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IPTV: chi vende il Pezzotto (con maglietta omaggio)

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La parola “Pezzotto” indica lo “scatolotto”, e cioè il decoder illegale (nome tecnico Box Android) che, al costo di 10 euro di abbonamento più 110 di hardware, consente piuttosto facilmente di vedere in chiaro con l’IPTV tutti i canali altrimenti criptati, tra gli altri, Sky, Dazn, Mediaset Premium e Netflix. E ha un successo straordinario, visto che secondo le stime ufficiose che circolano negli uffici della Lega Serie A, l’istituzione più danneggiata da questa forma di pirateria, il Pezzotto quest’anno ha fatto più abbonati di quanti ne aveva lo scorso anno Mediaset Premium. Due milioni contro un milione e mezzo.

E mentre su Amazon si vendono le magliette celebrative che parodiano il logo di DAZN, Repubblica fa sapere oggi che  il giro d’affari annuale derivante dalla sola pirateria relativa alla Serie A si aggira intorno ai 200 milioni di euro l’anno, e distrae guadagni che secondo le stime più ottimistiche sarebbero di poco inferiori al miliardo l’anno.

Oltre alle associazioni criminali che gestiscono il racket, nel mirino di Lega, Sky e Dazn così sono finiti gli operatori telefonici. Accusati di non fare abbastanza per contrastare il fenomeno, pur avendone tutte le possibilità. Un comportamento ambiguo che si spiegherebbe con l’interesse delle varie Telco a gestire traffico dati. «Un tempo – spiegano fonti della Lega – le Telco avevano bisogno di acquistare i diritti tv della A, adesso grazie al Pezzotto possono saltare questo costoso passaggio». Anche così si spiega l’assenza delle Telco all’ultima asta.

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Il giro d’affari dell’IPTV e del Pezzotto (Corriere della Sera, primo aprile 2019)

La controprova di questa teoria starebbe nella lentezza con cui gli operatori eseguono gli ordini di “spegnere” i canali pirati emessi dal tribunale su richiesta di Sky e Dazn o della Lega. Trattandosi di eventi live, lo spegnimento dovrebbe essere “immediato” per avere efficacia. Gli operatori invece ci impiegano molto di più di 90’. E così sono stati portati davanti al tribunale di Milano che, in tre diverse sentenze – l’ultima è del 28 marzo – ha imposto loro di spegnere il segnale incriminato “immediatamente”, e comunque non oltre le 48 ore, termine oltre il quale scatta una penale.

La decisione del giudice si è scontrata con la riottosità degli operatori, che ancora il 3 aprile, sempre davanti al giudice, hanno ribadito l’impossibilità di agire “immediatamente”. Intanto le prime indagini della Direzione nazionale antimafia raccontano di un giro di tassisti campani che insieme al box danno in omaggio una maglietta col brand PZZ8 ( grafica stile Dazn).

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