022 (il numero 162).

“La norma si applica esclusivamente ai raduni con finalità ludico-ricreative, aventi ad oggetto la fruizione di musica non autoctona e il consumo di sostanze psicotrope di cui al DPR 309/1990”.

E in calce la firma di Matteo Piantedosi. Ma si trattava di un “esperimento”, non di un’iniziativa da parte del Ministro dell’Interno. Ma da dove nasce questo test? Dal fatto che il testo del dl approvato in Consiglio dei Ministri sia stato scritto talmente male – come ammesso dagli esponenti dello stesso governo – da rendere (nella percezione pubblica) possibile quel che pare paradossale. E lo stesso Carmelo Papa (dopo aver visto il suo tweet ripreso anche da esponenti politici, come Carlo Calenda), al termine di una giornata di dibattito ha rivelato il fake.

“Tutte le soluzioni possibili mi sono sembrate imprecise, inattendibili o palesemente ridicole. Allora – ridicolo per ridicolo – facendo il verso al giuridichese prefettizio della norma originaria ho scritto un emendamento formalmente corretto, ma grottesco e parodistico. L’ ho poi postato sapendo che alcuni ci sarebbero cascati, ma sono rimasto sorpreso dalla quantità di addetti ai lavori dell’informazione, della politica e perfino della satira che se lo sono bevuto senza fare una piega, ritenendolo perfettamente credibile.
Il che non depone affatto contro la loro professionalità: conferma invece che di fronte a un governo e a un legislatore così improbabile tutto diventa possibile e può essere creduto come vero, perché il confine razionale tra il credibile e l’incredibile è completamente saltato.
Insomma, pensavo di fare un post simil-Lercio, invece ho fatto un piccolo esperimento sociale, che mi ha insegnato che quando la realtà supera Lercio non c’è proprio un bel niente da ridere”.