Economia

La macchina del fango di Libero contro l'INPS

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Vittorio Feltri è tornato a dirigere Libero ma per certi versi le cose non sono molto cambiate. Da qualche tempo infatti Libero ha messo in moto la macchina del fango contro l’Inps. Non passa giorno che dalle pagine del quotidiano di Belpietro e di Feltri non vengano lanciate accuse nei confronti dell’ente diretto da Boeri. Scandali milionari, contributi non versati, sprechi e naturalmente soprusi ai danni di innocenti (e anziani) cittadini italiani. Per dire che l’Inps abbia qualche problema non servono i segugi di Libero, per dare notizie ignorando le rettifiche e le richieste di precisazioni fatte pervenire in redazione dall’ufficio stampa dell’Istituto Nazionale di Previdenza servono due grandi direttori: Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri.
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Le lettere dell’Inps che Libero non ha mai pubblicato

Cominciamo da un articolo apparso sul quotidiano l’otto maggio dal titolo “L’Inps rivuole 500 euro dal reduce centenario” nel quale si dava conto della “surreale” vicenda del pensionato trentino Felcher Giusto Italo Umberto (di anni 100), reduce di guerra, al quale l’Inps ha chiesto indietro 531 euro. Nell’articolo a firma di Tobia De Stefano si fa riferimento al fatto che l’Inps ha promesso di fornire spiegazioni nel merito della sua richiesta. Nel frattempo nel pezzo si stigmatizza la tendenza dell’Inps di andare a caccia di pochi spiccioli quando il sistema pensionistico italiano fa acqua (per milioni di euro) da tutte le parti, signora mia. E le spiegazioni arrivano in data 12 maggio in una lettera inviata all’allora direttore responsabile del giornale Maurizio Belpietro. Lettera che qui riportiamo e che non è mai stata pubblicata da Libero.

Lettera del 12 maggio 2016: Risposta all’articolo “L’Inps rivuole 500 euro dal reduce centenario”
Dott. Maurizio Belpietro
Direttore Responsabile Libero
In relazione all’articolo “L’Inps rivuole 500 euro dal reduce centenario”, pubblicato a firma Tobia De Stefano sul quotidiano da Lei diretto il giorno 8 maggio, si precisa quanto segue.
L’importo di cui è stata richiesta al sig. Felcher la restituzione è determinato dalla somma di 2 voci completamente distinte e separate.
La prima è relativa al conguaglio per la sentenza della Corte Costituzionale 70/2015.
Al signor Felcher nel mese di agosto 2015 è stato liquidato, in applicazione del DL 65/2015 che ha dato esecuzione alla sentenza, un importo lordo per le 2 pensioni di cui è titolare di 739,82 euro.
Successivamente, a seguito del ricalcolo cui sono sottoposte tutte le pensioni ad inizio di ogni anno, è emerso che la somma liquidata nell’agosto 2015 era maggiore di 62,30 euro rispetto a quella che gli sarebbe effettivamente spettata in applicazione del DL 65/2015.
La seconda voce che ha contribuito a formare l’indebito di cui è stata chiesta la restituzione si riferisce a somme corrisposte in più per un errato calcolo della maggiorazione ex combattenti, per un importo di 469,02 euro.
Dalla somma fra i 62,30 euro dovuti per il conguaglio derivante dal DL 65/2015 e i 469,02 dovuti per l’errato calcolo della maggiorazione per ex combattenti scaturisce quindi l’importo di 531,32 euro richiesto al sig. Felcher dalla sede Inps con la lettera dell’8 aprile 2016.
Il sig. Felcher, come ricordato nella lettera, potrà chiedere la rateazione della somma recandosi presso la sede Inps, ed eventualmente entro 90 giorni presentare ricorso online, se ritiene di dover impugnare il provvedimento, utilizzando il proprio codice Pin o facendosi assistere da un patronato o da un intermediario autorizzato.

