Economia

I 15 miliardi dell'Italia nel nuovo prestito per la Grecia

Ieri Pier Carlo Padoan in conferenza stampa ha avvertito del pericolo: il prestito ponte che servirà a coprire i buchi di Atene non sia frutto di intese bilaterali. L’ipotesi, che era stata ventilata durante i negoziati dell’Eurogruppo e dell’Eurosummit a Bruxelles, di prestiti bilaterali alla Grecia da parte di alcuni Stati membri, che verrebbero rimborsati dall’Esm alla partenza del programma, non piace al ministero dell’Economia. Lo ha spiegato stasera il ministro: “La posizione dell’Italia è che le opzioni debbano essere europee, e quindi condivise da tutti gli Stati membri, o perlomeno da quelli dell’Eurozona”, ha detto durante la sua conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo a Bruxelles.
 
I 15 MILIARDI DELL’ITALIA NEL NUOVO PRESTITO ALLA GRECIA
La Grecia deve pagamenti ai creditori (Bce e Fmi) per 7 miliardi di euro a luglio e 5 miliardi ad agosto. Un’altra opzione, molto quotata in queste ore, è quella di utilizzare i fondi “dormienti” pari a 13 miliardi di euro del vecchio fondo Efsm (European financial stability mechanism), garantito dal bilancio comunitario e gestito dalla commissione europea. Un fondo che originariamente disponeva di 60 miliardi di euro e che è destinato a essere assorbito e sostituito dal nuovo Fondo salva Stati permanente Esm. “Ci sono strumenti non specifici dell’Unione monetaria ma dell’Ue, e quindi richiederanno l’approvazione non solo dei 19 paesi del’Eurozona ma di tutti i Ventotto”, ha spiegato il ministro italiano con riferimento a questa soluzione. Le varie opzioni comunque, ha riferito Padoan, sono allo studio di un “gruppo di lavoro tecnico” che informerà i ministri dell’Eurogruppo affinché possano decidere le soluzioni più appropriate. Il Giornale di oggi però immagina un meccanismo diverso per il prestito e scrive che l’Italia dovrà, in base al meccanismo del MES, versare 15,4 miliardi di euro pari a 385 euro per cittadino:

I fondi saranno versati dal MES (meccanismo europeo di stabilità) meglio conosciuto come «Fondo salva Stati», a cui l’Italia partecipa, e quindi concorre a finanziare, per il 17,9%. A conti fatti quindi Roma dovrà nuovamente aprire il portafoglio e prestare ad Atene 15,4 miliardi di euro (pari a 385 euro per cittadino).Si tratta di una cifra consistente, a maggior ragione visto che Roma vanta già mastodontica esposizione verso Atene pari a 65 miliardi in tutto (o 1.625 euro per italiano), almeno secondo una recente ricostruzione di stampa che comprende i 10 miliardi di prestiti bilaterali, i 37,5 miliardi provenienti dai fondi salv stati (Efsf/Esm)e agli aiuti concessi attraverso la Bce.
L’accordo raggiunto domenica notte è quindi un accordo salato anche per gli italiani e non solo peri greci che si troveranno a dover fare i conti con pesanti tagli, privatizzazioni e tasse in aumento.

In realtà, come è spiegato anche nell’articolo, non è detto che sia utilizzato il meccanismo di cui si sta parlando. L’utilizzo di fondi fermi all’EFSM potrebbe garantire l’assenza di esborsi per i governi europei in un momento in cui una scelta del genere sarebbe leggermente impopolare.
ITALIA 14 MILIARDI PRESTITO GRECIA
L’EUROPA E LA GRECIA
“La questione del prestito ponte è molto complessa e ancora non abbiamo trovato la chiave”, ha riconosciuto Dijsselbloem al termine di una nuova riunione dell’Eurogruppo. “Oggi abbiamo guardato a un certo numero di possibilità ma ci sono questioni di ordine tecnico, legale e politico da tenere in considerazione”, ha spiegato, “per questo abbiamo chiesto a un gruppo di tecnici” di studiare le varie opzioni a disposizione. La soluzione inizialmente immaginata dalla Commissione Ue, infatti, sembrerebbe non essere così semplice come previsto. Questa prevedrebbe il ricorso ai fondi che la Bce ha ricavato dagli interessi sui titoli greci (Smp), e al Efsm, il meccanismo dell’esecutivo comunitario che interviene per i paesi in difficoltà con la bilancia dei pagamenti e già utilizzato nel primo salvataggio greco, prima che fossero creati i fondi salvastato. Ma per il primo ci sono complicazioni tecniche, e per il secondo politiche. L’ok dovrebbe essere chiesto a tutti i 28, anziché solo ai 19 paesi dell’eurozona. Ma servono tempi rapidi. “Per l’Italia”, ha quindi messo in chiaro Padoan, “queste opzioni devono essere europee e condivise da tutti i paesi coinvolti almeno nell’eurozona”. I tempi di ‘studio’, però, hanno assicurato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici, saranno brevi, in modo da avere un ventaglio di opzioni chiare già nei prossimi giorni su cui poi sarà l’Eurogruppo a dover decidere. Il rapido avanzamento dei lavori dei 19 sarà anche assicurato dal fatto che sarà ancora l’olandese Dijsselbloem a ricoprire la carica di presidente dell’Eurogruppo per i prossimi due anni e mezzo.