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Come Kim Jong-Un vuole attaccare gli USA

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Nei piani di Kim Jong-Un c’è un attacco elettromagnetico dallo spazio contro gli Usa. Il regime di Pyongyang, secondo fonti militari riportate dal «Wall Street Journal», sta studiando l’opzione di armare un missile a lungo raggio con la Bomba H per farla esplodere a quote tali da creare un blackout elettromagnetico su vasta scala costringendo il blocco degli impianti di produzione di energia elettrica. Una delle prove delle intenzioni di Kim, scrive il quotidiano, risiede nella dichiarazione dell’agenzia governativa nordcoreana riguardo la bomba, che è “dotata di grande potenza distruttiva che può essere detonata anche ad altitudini elevate per un attacco superpotente con l’electromagnetic pulse (EMP)”.

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Il pericolo nucleare e la Corea del Nord (Corriere della Sera, 4 settembre 2017)

La differenza tra questo tipo di attacco e quello di Hiroshima e Nagasaki, spiega il quotidiano, è che le onde elettromagnetiche create dall’esplosione nucleare genererebbero impulsi che potrebbero distruggere la rete elettrica come farebbe un picco energetico generato da una scarica di fulmini. Un’ipotesi fantascientifica? Lo stesso WSJ riconosce che sarebbe difficile per la Corea del Nord arrivare a colpire la rete elettrica statunitense, anche se potrebbe invece danneggiarla gravemente.
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I vettori e l’arsenale di Pyongyang (La Stampa, 4 settembre 2017)

In un’intervista rilasciata alla Stampa il professor Siegfried Hecker, l’unico occidentale ad aver visto i reattori e gli impianti di arricchimento di uranio di Yongbyon durante una visita in Corea del Nord nel 2010, preferisce non parlare dell’ipotesi di attacco elettromagnetico, anche se non ne esclude la possibilità. Ma è lui a spiegare come sia stato possibile per Kim compiere il salto di qualità più significativo e temibile nella sua escalation militare. La discriminante è il «trizio», elemento che permette il processo di fusione dell’ordigno atomico. «È ormai chiaro – diceva il professore a giugno – la Corea del Nord è in grado di produrre trizio». Le intelligence di diversi Paesi, lo scorso anno, avevano avuto indicazioni che il regime fosse a caccia di ingredienti chiave per produrlo, in particolare il «Litio-6». Elemento su cui avrebbe messo le mani già all’inizio di quest’anno, e che gli ha permesso di ottenere nei propri laboratori il trizio. «E se produci trizio – dice Hecker – è perché vuoi bombe a idrogeno».

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