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Passa poco meno di una decina di giorni e un nuovo articolo di Tobia De Stefano (17 maggio) rivela un altro scandalo: l’Inps regala master e cure termali a dipendenti e pensionati del pubblico impiego. La soffiata arriva da un lettore cagliaritano che ha scritto una lettera a Libero per rendere nota la prassi dei bandi Inps che assegnano soggiorni termali e borse di studio a fronte di un contributo irrisorio prelevato dallo stipendio. Come fa l’Inps a pagare questi soggiorni se i contributi versati sono così bassi? Da dove tira fuori i soldi l’Inps? Non è che per caso le tira fuori dalle tasche degli italiani, di quelli che non lavorano per il pubblico impiego? Leggendo l’articolo di Libero sembrerebbe proprio di sì se non ché, nella lettera di precisazione inviata dall’Inps il 18 maggio rivela che le cure “termali” sono riservate a tutti i lavoratori iscritti all’Inps e non solo a quelli del settore del pubblico impiego. Inoltre, per quanto riguarda i costi dell’operazione nel 2015 il prelievo obbligatorio sugli stipendi ha raccolto 420 milioni di euro mentre le spese sono state pari a 324 milioni. Insomma sotto questo particolare aspetto i conti della Gestione unitaria sono in attivo e i dipendenti pubblici non stanno rubando niente a nessuno. Peccato però che nemmeno questa lettera sia stata pubblicata.

Lettera del 18 maggio 2016: Richiesta pubblicazione precisazioni su recenti articoli
In merito a quanto riportato dal quotidiano “Libero”, negli articoli pubblicati il 15 e il 17 maggio “L’Inps in rosso regala viaggi premio” e “L’Inps regala pure master e cure termali” sono opportune le seguenti precisazioni.
Innanzitutto, le prestazioni in questione sono finanziate dagli stessi dipendenti pubblici. Nel Fondo della Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, istituito nel 1996 affluiscono i contributi versati obbligatoriamente da tutti i dipendenti pubblici attraverso una trattenuta dello 0,35% applicata mensilmente alla busta paga. A fronte di questo contributo, l’INPS eroga in favore degli iscritti una serie di prestazioni creditizie e sociali, che peraltro non sono individuate dall’INPS ma sono previste dalla legge.
Va precisato, peraltro, che non tutti gli iscritti accedono alle prestazioni loro destinate; i fruitori sono infatti selezionati con bandi in base alla situazione reddituale e, nel caso di borse di studio, in base al merito scolastico. Dal momento che esiste una discrepanza importante fra il numero dei dipendenti pubblici che versano il contributo alla Gestione ed il numero dei fruitori delle prestazioni ne consegue che dipendenti e pensionati pubblici si autofinanziano le prestazioni e neanche un euro viene sottratto alle altre Gestioni per finanziarle. La Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali è infatti in attivo: nel 2015 il prelievo obbligatorio su stipendi, al netto delle poste correttive, ha raccolto circa 420 milioni mentre le spese per prestazioni istituzionali sono state pari a circa 324 milioni.
Va precisato infine che le “cure balneo-termali” non sono destinate solo ai dipendenti pubblici, ma a tutti i lavoratori iscritti all’Inps, dopo l’accertamento dei requisiti assicurativi, contributivi e sanitari, con lo scopo di evitare, ritardare o rimuovere uno stato di invalidità.
Tanto premesso, al di là del fatto che la gestione dipendenti pubblici presenta un particolare disavanzo soprattutto a causa della prassi, ben nota, secondo la quale, a lungo, le pubbliche amministrazioni non versavano i contributi dei loro dipendenti – che tuttavia ovviamente ricevevano, al termine della carriera, regolarmente la pensione – non può certo essere l’Inps a cambiare la destinazione d’uso dei contributi versati al Fondo Gestione Unitaria, frutto di un prelievo obbligatorio sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, che nulla ha a che vedere con la contribuzione trattenuta ai fini previdenziali.
Con preghiera di pubblicazione
Cordiali saluti
L’ufficio stampa Inps

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Stessa edizione altro articolo sull’Inps (stavolta a firma di Pierangelo Maurizio) che tocca un tema caro a tutti gli italiani: gli assegni sociali erogati agli over 65 di origine straniera. Scrive Libero che questi anziani stranieri che non hanno mai lavorato in Italia una volta ricevuto l’assegno se ne tornano al loro paese a vivere “come dei nababbi”. Il 20 maggio l’ufficio stampa dell’Inps invia una replica (se ve lo state chiedendo non è stata pubblicata) per spiegare il funzionamento dell’erogazione degli assegni sociali che vengono concessi a cittadini italiani e stranieri che versano in condizioni economiche disagiate (gli stranieri devono essere residenti in Italia da 10 anni continuativi e in possesso di regolare permesso di soggiorno). Inoltre non è possibile che i titolari lascino l’Italia continuando a percepire l’assegno perché devono dichiarare annualmente la residenza nel nostro Paese (che viene eventualmente accertata tramite controlli incrociati presso l’anagrafe e la verifica dei passaporti). Rispetto ai dati l’Inps non riesce a fornire quanto sia il costo di questa operazione ma precisa che  il montante contributivo che i lavoratori stranieri versano eccede di circa 5 miliardi la somma che ricevono in termini di prestazioni. Un aspetto del quale per altro ci eravamo occupati anche qui, qui e qui.

