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Il totoministri di Gentiloni

Dopo le dimissioni di Renzi e l’incarico a Paolo Gentiloni comincia il dibattito più interessante (si fa per dire): quello su chi avrà il coraggio di ricoprire l’incarico di ministro nel governo a tempo determinato dell’ex responsabile degli esteri. Ricordiamo preliminarmente che la Costituzione dice all’articolo 92 che «i ministri sono nominati con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio». E quindi no, i ministri non sono eletti dal popolo.

Il totoministri di Gentiloni

L’idea di base è quella di confermare in linea di massima molti dei nomi presenti nel governo Renzi. Alcuni però dovranno giocoforza traslocare. È il caso di Maria Elena Boschi, che non potrà che lasciare la delega alle riforme e probabilmente manterrà quella alle pari opportunità e ai rapporti con il parlamento. Balla anche Stefania Giannini, con Francesca Puglisi e Marcello Pera (sì, proprio lui) in pole position per sostituirla. Rischiano anche Marianna Madia e Beatrice Lorenzin. Spiega Dino Martirano sul Corriere della Sera:

Ecco, fino a domenica pomeriggio, sulla scacchiera del governo si muovevano pochi «pezzi»: le 4 ministre date in uscita, il ministero del Lavoro (Giuliano Poletti lascia, per motivi personali, a Tommaso Nannicini o a Teresa Bellanova) e il profilo del nuovo titolare degli Esteri: in corsa Piero Fassino, che ha accumulato esperienze anche al Commercio estero e nelle missioni Ue, ed Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina. Eppure, visto l’incombente vertice Ue, chi meglio del ministro uscente conosce i dossier? La risposta potrebbe essere un breve interim agli Esteri assunto da Paolo Gentiloni . Ma poi, sempre domenica pomeriggio, al presidente del Consiglio incaricato sono arrivate altre richieste. Fonti Ncd hanno filtrato il desiderio di Angelino Alfano di lasciare il Viminale (troppo esposto con l’immigrazione) per andare agli Esteri.

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Il totoministri del Corriere della Sera, 12 dicembre 2016

E così nei dintorni di Palazzo Chigi, dove rimane il più fedele dei sottosegretari di Renzi, Luca Lotti, con tanto di delega ai Servizi segreti «scippata» a Marco Minniti, si è iniziato a ragionare sul ministero dell’Interno. A quel punto, però, sono entrati nella centrifuga anche i nomi di Roberta Pinotti (Difesa) e di Andrea Orlando (Giustizia), mentre i renziani esercitavano forte pressing su Gianni Cuperlo affinché accettasse l’Istruzione, ma lui ha ribadito il suo no. E poi ci si è messa la delegazione di Denis Verdini (Ala) a far girare il nome di Marcello Pera per l’Istruzione che, invece, andrebbe alla responsabile Scuola del Pd, Francesca Puglisi. Per i verdiniani il premio sarebbe una promozione del vice Zanetti, fermo restando che il ministro dell’Economia ha il profilo tecnico di Pier Carlo Padoan.

Mentre c’è da registrare, forse in nome del rinnovamento, il progressivo avvicinamento degli uomini di Denis Verdini ai posti chiave del ministero. ALA, forse per premio per essere stata così decisiva nel risultato del referendum, è in marcia verso il consiglio dei ministri: d’altro canto il suo stesso leader aveva detto di essere disponibile a sostenere qualunque governo pur di assicurare la governabilità (e la continuazione della legislatura).

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Il totoministri di Repubblica (12 dicembre 2016)

Secondo Repubblica Verdini ha chiesto due ministeri, oltre ad aver regalato tre libri a Gentiloni: «Presidente ti dono tre libri. Il Principe di Machiavelli, che può tornarti utile a Chigi. Un volume sulla dinastia dei Medici, così puoi conoscere bene i fiorentini. E infine questo, che parla di Einstein e di una cena tra fisici quantistici…».

La scadenza è oggi

Oggi Gentiloni probabilmente sarà già da Mattarella con la lista dei ministri. E sarà interessante scoprire se davvero avrà deciso di regalare a Luca Lotti la delega ai servizi segreti (anche lui premiato per il risultatone del referendum) nonostante la nulla competenza del braccio destro di Matteo Renzi sul tema. La Stampa invece si concentra sulle fibrillazioni di NCD:

Nel governo Renzi la compagine di Ap figurava con 3 ministri, 1 viceministro e 9 sottosegretari. Con Gentiloni i numeri dell’ex berlusconiano si potrebbero ridimensionare. Voci che provengono dal Nazareno lamentano: «Ci vuole un cambio di passo. Dopo le sconfitte al referendum e alle amministrative sarebbe opportuno concedere qualcosa anche alla minoranza e qualcosa in meno a Ncd». Uno scenario che non è visto di buon occhio al quartier generale di Alfano. Raccontano appunto che il ministro dell’Interno sia «infuriato» per le voci fatte circolare in queste ore, che vedrebbero la compagine ridotta ai minimi termini. «Ci vogliono dimezzare il numero dei ministri e quello dei sottosegretari», sarebbe la paura del ministro.

Nono ci sono in ogni caso grosse sorprese all’orizzonte. Quando, con buona probabilità mercoledì, il premier incaricato Paolo Gentiloni si recherà al Senato per la fiducia, avrà ben poco da temere. La maggioranza resta quella del governo Renzi, con i voti spesso decisivi di Ala. Il gruppo è costituito da 18 senatori. I verdiniani, assieme ai 28 di Ncd, potrebbero fare da contraltare ad eventuali – al momento difficilmente ipotizzabili – voti contrari della minoranza Pd. Più facili, invece, i calcoli alla Camera, dove il governo Renzi aveva una maggioranza a prova di bomba. Gentiloni avrà numeri pressoché uguali.

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