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Hofer-Van der Bellen: il voto di domani in Austria

hofer van der bellen

Non solo referendum: domani in Austria con il voto presidenziale tra l’indipendente ex ecologista Alexander Van der Bellen e il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer chiuderà una telenovela infinita cominciata con il voto del maggio scorso che aveva portato il verde alla vittoria e continuata con il ricorso dell’estrema destra che aveva portato all’annullamento e alla ripetizione del voto, poi slittata fino a domani.

Hofer-Van der Bellen: il voto di domani in Austria

Due candidati molti diversi e sulla cui scelta il paese si è letteralmente diviso, come confermano i risultati del ballottaggio poi invalidato, che aveva assegnato la vittoria a Van Der Bellen con una maggioranza di poche decine di migliaia di voti (50,3%). Gli occhi dell’Europa sono puntati su questo voto, considerato un test importante per capire se proseguirà l’ondata populista di questi mesi, che ha già investito Francia e Germania, senza dimenticare il voto sulla Brexit e, oltreoceano, l’elezione negli Stati Uniti di Donald Trump. Economista, 72 anni, Van Der Bellen appartiene ad un’antica famiglia aristocratica. È nato a Vienna da padre russo di origine olandese e madre estone, entrambi profughi a seguito dell’invasione dell’Estonia da parte dell’Unione Sovietica avvenuta nel 1940. Politicamente in origine era vicino ai socialdemocratici ma fu successivamente attratto dal movimento ecologista durante le proteste del 1984 contro una centrale nucleare sul Danubio. A queste elezioni si è presentato come candidato indipendente per ampliare le proprie possibilità, ma la sua campagna è finanziata e organizzata dai Verdi. Sostenitore di un’idea di Europa multiculturale e tollerante, crede che l’Ue debba rispondere con la solidarietà alla crisi dei migranti. Norbert Hofer, 45 anni, è da molti considerato il volto umano del Partito della Libertà (FPOe), di estrema destra. Al voto di marzo è riuscito a conquistare il 49,7% dei voti perdendo di un soffio.
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È stato il suo partito ad impugnare poi il risultato davanti alla Corte Costituzionale. Hofer ha studiato ingegnieria aeronautica ma ha anche una grande esperienza in strategie della comunicazione. Hofer ha svolto un ruolo molto rilevante nel disegnare la piattaforma anti-immigrazione del suo partito e ha minacciato, in caso di elezione, di destituire il governo se questo non presenterà risultati. E la minaccia riguarda anche il problema dei migranti, perché Hofer considera che il sistema sociale offra grandi incentivi ai migranti economici. Sono in molti a considerare il candidato presidente un lupo travestito da pecora. Ma i sondaggi più recenti lo danno in vantaggio: in sette delle ultime nove inchieste appare in testa e solo una di queste dà Van Der Bellen vincitore. “Più la gente si abitua a vederlo sorridente in tv, meno lo vede come un estremista di destra“, spiega Benedikt Narodoslawsky, di Falter, citato dal Guardian. Il quotidiano britannico sottolinea invece come dopo il ballottaggio di maggio e la richiesta di invalidare il risultato vi fossero rabbia e frustrazione, una situazione che avrebbe potuto ritorcersi contro il candidato del FPOe.

