Cultura e scienze

La macchina del fango su Sonny Olumati, il “piddino” di Santoro contro il M5S

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Francesca De Vito è la sorella del Presidente del Consiglio Comunale di Roma Marcello De Vito ed è a sua volta candidata al consiglio regionale del Lazio nella lista di Roberta Lombardi. Francesca De Vito ieri ha guardato il programma di Michele Santoro su Rai 3 e ha scoperto un fatto inquietante tra gli opinionisti del pubblico c’era Sonny Sampson Olumati. Perché secondo la De Vito Sonny “vomita contro la Raggi e poi dichiara di non votare” ma ha “strane amicizie”.

Francesca De Vito ha scoperto le “strane amicizie” di Sonny Olumati

Molti attivisti e simpatizzanti a 5 Stelle non hanno gradito le critiche fatti da Sonny (che è romano) alla sua sindaca. Ci deve essere sicuramente qualcosa dietro. Sul suo profilo Facebook Francesca De Vito ha postato due foto di Sonny, una con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e un’altra con il Presidente del Senato Pietro Grasso. Ora anche i sassi sanno che la Fedeli è del PD mentre Grasso è a capo di un’altra formazione: Liberi e Uguali. Sonny avrà anche amicizie “strane” ma anche se votasse non potrebbe votare per entrambi visto che LEU e PD non sono proprio sulla stessa lunghezza d’onda. C’è di più. Sonny dichiara di non votare non per voler essere super partes ma perché non può votare.

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In questa intervista su Vanity Fair Olumati spiega di essere nato in Italia, di vivere, lavorare e studiare qui ma di non essere italiano. Scopriamo così che Sonny Olumati, ha 31 anni e da 13 attende che venga accolta la sua richiesta di diventare cittadino italiano.

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Per questo motivo Sonny, che studia medicina e sogna di specializzarsi in neurochirurgia e che nel frattempo lavora in televisione (fa il ballerino per Rai e Mediaset e ha anche girato un servizio per Nemo di Rai 2), ha incontrato la Fedeli e Grasso. Le “strane amicizie” di Olumati sono infatti gli interlocutori istituzionali dell’associazione Italiani senza cittadinanza della quale è attivista. Perché Sonny Olumati si batte perché venga approvata una legge sullo Ius Soli. Lo fa nelle scuole, dove va a fare delle lezioni sulla cittadinanza e lo fa anche in trasmissioni come quella di Santoro.

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Il suo caso descrive bene come non sia affatto automatica la concessione della cittadinanza al compimento dei 18 anni. Sonny quindi è uno dei tanti italiani senza cittadinanza ai quali lo Stato (e le forze politiche tra cui anche il M5S) continuano non solo a negare diritti fondamentali ma anche a renderne più complicata la vita: Sonny deve fare ogni anno richiesta di permesso di soggiorno.

Mario Michele Giarrusso e Sonny Olumati “figurante” di Santoro

È abbastanza chiaro quindi che Sonny non possa essere un elettore della Fedeli e di Grasso, per il semplice motivo che ora come ora non può votare e che nell’attuale panorama politico italiano Grasso e Fedeli al momento sono avversari. Inoltre Sonny non ha alcun debito di riconoscenza nei confronti dell’attuale maggioranza o del governo dal momento che la legge sullo Ius Soli non è stata approvata ed è rimasta lettera morta.

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Ma dal momento che ieri Santoro ha “processato” Virginia Raggi e il M5S è ovvio che chi si lamenta di quello che succede a Roma è un “attore” prezzolato ed istruito ad arte. Nella Roma a 5 Stelle chi dice che c’è qualcosa che non va in realtà “finge di lamentarsi di Roma e dei  5 Stelle”, come recita un post condiviso dal senatore Mario Michele Giarrusso.

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C’è anche spazio per quel razzismo strisciante tipico di chi dice che “i miei fratelli di colore sono cristiani e non sono così viscidi”. Sarà mica perché oltre ad essere di origine nigeriana Sonny è “un opinionista piddino” come scrive qualcun altro nei commenti al post di Francesca De Vito?

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Non mancano gli avvocati d’ufficio della Raggi che sono andati a complimentarsi “della bella interpretazione” direttamente sulla pagina di Olumati.

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Perché ovviamente fare un paio di domande e criticare un’azione di governo, nei limiti di un dibattito civile è “sparare a zero su una forza politica” per ottenere un guadagno personale, un’opportunità di lavoro in più.

Per altri invece quella di Olumati è “prostituzione intellettuale”. Perché come nei migliori discorsi da bar sul calcio quando si sente qualcuno parlare contro la propria squadra del cuore allora chiaramente non è obiettivo. Il punto è che la politica non è una questione di tifoseria, ci sono argomentazioni e ci sono anche i tanto bistrattati fatti. E se quella di Olumati è prostituzione intellettuale come dovremmo definire il fatto che sullo stadio di Tor di Valle il M5S a Roma ha fatto l’esatto contrario di quello che aveva promesso in campagna elettorale?