La macchina del funky

Il monsignore che raccomanda i nipoti

grillini civati

“Sei anni fa, ho chiesto a Stefano Perotti se poteva trovare un’occupazione per mio nipote, Maurizio Gioia, che era disoccupato e stava incontrando grosse difficoltà a ricollocarsi, avendo 45 anni. Fu poi assunto come fattorino. Analoga richiesta gli ho fatto circa due anni fa per il figlio di mia sorella, Gianluca Laveneziana che, nonostante avesse conseguito tre lauree, non riusciva a trovare un lavoro vicino a dove risiedeva, cioè a San Vito dei Normanni”. Lo dice al Corriere della Sera monsignor Francesco Gioia, presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem, coinvolto nell’inchiesta sulle Grandi Opere.
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“So che per l’assunzione di Gianluca, Stefano Perotti si rivolse a Francesco Cavallo, persona che non conoscevo e che, dopo, ho incontrato soltanto tre o quattro volte. Perotti si rivolse anche all’ingegnere Ercole Incalza, che conoscevo per aver officiato il funerale della moglie”, aggiunge. “Negli ultimi due anni l’ho sentito al telefono prima per la richiesta e, poi, per il ringraziamento per l’assunzione di mio nipote Gianluca, da lui favorita”, dice di Incalza. “Escludo categoricamente – sottolinea – che sul mio conto presso lo Ior, siano state mai depositate, o siano anche solo temporaneamente transitate, somme di denaro di terzi estranei a me”. Lupi “l’ho incontrato in occasione di due cerimonie religiose da me officiate”, spiega, “Non ho avuto altri contatti con lui né di persona né telefonici. Soltanto in occasione delle scorse elezioni europee, il dottor Cavallo mi chiese di appoggiare alcuni candidati, di cui non ricordo neanche il nome, della corrente di Lupi. Mi furono anche consegnati dei biglietti elettorali che, fatta una più corretta valutazione anche alla luce del mio ruolo pastorale, decisi poi di non distribuire”.