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Quella proposta di legge del M5S su adozioni gay e maternità surrogata

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Simone Alliva oggi sull’Espresso ci ricorda di quando il Movimento 5 Stelle non solo era a favore della Stepchild Adoption, ma anche delle adozioni per le coppie omosessuali e – dulcis in fundo – della maternità surrogata. Come saprete infatti i cinquestelle a proposito delle Unioni Civili si sono sempre fatti vanto di essere stati i primi a proporre una legge per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ed è vero, di questo va dato atto e reso merito. Il M5S però nella sua proposta di legge aveva scritto anche altro, cose che in questi giorni Beppe Grillo e Luigi Di Maio forse non si sono resi conto di aver completamente sconfessato.
 

Movimento 5 stelle maternità surrogata - 1
Il frontespizio della proposta di legge del M5S sulla maternità surrogata

La proposta di legge del M5S su matrimonio e adozioni gay

Il DDL di cui stiamo parlando è il numero 393, depositato in Senato il 5 aprile 2013 e recante Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Un testo, bisogna dirlo, molto diverso dal DDL Cirinnà. Nella proposta di legge firmata – tra gli altri – dai senatori Crimi, Airola, Nugnes e Lezzi si parla di matrimonio egualitario e non di unioni civili. Ma è con l’articolo 3 che il M5S mostrava di saper guardare oltre. In questi giorni si è rischiato di non avere la legge sulle Unioni Civili perché la maggioranza non riusciva a trovare un accordo sull’articolo 5 della Cirinnà, quella che stabiliva la possibilità per le coppie di coniugi dello stesso sesso di potere accedere all’istituto della Stepchild Adoption. Non stiamo parlando dell’adozione di figli estranei alla coppia ma del riconoscimento del ruolo di genitore per il coniuge del figlio (o figli) biologico del partner, con tutto quello che ne consegue in materia di maggiori diritti per il bambino. Come saprete l’articolo 5 è stato stralciato perché questa forma di adozione del veniva vista come l’anticamera della maternità surrogata. Il MoVimento invece nella sua proposta di legge ha preferito tagliare la testa al toro e dire che

Il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell’altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio, anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata

Naturalmente per fare questo dovranno essere abrogate le parti della Legge 40/2004 che attualmente vietano in Italia il ricorso alle tecniche di maternità surrogata. Nel testo è prevista anche l’abolizione del divieto di fecondazione eterologa, i grillini non potevano prevedere che questo divieto sarebbe stato abolito nel 2014 da una sentenza della Corte Costituzionale. Andiamo a guardare nel dettaglio quali sono gli articoli e i commi della Legge 40 che la proposta di legge del M5S voleva andare ad abolire.

Alla legge 19 febbraio 2004, n. 40, sono apportate le seguenti modificazioni: a) sono abrogati gli articoli 4, comma 3 e 9, comma 2; b) all’articolo 5, comma 1, le parole: «di sesso diverso» sono soppresse; c) all’articolo 9, commi 1 e 3, le parole: «in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3» sono soppresse; d) all’articolo 12, commi 1 e 2, le parole: «composte da soggetti dello stesso sesso» sono soppresse

