Economia

L'ennesima marcia indietro di Chiara Appendino sul Parco della Salute di Torino

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L’alternativa è Chiara, la risposta è continuità. Se si parla di Urbanistica a Torino si fa davvero fatica a distinguere tra le scelte compiute dalle tanto vituperate “precedenti amministrazioni” e quella a 5 Stelle guidata da Chiara Appendino. Per ora la differenza sostanziale si riduce alla volontà di voler utilizzare gli oneri di urbanizzazione per fare cassa. La Appendino – nonostante le promesse fatte in campagna elettorale – lo fa, quelli “di prima” no. Un altro avvincente capitolo della saga a 5 Stelle è la decisione della giunta torinese di avallare il progetto per il nuovo polo sanitario di Torino. Un progetto che in campagna elettorale alla Appendino non piaceva.

Quando Chiara Appendino voleva tornare al Masterplan del 2011

Le colate di cemento della Appendino, a partire dal progetto sulla ex-Westinghouse che quando era all’opposizione il M5S contestava duramente, stanno diventando una costante della nuova Amministrazione comunale. Come è ormai diventata una costante il fatto che la Appendino si rimangia, nei fatti, le promesse fatte durante la campagna elettorale. Il caso del Parco della Salute che sorgerà su un’area di oltre 300mila metri quadri dove sorge la ex Fiat Avio è emblematico in questo senso.

Nel 2016, durante un faccia a faccia con Piero Fassino la Appendino disse che «la Città della Salute è certamente importante. Noi crediamo però che debba essere fatto con risorse pubbliche, non ci piace l’idea dell’intervento privato. Vediamo in maniera positiva il progetto iniziale, il Masterplan del 2011, che va a riqualificare una area già esistente e dà una risposta più nell’immediato e vede solo il finanziamento pubblico». Insomma per il MoVimento 5 Stelle il progetto si poteva fare a basso costo. E soprattutto senza il coinvolgimento di investitori privati.

Affinità e divergenze tra il M5S in Regione il M5S in Comune

La musica iniziò presto a cambiare: una volta eletta la Appendino (che polemizzò sul Parco della Salute con Maria Elena Boschi) iniziò a fare delle aperture al progetto della Regione per far perdere alla città i 250 milioni di euro del finanziamento. Ad ottobre 2016 la giunta approvò la variante urbanistica al Piano Regolatore mentre il 15 novembre 2017 la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Città della Salute e della Scienza di Torino, Università, FS Sistemi Urbani e FS Italiane Spa hanno sottoscritto l’accordo di programma inerente il maxi-polo sanitario. Accordo che è stato ratificato dal Consiglio Comunale qualche giorno fa. Il Comune ha quindi abbandonato l’idea di “tornare al Masterplan del 2011”. Se si rifacesse oggi quel confronto tra Fassino e Appendino i due direbbero le stesse cose e forse l’alternativa non sembrerebbe poi così chiara.

In consiglio comunale il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Guido Montanari ha spiegato che «si tratta di un‘operazione di grande portata urbanistica, importante per il riordino di una vasta porzione di territorio nel quartiere Lingotto e Nizza Millefonti. Al fine di creare un elevato livello di qualità urbana è nostra intenzione impegnarci a garantire una presenza significativa di spazi verdi in piena terra a fronte dell’Oval e del Lingotto sud, e connessioni verdi tra via Nizza e il collegamento con la stazione Lingotto». Durante il voto la Presidente della Commissione Sanità Deborah Montalbano (M5S) è uscita dall’Aula.
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La cosa interessante è che il M5S in Regione si è sempre opposto al progetto della costruzione della nuova città della salute di Torino così come concepita dalla Giunta Chiamparino. Secondo il consigliere regionale Davide Bono “l’amministrazione di Torino fa quello che può per cercare di salvare il salvabile”. Bono su Facebook ha ribadito di essere “seriamente preoccupato dalle scelte del PD sui nuovi ospedali”. Dimenticando però che nel caso del Parco della Salute di Torino quelle scelte sono state avallate da una giunta a 5 Stelle.
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Frasi di circostanza che sembrano a loro volta voler “salvare il salvabile” ovvero la faccia dell’amministrazione pentastellata torinese. Di fatto la la Città ha rinunciato al proprio ruolo di indirizzo e programmazione nel campo della riorganizzazione sanitaria e urbanistica. Come ha fatto notare in Consiglio Eleonora Artesio di Torino in Comune  «Appendino in campagna elettorale dichiarava: “la città della salute si farà, cercheremo con Governo e Regione di trovare la migliore soluzione per la salute dei torinesi”. Oggi il vicesindaco afferma che la programmazione sanitaria non compete al Comune: è una sciocchezza». Ed è tutta qui l‘alternativa Chiara di Chiara Appendino.
 
In copertina Chiara Appendino e Davide Bono via Facebook.com