Marco Cappato, Panorama e il Fatto Quotidiano sostengono che Beppe Sala non può essere candidato a Sindaco di Milano perché non si è dimesso dalla carica di Commissario unico di EXPO 2015. E c'è anche la questione del presunto conflitto d'interesse con Cassa Depositi e Prestiti

Giovanni Drogo

Non abbiamo ancora fatto a tempo a finire di ridere per la vicenda di Fassina che non è riuscito a presentare la lista per candidarsi alle amministrative di Roma che ci troviamo di fronte ad una vicenda ancora più ingarbugliata che coinvolge il candidato PD a Milano Beppe Sala. Sala, sostengono Panorama e il Fatto Quotidiano non sarebbe candidabile a Sindaco di Milano perché non si sarebbe dimesso dalla sua precedente carica (ovvero quella di Commissario governativo di EXPO 2015).

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Le dimissioni dalle cariche in EXPO 2015

La questione è intricata come solo le cose della politica italiana sanno essere, andiamo con ordine: Sala ha annunciato la volontà di dimettersi da amministrazione delegato di EXPO 2015 il 18 dicembre 2015 ma le avrebbe presentate solo il 15 gennaio 2016. La lettera di dimissioni sarebbe stata protocollata dalla Presidenza del Consiglio dei misitri, tre giorni dopo il 18 gennaio. Fin qui niente di male perché ai sensi dell’articolo 60 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) le cause di ineleggibilità cessano qualora il candidato abbia rassegnato le dimissioni dalla carica entro i termini di presentazione delle liste. Questi termini sono scaduti l’8 maggio scorso pertanto il fatto che Sala abbia fatto due mesi di campagna elettorale senza abbandonare la sua posizione in EXPO rientra nelle possibilità stabilite dalla legge. Tutto a posto quindi? Invece no, perché a questo punto ci sono altri due problemi (anzi tre). Il primo punto riguarda il fatto che Sala si sarebbe dimesso si da Amministratore Delegato ma avrebbe mantenuto la sua carica di Commissario di Governo per le dimissioni dalla quale sarebbe stato necessario – dicono Panorama e il Fatto Quotidiano – un atto del Governo. Ipotesi smentita da una nota di Palazzo Chigi che precisa che “un atto formale di dimissioni è già pienamente efficace e non occorre alcun altro adempimento“. Il secondo punto è quello venuto alla luce da alcuni documenti resi noti da Marco Cappato (candidato sindaco con i Radicali): Sala avrebbe continuato a esercitare le sue funzioni di AD di EXPO firmando alcuni atti anche dopo il 18 gennaio 2016 (data in cui il CdA ha esaminato i dati del preconsuntivo del bilancio). Si tratterebbe in particolare del il rendiconto dell’esercizio di EXPO 2015, firmato da Sala in qualità di Commissario governativo il 3 febbraio 2016. Secondo i Radicali questa firma non è altro che la prova che Sala il 3 febbraio esercitava ancora la funzione di Commissario unico di EXPO (e verrebbe quindi meno la tesi secondo la quale non sarebbe stato necessario un atto formale del Governo per farlo recedere dalla carica). Secondo Panorama e Cappato le ipotesi sono due: o Sala non si è realmente dimesso oppure ha commesso un falso firmando un atto che non sarebbe stato tenuto a firmare. A questa seconda accusa Sala ha replicato oggi spiegando che la firma di quei documenti è perfettamente compatibile con la sua posizione di ex commissario unico e ex amministratore delegato della società: “sono atti dovuti, che si firmano anche dopo“. I fatti noti fin’ora sembrerebbero per ora confermare la versione di Sala: come riferiva Repubblica qualche settimana fa il candidato sindaco del Partito Democratico avrebbe consegnato il conto economico e lo stato patrimoniale della società al 31 dicembre 2015 al collegio dei liquidatori che si è però insediato il 18 febbraio 2016. Questo scarto temporale avrebbe quindi reso necessaria – ma non avendo le carte a disposizione è difficile dirlo con assoluta certezza – un’integrazione del bilancio firmata dallo stesso Sala. A confermarlo oggi è lo stesso candidato PD che ha fatto sapere “se vogliamo essere precisi ho firmato anche il bilancio pochi giorni fa. E nessuno ha avuto nulla da dire, sono atti formali che si fanno“.

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La nomina nel consiglio d’amministrazione di Casa Depositi e Prestiti

Ultima e forse più spinosa questione è quella relativa alla presenza di Sala nel consiglio d’amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti. La nomina di Sala è avvenuta il 29 ottobre 2015 (due giorni prima la chiusura ufficiale di Expo). Una mossa a quanto pare voluta da Renzi per convincere Sala ad affrontare le primarie meneghine e per fornirgli un “paracadute” in caso di insuccesso nella sua avventura alle amministrative. Ancora una volta la questione è ingarbugliata, le domande che Panorama e Cappato fanno a Sala sono sostanzialmente due: al momento della nomina in CDP Sala era ancora commissario unico e AD di EXPO, c’era incompatibilità tra le due cariche all’Esposizione Universale e quella di consigliere di CDP? All’epoca della nomina Sala avrebbe assicurato che non c’era alcuna incompatibilità ma secondo Panorama quest’affermazione non sarebbe corretta perché, come riporta anche il Fatto oggi

tra le cause d’incompatibilità, nella stessa dichiarazione è espressamente indicato l’incarico di commissario governativo. Ma, a ottobre, Sala commissario lo era ancora.

Il dubbio è quindi che Sala abbia dichiarato il falso, ma il candidato (facendo notare che il vice-direttore di Panorama è candidato con Parisi) in una nota diffusa oggi smentisce questa illazione precisando che “Non è così, andate a rileggervi le cose, ho anche un parere della stessa Cdp perché prima di entrare per prudenza lo avevo chiesto“. Qualche minuto fa Sala ha aggiunto che qualora venisse eletto sindaco si dimetterà anche da Cassa Depositi e Prestiti. Ma Cappato insiste sollevando in un’interrogazione anche la questione di un presunto conflitto d’interesse:

Considerato che Città metropolitana ha proceduto alla rinegoziazione di prestiti con la Cassa Depositi e Prestiti e che Giuseppe Sala è membro del consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti e candidato alla carica di sindaco del Comune e della Città metropolitana di Milano, oltre ad essere stato amministratore delegato e commissario unico di Expo. E considerato che Giuliano Pisapia, attuale sindaco di Milano e della Città metropolitana di Milano, sostiene ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Milano e della Città metropolitana di Milano insieme a numerosi consiglieri attuali della Città metropolitana e che numerosi altri consiglieri metropolitani sono candidati alle elezioni in varie liste.

C’è però da notare che nel comunicato stampa con cui CDP dava l’annuncio della nomina di Sala a consigliere veniva spiegato che l’ex-commissario di Expo subentrava all’imprenditrice Isabella Seràgnoli, che fu costretta ad abbandonare la carica – spiega la nota – “non potendo rinunciare ai precedenti ruoli e responsabilità in organi sociali di altre società per azioni. Tale circostanza, ai sensi dello Statuto di CDP, non le permette di mantenere la carica nel Cda della Società“. Ed EXPO è una società per azioni (anche se a totale controllo pubblico).

 

Foto copertina via Twitter.com

Giovanni Drogo

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