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L’app IMMUNI: il 5 giugno al via il tracciamento in Liguria, Puglia e Abruzzo

IMMUNI, la app di tracciamento del contagio, dovrebbe essere scaricabile sui telefonini in tre regioni — Abruzzo, Liguria e Puglia — per una sperimentazione che durerà una settimana, al termine della quale sarà estesa al resto d’Italia

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Mentre in Italia esplode il complotto di Android che ti installa l’applicazione COVID-19 senza alcun consenso (è una bufala e vale anche per iOS), il 5 giugno. Da quel giorno IMMUNI, la app di tracciamento del contagio, dovrebbe essere scaricabile sui telefonini in tre regioni — Abruzzo, Liguria e Puglia — per una sperimentazione che durerà una settimana, al termine della quale sarà estesa al resto d’Italia. Lo scrive oggi Repubblica dopo la pubblicazione del codice sorgente su Github e il quotidiano segnala anche che c’è un ultimo ostacolo da superare:

Perché l’ultimo miglio sia percorso nella sua interezza, però, bisogna superare l’ostacolo privacy. Il regolamento europeo impone che il Garante vagli e autorizzi la cosiddetta Dpia (Data Protection Impact Assessment) prodotta dal titolare del trattamento dei dati, cioè il ministero della Salute. È un documento cardine per garantire agli utenti la trasparenza e la protezione nelle operazioni eseguite sui dati sensibilissimi (ancorché anonimizzati) quali sono quelli di natura sanitaria. Il testo è fermo alla Direzione generale dei sistemi informativi del ministero della Sanità, i tecnici stanno elaborando le questioni sollevate da Antonello Soro. «Lo stiamo completando, a giorni lo invieremo al Garante».

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Come funzionerà l’app IMMUNI (La Repubblica, 26 maggio 2020)

A quel punto gli uffici di Soro verificheranno che la app risponda ai criteri stabiliti dal decreto legge Bonafede: conservazione dei dati per un tempo limitato, sistema di tracciamento non centralizzato, assenza di geolocalizzazione, gestione pubblica delle informazioni. Nel caso in cui dovessero riscontrare difformità, il garante può inviare al ministero prescrizioni aggiuntive.  Ma ci sono anche altre ragioni per il ritardo:

Soltanto cinque giorni fa, infatti, Bending Spoons, la società sviluppatrice di Immuni, ha ricevuto da Google e da Apple la versione definitiva della piattaforma tecnologica per farla girare con i loro sistemi operativi. Il meccanismo, in sostanza, funziona così: chi risulta positivo al tampone, viene contattato dall’ufficio di igiene della Asl competente ed è chiamato fornire il codice di 16 cifre associato alla app. Quel codice viene inserito nel server, che, automaticamente, lo invia a tutti gli utenti di Immuni. Il processo di tracciamento dei contatti avviene a livello del telefonino: solo chi ha incontrato, nei precedenti 14 giorni, l’utente associato a quel codice riceverà la notifica di rischio contagio.

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