Economia

La Brexit e i prezzi: l'Inghilterra meno cara

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Enrico Franceschini su Repubblica di oggi racconta uno degli effetti della Brexit (non ancora avvenuta), ovvero la svalutazione della sterlina che ha consentito di vedere il Regno Unito come un paese meno caro rispetto a prima per gli Europei:

Ora il problema è uscito dalle stanze di broker e banchieri per approdare sulle “high street”, come si chiamano in inglese le strade più centrali e affollate delle città. Cioè tra la gente. Al Currency Exchange dietro la stazione Vittoria: 1,09 sterline per un euro. Al Post Office poco più in là: 1,066 sterline per un euro. Nel cambiavalute dentro i grandi magazzini Mark Spencer: 1,064. In pratica, la parità, una sterlina per un euro. «Ragazzi, venire a Londra è diventato quasi conveniente», commenta Franco, impiegato milanese, appena sbarcato con la moglie all’aeroporto di Gatwick. Per italiani e altri continentali, è una manna. Ma per gli inglesi è un sberla. Con la monarchia e la Bbc, la sterlina è una delle istituzioni nazionali. Il fatto che abbia perso il 19 per cento del valore da gennaio, e quasi il 15 per cento dal referendum, suscita un’ondata di incredula frustrazione.
È vero che, come notano gli economisti, ciò ha contribuito ad aumentare le esportazioni, far crescere la Borsa e nel lungo termine potrà servire a rimettere tutto a posto. Ma nel lungo termine, ammoniva John Maynard Keynes, «saremo tutti morti». È il breve termine che conta, viceversa, per la classe medio bassa in partenza per l’Europa sui voli low cost: di colpo si trova con meno soldi in tasca per la piccola vacanza alle Canarie, in Grecia, in Italia. E con un dubbio in testa: sarà stato davvero un buon affare, per l’inglese medio, l’inglese scontento, l’inglese colpito dal disagio sociale, votare per Brexit?

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L’effetto Brexit: l’Inghilterra meno cara per gli europei