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La deroga di Grillo ai parlamentari M5S neoeletti

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C’era una volta Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, che chiedeva una deroga alla regola del doppio mandato vigente nel MoVimento 5 Stelle perché la sua prima consiliatura a Pomezia era durata poco tempo. Gli risposero di no, perché “ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli”, come diceva Casaleggio senior. Una volta, appunto. Perché oggi tutti (o quasi) i parlamentari del MoVimento 5 Stelle eletti in questa legislatura saranno invece ricandidati in barba alla regola del doppio mandato. E anche se qualcuno probabilmente nella base storcerà il naso perché le sue ambizioni saranno definitivamente frustrate.  «Le liste saranno quasi sicuramente le stesse», ha assicurato ieri il capo politico agli oltre trecento eletti come racconta Annalisa Cuzzocrea su Repubblica. Per garantirsi fedeltà, e soprattutto nessuna sorpresa davanti a un governo del presidente che chiederà la fiducia alle Camere.

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Il totopremier del Corriere della Sera (8 maggio 2018)

Saranno fuori soltanto le persone andate al voto pur essendo sospese, i furbetti delle restituzioni come Andrea Cecconi, Carlo Martelli, Silvia Benedetti, Maurizio Buccarella; i massoni “in sonno” Catello Vitiello e Antonio Tasso; il presidente del Potenza Calcio Salvatore Caiata, che nelle ultime settimane si aggira per i corridoi di Montecitorio insieme a gruppetti di aspiranti responsabili.

«Deciderà il garante», così dice il capogruppo al Senato Danilo Toninelli e così prescrive lo statuto. Spetta a Beppe Grillo, che da ieri è a New York e tornerà nel fine settimana per gli spettacoli di Isernia e Civitavecchia, l’interpretazione autentica della regola aurea del “doppio mandato”. «Questa legislatura non è partita», continua a dire Di Maio a tutti i suoi interlocutori per giustificare il superamento di quel limite. E in serata, fa filtrare: «Anche Grillo è d’accordo».

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Nella pancia dei gruppi parlamentari non tutti la pensano così. Non chi ha sperato fino all’ultimo in un accordo con la Lega, non i vincitori degli uninominali, che a differenza di chi era nelle liste proporzionali vedono l’elezione a rischio. Di Maio lo sa ed è per questo che ha riunito tutti.

Ma la linea che il Movimento incarnerà in campagna elettorale è quella già inaugurata da Di Maio mesi fa: europeista, atlantica, a caccia dei voti moderati. «Pd e Forza Italia saranno prosciugate», predice il capo politico parlando con i collaboratori. «La battaglia sarà solo tra noi e Salvini. Svuotando i bacini elettorali di Renzi e Berlusconi possiamo arrivare al 40 per cento».

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