Il volto rassicurante dell’estrema destra

Ingegnere aeronautico, 45 anni, sposato e padre di quattro figli, Norbert Hofer si pone come volto ‘rassicurante’ dell’estrema destra Partito austriaco della libertà (Fpoe). Candidato più votato al primo turno del 24 aprile con il 35,1% dei voti, fu poi sconfitto di misura al secondo turno del 22 maggio da Alexander Van der Bellen. Quando si è deciso di ripetere il voto, Hofer è diventato uno dei tre membri del direttorio della presidenza ad interim perchè è uno dei vicepresidenti della Camera. Affabile e sorridente, elegante e ben educato, Hofer si presenta in maniera ben diversa dal provocatorio leader del partito Heinz Christian Strache. Ma la loro linea politica è la stessa e Hofer è stato uno dei principali estensori del programma politico antiimmigrati del Fpoe. Sull’Europa ha mantenuto una certa ambiguità. Intervistato recentemente dalla Bbc ha affermato che votare per lui non significa chiedere l’uscita dall’Ue, ma deve essere chiaro che se l’Ue diventerà “più centralizzata”, allora proporrà un referendum sulla “Oexit”. E nel suo comizio finale ha sottolineato i buoni rapporti con la Russia di Vladimir Putin e il presidente eletto americano Donald Trump. ” Non sapete quanti inviti ci sono già a Mosca, e andremo presto anche a Washington”, ha affermato, esprimendosi poi contro le sanzioni alla Russia “che non hanno funzionato”.
norbert hofer
E lui non intende smentire la sua fama, visto quanto sono labirintiche le sue dichiarazioni: “Intendo lavorare ad un miglioramento dell’Unione europea, abbiamo bisogno di un’Unione che funzioni secondo il principio della sussidiarietà. È una grande sfida, per tutti i Paesi. Personalmente non credo che la Ue sia morta. Credo che sia molto in crisi, ma penso anche che possiamo risolvere questa crisi”, ha detto oggi in un’intervista a Repubblica in cui smentisce il rischio di un’uscita dell’Austria dall’Ue. “Io non voglio un centralismo brussellese”, ha sottolineato Hofer. “Il principio della sussidiarietà significa che affrontiamo i grandi problemi insieme, spalla a spalla, collaborando in modo stretto su temi come la difesa o la sicurezza o altri ma senza un governo centrale”. Sui migranti, “penso che non possiamo lasciare sola l’Italia in questa situazione difficile. È molto complicato per l’Italia e la Grecia controllare da sole le frontiere”, ha detto Hofer. “L’Unione europea deve aiutare. Non a chiudere le frontiere, bensì a controllarle meglio. La mia proposta è quella di creare una zona sicura in Nordafrica dove le persone trovino protezione, dove si possano esaminare con calma le richieste di asilo”, ha spiegato. “Quelli che hanno bisogno davvero di una tutela – ma sono un quarto del totale – possono essere portati in modo sicuro in Europa”, ma “devono rimanere a tempo, finché dura l’emergenza nel loro Paese”.

Chi vince e chi perde in Austria

“Il fatto che l’affluenza sia in calo dipende innanzitutto da questa infinita campagna elettorale – spiega il capo dell’istituto di sondaggi Ogm, Wolfgang Bachmayer – e anche con il fatto che l’appuntamento elettorale arrivi nel periodo natalizio”. L’istituto di sondaggi prevede “in ogni caso” un’affluenza inferiore a quella di maggio, quando si è svolto il ballottaggio poi annullato per vizi nella procedura di scrutinio del voto postale, quando la partecipazione fu del 72,65%, ricorda il sito del Kurier. Ma anche i toni e i temi dello scontro politico tra i due candidati alla presidenza, quello dell’estrema destra Norbert Hofer e l’ecologista Alexander van der Bellen, hanno “disturbato” l’elettorato austriaco: “La lunga durata della campagna e l’eccessiva polarizzazione hanno allontanato molti elettori dalla politica”, spiega Bachmayer. Sicuramente il numero dei votanti per posta sarà inferiore, poiché sono state richieste meno schede elettorali postali rispetto a maggio, circa il 20% in meno.  I seggi domani apriranno e chiuderanno ad orari diversi sul territorio: in alcune cittadine già alle 6, ma nella gran parte tra le 7 e le 8. La chiusura invece è prevista quasi ovunque alle 16, tranne nelle due grandi città: Vienna e Innsbruck, un’ora dopo. Tradizionalmente nel paesino di Vorarlberg le urne saranno chiuse già alle 13. Le prime stime cominceranno ad arrivare dunque dopo le 17, ma saranno necessarie diverse ore prima di avere i risultati definitivi, tanto più che il distacco fra i due candidati si prevede sia molto esiguo, come nel ballottaggio annullato. Negli ultimi sondaggi il candidato dell’estrema destra Hofer guida di un soffio la corsa, ma la percentuale che lo distanzia da van der Bellen è sempre inferiore al margine di errore dichiarato dai sondaggisti. Neppure gli ultimi dibattiti tv sembrano aver modificato questo quadro. Come per il precedente ballottaggio si prevede che il voto delle urne darà un vantaggio a Hofer che sarà poi corretto dal voto per posta a favore di van der Bellen. Il presidente eletto giurerà e prenderà ufficialmente le sue funzioni il 26 gennaio prossimo e resterà in carica per 6 anni.