Lettera del 20 maggio 2016: Replica ad articolo del 17 maggio
Gentile Direttore,
in merito all’articolo “Ci nascondono i dati sulle pensioni gratis agli anziani stranieri”, pubblicato il 17 maggio, è opportuno precisare che l’assegno sociale è una prestazione economica erogata a domanda, rivolta ai cittadini in condizioni economiche particolarmente disagiate, cioè con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge. E’ una prestazione concessa ai cittadini di età superiore ai 65 e 7 mesi sia italiani che stranieri, purché siano residenti in Italia da almeno 10 anni continuativi e in possesso di regolare permesso di soggiorno.
I controlli della permanenza dei requisiti per l’accesso alla prestazione sono effettuati ogni anno in quanto i titolari di assegno sociale sono tenuti a compilare annualmente un modulo in cui si dichiara la residenza stabile in Italia.
In caso di comportamenti elusivi della disciplina vigente la sede procede, preliminarmente, alla convocazione dell’interessato affinché possa chiarire direttamente la propria situazione, presentando anche tutta la documentazione necessaria. Contestualmente, se necessario in collaborazione con l’autorità di pubblica sicurezza o con la polizia locale, procede ad effettuare tutti i controlli previsti (accertamenti presso l’anagrafe comunale, acquisizione della documentazione attestante l’uscita dal territorio italiano, controllo dei visti di ingresso o uscita sul passaporto ecc.). Allo stesso modo, nei casi in cui l’effettiva dimora del soggetto non sia facilmente individuabile, è compito delle sedi territoriali procedere ad un’accurata istruttoria, richiedendo anche in tal caso, se necessario, la collaborazione delle autorità di pubblica sicurezza.
Per quanto riguarda la disponibilità dei dati, l’Istituto nel corso dello scorso anno ha aumentato notevolmente il numero di informazioni direttamente accessibili dal sito e ci stiamo impegnando per riuscire a pubblicarne una mole sempre maggiore, inclusa la divisione per paese di provenienza dei percettori di prestazioni. Sugli immigrati, nello specifico, l’Inps ha pubblicato pochi mesi fa alcuni dati sul loro contributo alle casse dell’Istituto, evidenziando come il montante contributivo che versano ecceda di circa 5 miliardi la somma che ricevono in termini di prestazioni.
Con preghiera di pubblicazione ai sensi della normativa vigente.
Cordiali saluti
L’Ufficio stampa
Ufficio stampa Inps

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Feltri teme una ritorsione nei confronti del Tempo

A questo punto è lecito chiedersi perché Libero ce l’abbia così tanto con l’Inps. L’accanimento del quotidiano nei confronti dell’Istituto di previdenza è infatti proseguito con rinnovata virulenza anche dopo il ritorno di Feltri al timone del giornale. Ieri (23 maggio) Libero ha pubblicato una lunga inchiesta sui “tesori dell’Inps” lasciati a marcire. Il giorno prima (domenica 22) invece Vittorio Feltri aveva pubblicato in prima pagina una lettera indirizzata al presidente dell’Inps Tito Boeri nel quale chiedeva di rinunciare al suo “mega ufficio” in Piazza Colonna (di fronte a Palazzo Chigi) e di attivarsi per incassare i “150 miliardi crediti” che l’Inps avanza. Scriveva Feltri:

Se, eventualmente, le cronache e le inchieste di Libero fossero lacunose, dato che l’esattezza è divina e non di questo mondo, sarebbe diritto di Boeri fornire delle precisazioni che finora però non ci sono pervenute. Non vorremmo che egli, per ritorsione, minacciasse di sfrattare il quotidiano Il Tempo dallo stesso edificio di piazza Colonna,sede della redazione.Sarebbe meschino che ciò avvenisse per iniziativa del capo dell’Inps, i cui problemi sono assai più gravi di questo.

