Economia

Il governo vuole da Bruxelles un bonus sugli investimenti

grillini civati

Il governo Renzi sta pensando di chiedere all’Unione Europea di non considerare nel disavanzo la spesa pubblica necessaria a cofinanziare i progetti dei fondi comunitari. Ne parla oggi il Corriere della Sera in un articolo a firma di Mario Sensini, che ha evidentemente informazioni contrastanti rispetto a quello pubblicato qualche giorno fa sempre dal Corriere in cui si parlava di un provvedimento per abbassare ulteriormente le tasse a persone e aziende:

«L’unico modo per tornare acrescere come si deve è investire nelle infrastrutture e nelletecnologie. Dopo undici trimestri consecutivi di flessione, ora stiamo riprendendo la crescita,ma non è sufficiente» ha detto ieri Renzi, in visita ufficiale in Etiopia. L’ipotesi che Renzi sta valutando con Padoan è quella di chiedere alla Ue di non considerare nel disavanzo la spesa pubblica necessaria a cofinanziare i progetti assistiti dai fondi comunitari. Un «bonus» che potrebbe valere3-4 miliardi di euro, da usare per la manovra del 2016. La prima esigenza è eliminare gli aumenti dell’Iva, che valgono 16 miliardi. Il governo ha già delineato nel Documento di economia e finanza di aprile il modo di recuperarli: dieci dovrebbero arrivare da una nuova tornata di revisione della spesa, poco più di 6 si copriranno in deficit, lasciandolo correre un po’ di più del previsto. L’obiettivo del 2016, per ora,è fermarlo all’1,8% del prodotto interno lordo, per arrivare allo 0,8% e al pareggio strutturale di bilancio nel 2017, anche se il percorso potrebbe essere rivisto alla luce dei nuovi dati sulla congiuntura. Il governo stimava ad aprile una crescita del pil dello 0,7%, ma c’è fiducia che da qui a settembre, quando verranno rivisti i numeri, le prospettive possano migliorare.

Senato - Fiducia governo Renzi
Sensini scrive che i segnali che arrivano dall’economia sono positivi, e questo può aiutare la retorica del premier:

Ieri è arrivata una nuovaconferma, con i prestiti bancari che dopo tre anni di calo ininterrotto,sono ormai vicinissimi alla ripartenza. Un miglioramento della crescita potrebbe portare in dote altri 3-4 miliardi, che insieme al «bonus» investimenti potrebbero creare spazio per una riduzione delle tasse o nuovi sgravi sul lavoro. Il bilancio è considerato sotto controllo. Il debito pubblico, secondo Bankitalia giunto al record assoluto di 2.218 miliardi a maggio (+3,9% da inizio anno), non preoccupa. «Raffronti nel tempo e tra Paesi sono sul debito in rapporto al Pil, non in valore assoluto» dice il Tesoro. Sarà quello, il dato del pil del secondo trimestre, atteso alla vigilia di Ferragosto, il numero cruciale per definire la portata della manovra e i margini per una nuova azione di sostegno all’economia. «Il mio non è ottimismo banale, ma desiderio di riportare la speranza. L’Italia è più forte delle sue paure, più solida di qualsiasi difficoltà. Non lasciamo il futuro ai gufi» incalza il premier.