Opinioni

Come funziona l’immigrazione in Giappone

Mentre in Italia la questione immigrazione viene trattata alla stregua di un problema di ordine pubblico, il Giappone, un paese che finora era stato fieramente ostile ad aprire le frontiere ha riconsiderato il suo atteggiamenti. La Camera bassa del Parlamento giapponese, ha approvato la nuova normativa per i visti dei lavoratori stranieri: grazie all”Immigration Bill’, circa 300mila lavoratori stranieri potranno entrare in Giappone nei prossimi anni. Lavoratori qualificati ma anche, ed è questa la novità cruciale, lavoratori poco qualificati. Non si tratta, evidentemente, di numeri imponenti, ma segna un cambiamento epocale nella tipica scorza di stampo quasi xenofobo del Sol Levante. Quindi questo provvedimento sia pur di portata limitata, costituisce comunque un fattore politico interessantissimo. Anche perchè varato da un governo conservatore come quello di Shinzo Abe, di coalizione fra il Partito liberal-democratico e la formazione del ‘Nuovo Komeito’, centrista e buddista.

 


Il provvedimento sull’immigrazione peraltro si inserisce in una fase politica, forse storica, di estrema innovazione per il Giappone moderno. Con la ‘Restaurazione Meji’, nel 1868 con la quale il Sol levante aprì ai ‘diavoli bianchi, abolì lo ‘shogunato’ feudale, e instaurò un primo governo rappresentativo, seppur fortemente limitato dal ruolo della Corte imperiale e degli apparati statali. Questa prima fase finì con il ‘fascismo militare giapponese’ e con la catastrofe della seconda guerra mondiale. La ‘seconda’ fase di apertura al mondo del Giappone moderno fu, ovviamente, quella iniziata con l’occupazione americana e la Costituzione di MacArthur. Con l’abolizione del mandato divino dell’Imperatore e con una nuova forma più coerente di governo rappresentativo. Ora potremo essere alla ‘terza’ fase dell’apertura al mondo, la fase ‘asiatica’: Shinzo Abe da un lato ha rafforzato la sua premiership e leadership con il terzo mandato alla presidenza del Pld. In tale modo ha messo in piedi una specie di ‘shogunato democratico’. E dall’altro lato, con i vertici bilaterali delle scorse settimane, con il presidente cinese e con il primo ministro indiano, ha aperto la strada dell’Asia ancora una volta al Giappone moderno. L’alleanza strategica con gli Usa rimane fondamentale ma non esaurisce più la collocazione internazionale del’Impero. Insomma prima una fase ‘occidentale’ con un ruolo molto forte in Asia, poi la fase ‘americana’ conflittuale con l’Asia profonda, oggi la fase ‘asiatica’?

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