Feltri prosegue poi raccontando la storia (smentita e riportata qui sopra ma non da Libero) degli assegni sociali erogati ai cittadini stranieri che se ne tornano in patria per vivere nel lusso più sfrenato (con poco più di 400 euro al mese..) ed esige che l’Inps inizi a riscuotere quanto gli è dovuto (ma non se si tratta di pensionati con più di 100 anni). Tutto questo Feltri lo fa in nome della difesa dei diritti dei pensionati. Peccato che Feltri abbia dimenticato un “piccolo” dettaglio. Anzi due. Il primo è che le repliche dell’Inps sono state effettivamente inviate (Nextquotidiano.it le ha richieste all’Inps), quindi perché il grande difensore dei diritti della libera stampa lo nega? Il secondo dettaglio sarebbe invece la questione della proprietà del Tempo. È un caso che l’editore di Libero sia proprietario del Tempo? Ed è un caso che il Tempo sia tra i debitori dell’Inps? Perché la realtà delle cose è che Il Tempo non paga l’affitto dal 2012 e in tutti questi anni ha accumulato un debito pari a 3 milioni di euro nei confronti dell’Istituto di Previdenza. Ovvero nei confronti dei pensionati italiani. E alle “imprecisioni” di Libero va aggiunto anche il fatto che l’ufficio di Boeri non è da 500 metri quadri.

Gentile direttore,
Non passa giorno che Libero non pubblichi falsità sull’Inps e il suo Presidente. Inutili le nostre repliche, quasi mai pubblicate dalla testata. Falso quanto scritto dal neodirettore Feltri che le precisazioni dell’Inps «non sono pervenute». Non ci rimane che invitare i lettori di Libero a richiedere le nostre repliche all’ufficio stampa dell’Istituto (ufficio.stampa@inps.it). Da ultimo Libero ha ieri scritto di 500mq a Palazzo Wedekind utilizzati dal
Presidente dell’Inps come ufficio, anziché messi a reddito. Si precisa che dei circa 650 mq del piano ristrutturato nel 2014, solo 50 sono utilizzati per uffici, mentre le sale, fra cui la Sala Angiolillo, vengono regolarmente
affittate per eventi. I proventi dalla messa a reddito di Palazzo Wedekind non potranno che aumentare quando sarà possibile riqualificare e mettere a reddito anche il terzo e quarto piano dell’edificio, oggi occupati dal quotidiano Il Tempoche dal 2012 non paga l’affitto.
Il direttore Feltri nel suo articolo accusa anche l’Inps di gestire «da cani » il proprio patrimonio immobiliare, parla di «appartamenti occupati abusivamente  da gente che non salda la pigione» e si chiede: «perché l’Inps non è in grado di riscuotere quanto gli è dovuto?».Nello stesso pezzo, tuttavia, aggiunge che non vorrebbe che l’Inps, «per ritorsione, minacciasse di sfrattare Il Tempo», testata che ha già accumulato un debito di oltre
3 milioni di euro verso l’Istituto. Agisce Libero “pro domo sua”? Il sospetto è legittimo. Feltri omette infatti di informare i lettori che il proprietario del quotidiano da lui diretto- il gruppo Angelucci (Tosinvest) – nell’ambito della procedura di concordato preventivo del quotidiano Il Tempo, ha ricevuto dal Tribunale Fallimentare di Roma, il 13 maggio scorso, l’aggiudicazione condizionata de Il Tempo. L’udienza per l’omologazione del concordato è fissata per il 26 maggio p.v., mentre la data per l’esecuzione dello sfratto per morosità dai locali è stata rinviata al 10 giugno prossimo. Secondo Feltri un eventuale sfratto de Il Tempo sarebbe una ritorsione del Presidente contro Libero. Insomma l’Inps dovrebbe esigere il pagamento degli affitti da parte di tutti tranne che i proprietari di Libero.

Feltri risponde che Il Tempo è diventato di proprietà dell’editore di Libero “solo qualche giorno fa”. Ma in realtà è dalla fine del 2015 che si sa delle trattative in corso per l’acquisizione del quotidiano da parte di Tosinvest la cui acquisizione è stata annunciata ufficialmente a metà aprile 2016. Così come si sa che Feltri dovrebbe avere un ruolo di punta sulle pagine de Il Tempo come editorialista. Strano però che per Feltri la gestione “da cani” degli immobili dell’Inps tutto riguardi fuorché l’affitto alla redazione de Il Tempo. Come al solito Libero e Feltri hanno perso un’ottima occasione per fare giornalismo.