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Marino ritira le dimissioni e va alla guerra con il PD

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre”. Così in una nota il Campidoglio. Se non fosse intervenuto questo ripensamento, le sue dimissioni sarebbero state effettive dal 2 novembre. Il ritiro delle dimissioni comporta che adesso ai consiglieri del Partito Democratico non rimane che l’arma delle dimissioni di massa (insieme alle opposizioni) per far cadere la giunta. Marino va alla guerra con il Partito Democratico. A questo punto ogni scenario è aperto. Marino fa sapere di aver chiesto alla presidente del consiglio comunale Valeria Baglio di convocare il consiglio.  Intanto i consiglieri del Pd sono riuniti al Nazareno con Matteo Orfini. Tra le prime reazioni c’è da registrare quella dell’onorevole del MoVimento 5 Stelle Laura CastellI:

Marino ritira le dimissioni: cosa succede adesso

Dopo il ritiro delle dimissioni Ignazio Marino dovrebbe chiedere la convocazione del consiglio comunale per verificare se ha ancora la maggioranza. Il regolamento prevede che il presidente, Valeria Baglio, davanti alla richiesta di convocare il consiglio, abbia 20 giorni di tempo per farlo. Prima del consiglio comunale però dovrebbero arrivare le dimissioni dei consiglieri Dem e di alcuni dell’opposizione, che farebbero decadere il consiglio comunale e il sindaco. Il sindaco ha preso la sua decisione all’indomani di un lungo incontro notturno con il presidente del Pd Matteo Orfini, commissario romano del partito, in casa del vice sindaco Marco Casi. Nel primo pomeriggio, i 19 consiglieri comunali del Pd, dopo un vertice con Orfini al Nazareno, hanno deciso di rimettere in massa il loro mandato per mandare comunque a casa il primo cittadino. Nel frattempo l’assessore ai trasporti Stefano Esposito e il vicesindaco di Roma Marco Causi hanno rassegnato le loro dimissioni. “Le mie dimissioni sono già partite, e non credo che sarò il solo”, dice Esposito. Entrambi erano entrati nella giunta Marino con l’ultimo rimpasto, quello della “fase due”. “Si verifichera’ se ci sono le condizioni per andare avanti”, ha fatto invece sapere l’assessore alla Legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella. Sabella, intervenuto a SkyTg24, ha aggiunto: “sono convinto che le condizioni non sono cambiate rispetto alle valutazioni politiche fatte venti giorni fa. Io lunedi’ tornero’ a fare il magistrato e ho gia’ pagato una ditta di trasloco per far portare via le mie cose”.
 

Gli scenari possibili

Se Marino non dovesse ottenere la fiducia, per il sindaco sarebbe una sorta di “non sono io che me ne vado, siete voi che mi cacciate”. Una posizione che gli consentirebbe anche di presentare una sua lista per le prossime Comunali a testa alta, da vittima di altri disegni. Sono pronti a lasciare la giunta Marino altri due assessori, ai Lavori Pubblici Maurizio Pucci e alla Cultura Giovanni Marinelli. “Stasera sarò presente alla Giunta perché ritengo sia fondamentale chiudere delle questioni importanti per la città – risponde Marinelli interpellata -. Subito dopo presenterò le mie dimissioni”. Anche l’assessore al Turismo, Luigina Di Liegro, ha deciso di abbandonare la Giunta Marino dopo il ritiro delle dimissioni del sindaco di Roma. “Sto mandando in questo istante la mia lettera di dimissioni”, spiega all’agenzia Dire, e aggiunge: “A nessuno fa piacere questa situazione”. L’eccessiva ressa di giornalisti e cameramen ha indotto il sindaco di Roma Ignazio Marino ad abbandonare prima del tempo, dopo un brevissimo intervento, il convegno sull’urbanistica organizzato dall’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo. I cronisti e gli operatori hanno inseguito il primo cittadino, che oggi ha ritirato le sue dimissioni, dall’ingresso fino al palco del convegno. Dopo diversi inviti a spostarsi caduti nel vuoto, Marino ha spiegato che sarebbe andato via per permettere ai cittadini di seguire la conferenza sulle trasformazioni urbanistiche. Il Pd stringe per chiudere la partita con Ignazio Marino tra stasera e domani, senza passare per un confronto in Consiglio comunale così come sperato dal sindaco. A quanto si apprende da fonti dem, il Nazareno ha la piena disponibilità dei suoi 19 consiglieri a dimettersi. Non solo, altri 6 consiglieri di altri gruppi sarebbero pronti al passo indietro. L’agenzia di stampa DIRE fa intanto sapere che anche tra i consiglieri serpeggiano malumori. Il gruppo Pd, dopo essersi rinsaldato alla notizia del “millantato accordo” con l’opposizione per le dimissioni, è di nuovo spaccato in due: “A noi cambia poco se si dimettono gli assessori (che dovrebbero arrivare in massa gia’ entro stasera, ndr), il gruppo si sente preso in giro”, spiega piu’ di qualcuno. “Non avevamo nessun problema a dimetterci, ma adesso che ci sentiamo ‘bidonati’ le cose cambiano”, e potrebbe anche rientrare in gioco l’ipotesi di concedere al sindaco l’opportunita’ di intervenire in Assemblea capitolina. La giornata decisiva a questo punto potrebbe essere domani, quando Marino aveva gia’ convocato una serie di ‘consultazioni’ singole con i gruppi della maggioranza. I consiglieri del Pd erano gia’ orientati a partecipare per parlare de visu col primo cittadino “per correttezza istituzionale”, e a maggior ragione “vogliamo andarci domani per chiedergli conto della sua mossa”.