L’articolo 4 comma 3 è quello che vietava l’utilizzo di tecniche di fecondazione eterologa (e qui ci siamo) così come i commi 1 e 3 dell’articolo 9. Il comma 2 dell’articolo 9 è quello invece che vieta alla madre di un bambino nato tramite tecniche di procreazione medicalmente assistita la possibilità di non essere nominata. Nell’ordinamento italiano infatti una madre può, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, partorire in anonimato, ovvero di non riconoscere il figlio alla nascita. Perché eliminare questo divieto? Lo spiegano gli stessi firmatari del DDL: «per consentire anche il ricorso alla maternità surrogata, si abroga il divieto di dichiarare la volontà di non essere nominata, imposto alla donna che faccia nascere un figlio a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita». Un momento, ma Grillo non aveva scritto ieri al Corriere una letterina nella quale parlava di “vite low cost”, “diritti intimi” come «la paternità, la maternità e l’amore» e della logica di fare le cose solo perché è possibile farle come uno dei grandi drammi del nostro tempo? Sì. Evidentemente nel 2013 Grillo era po’ stanchino e non aveva tempo di leggere tutte le proposte di legge depositate dal suo Movimento. Ed evidentemente lo era anche Luigi Di Maio, oggi fermamente contrario al «supermarket dei bambini». Un Di Maio talmente spaventato dalla questione delle adozioni gay  da proporre un referendum per fare decidere alla ggente. E dal momento che in Italia è possibile solo il referendum abrogativo va da sé che il MoVimento, quello stesso partito che non solo ha presentato una proposta di legge a favore della maternità surrogata ma anche delle adozioni omosessuali, oggi ritiene opportuno aspettare che il PD presenti alla Camera quella famosa legge che se non verrà impallinata al Senato dovrà essere sottoposta a referendum. Eppure tre anni fa i grillini sembravano molto favorevoli alle adozioni.
 

Davvero la proposta di legge significa che il Movimento è a favore della maternità surrogata?

C’è però un aspetto importante che Simone Alliva non rileva nel suo articolo: la proposta di legge pentastellata non va ad abrogare il comma 6 dell’articolo 12 della Legge 40, quello che prevede che «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro». Ora non è dato di sapere per quale motivo non sia stata presa in considerazione l’abrogazione di questo comma che è l’unico in tutta la Legge 40 nel quale viene menzionata esplicitamente la maternità surrogata. Questa scelta – se di scelta si tratta – sembra indicare che nelle intenzioni dei proponenti non si voleva consentire in Italia la possibilità di accedere alla maternità surrogata “commerciale”, ovvero quella nella quale la madre riceve un compenso. La volontà precisa di abrogare il divieto al parto in anonimato riguardo le tecniche di procreazione medicalmente assistita indica invece in modo chiaro come ai 5 Stelle probabilmente all’epoca interessasse più la maternità surrogata di tipo “altruistico” ovvero quella nella quale la madre non è pagata per la sua “prestazione” ma lo fa a titolo gratuito ricevendo un non meglio precisato “rimborso spese”. C’è un altro aspetto però che va tenuto in considerazione e riguarda il programma elettorale del MoVimento, quello con il quale il partito di Grillo si è presentato alle elezioni politiche del 2013. Nel programma non è menzionato in alcun modo il tema delle Unioni Civili o del matrimonio omosessuale. Questo significa che – come è accaduto per la Cirinnà – proposte di questo genere sarebbero dovute essere approvate dagli attivisti tramite consultazione in Rete. È successo quando il M5S decise il suo appoggio al DDL Cirinnà, per altro senza non pochi problemi. In seguito infatti consultazione online tenutasi il 28 ottobre 2014 su unioni civili e convivenze, ovvero proprio sul testo base del DDL Cirinnà che era allora in discussione in commissione giustizia al Senato alcuni iscritti certificati del blog di Grillo (21.360 hanno votato sì e 3.908 no) avevano espresso la loro contrarietà al DDL perché si faceva riferimento alle “adozioni gay”. Come abbiamo spiegato, e come ha spiegato anche il senatore-portavoce Alberto Airola in un post su Facebook la Stepchild Adoption non significa “adozioni gay”, ma una cosa sostanzialmente – e nella forma – ben diversa:
paolo palleschi family day m5s espulsione cirinnà - 2
Naturalmente non possiamo sapere se un’eventuale votazione online avrebbe dato il via libera al DDL dei Cinquestelle in materia di matrimonio, adozioni e filiazione delle coppie omosessuali. Quello che è certo è che una legge del genere oggi non potrebbe mai superare lo scoglio dell’approvazione degli attivisti sul portale del sito di Grillo. Perché? Semplicemente perché Grillo è contrario, e come ci spiega Di Battista nel M5S comandano Grillo e Casaleggio.