Opinioni

La class action del Codacons contro il blocco degli stipendi degli impiegati pubblici

Il Codacons ha presentato il primo ricorso collettivo al Tar del Lazio contro il blocco degli stipendi nel pubblico impiego. L’iniziativa in difesa dei primi “2.000 dipendenti pubblici chiedono risarcimento danni e indennizzo per perdita di potere d’acquisto” avanza la richiesta di “condannare lo stato a pagare 10.400 euro ad ogni ricorrente, oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori”. “Come noto con sentenza n. 178 del 24 giugno 2015 – ricorda una nota – la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010. Illegittimita’ limitata al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa, ossia a far data dal 30 luglio 2015. Con raccomandata del 26 gennaio 2016 il Codacons, per conto dei primi 2000 dipendenti pubblici che hanno aderito all’azione collettiva dell’associazione, ha diffidato una serie di Amministrazioni pubbliche (Asl, Ministeri, Regioni, Province, Comuni, ospedali) a dare immediata esecuzione alla sentenza della Consulta, provvedendo, ognuna secondo le proprie competenze, a dare corso alle procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018 per il personale e ad adottare tutti gli atti dovuti”.
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“A distanza di oltre un anno dall’esecutività della sentenza della Corte – sottolinea l’associazione dei consumatori – nulla e’ stato fatto e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto. Per tale motivo il Codacons ha presentato un ricorso collettivo al Tar del Lazio, finalizzato ad ottenere la condanna al risarcimento del danno subito da ciascun ricorrente per il periodo compreso tra il 30 luglio 2015 e tutt’oggi, e alla corresponsione di un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1? gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’amministrazione, per un totale complessivo di 10.400 euro a lavoratore”. Il Codacons, spiega la nota, “ha chiesto di: condannare le Pubbliche Amministrazioni a provvedere a dare corso e concludere le procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018; condannare le Pubbliche Amministrazioni in solido con i funzionari che saranno ritenuti responsabili ex art. 28 Cost., ad un risarcimento dei danni quantificato in via equitativa in misura almeno pari euro 200 per ciascun mese di ritardo nel provvedere al rinnovo contrattuale, a decorrere dal 30 luglio 2015 e fino all’effettivo rinnovo del contratto collettivo, ovvero in misura maggiore o minore, che sara’ ritenuta di giustizia; condannare le Pubbliche Amministrazioni resistenti, in solido con i funzionari che saranno ritenuti responsabili alla corresponsione in favore di ciascun ricorrente di una somma di denaro a titolo di indennizzo, commisurato alla perdita di potere d’acquisto dello stipendio per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, sino al 30 luglio 2015, di misura non inferiore a euro 100 per ogni mensilita’ di stipendio dovuta, per ciascun anno, per un totale pari a 7.800 euro”.