Politica

Beppe Grillo torna sempre sul luogo del delitto

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Se non ci fosse Beppe Grillo a spiegarci la politica, come faremmo? Se non ci fosse il Garante del MoVimento 5 Stelle, il partito che ha portato Salvini al ministero dell’Interno quando il suo impiego precedente era stato quello di giornalista alla Padania, chi potrebbe spiegarci che Salvini è uno scarafaggio? L’assassino torna sempre sul luogo del delitto, si scrive in quei libri gialli di quart’ordine.

E siccome è lui l’ultimo responsabile del cialtronismo al potere, visto che è lui che ha creato il MoVimento che prima promette cose che non può mantenere e poi s’incazza se lo chiamano traditore, soltanto la sua faccia di palta poteva riuscire nel miracolo di riciclarsi oggi come Garante dopo aver piazzato la bomba ed essere scappato. Naturalmente, in questo giochino Grillo può riuscire solo se si ha la fortuna di avere davanti a sé una stampa che invece di far notare la criminalità politica insita nel metodo Grillo, se lo rivende come Salvatore della Patria. E, tu guarda il caso, proprio oggi esce un pezzo di Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera: uno dei tantissimi pubblicati in questi anni in cui l’impostazione è questa:

«Devo proteggere il Movimento, altrimenti è finita», confida a chi tra i pentastellati gli chiede spiegazioni. L’ex capo politico sa che il momento è cruciale, crede che il Movimento «possa pagare le scelt ealtrui»: una chiara allusione alla decisione di Salvini di staccare la spina all’esecutivo. Teme che i Cinque Stelle possano accusare il colpo, tra lacerazioni interne e avanzata della Lega. «Qui gli italiani rischiano di pagare di tasca loro, con l ’aumento dell’Iva, il calcolo elettorale del leader del Carroccio e passiamo noi dalla parte di chi inciucia», commentano i vertici del Movimento.

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I quali evidentemente nella loro faccia di palta mutuata da quella del Garante non ricordano chi è quel cretino che ha accettato le clausole di salvaguardia nel 2020 e per cosa: il governo Conte per aver fatto spesa in deficit nel 2019. La manica di cialtroni che abita tra Palazzo Chigi e via XX Settembre non sa che avrebbe potuto varare la sterilizzazione dell’IVA anche a gennaio, se soltanto avesse avuto uno straccio d’idea praticabile per farlo. No, si sono grattati la panza insieme a Beppe fino a oggi che inventano l’urgenza perché se la legislatura dura, durano anche gli stipendi dei parlamentari a 5 Stelle. Ma il massimo lo si raggiunge nel paragrafo successivo:

Ecco allora la mossa del garante di tornare in campo, di tornare in prima fila per un giorno. Proteggere i suoi e «mettere Salvini davanti ai suoi errori». Il garante dà le armi al Movimento Cinque Stelle, fornisce gli strumenti finora impensabili per bypassare le regole ferree: aprire a una deroga per i parlamentari al secondo mandato e trattare con quelle forze che per anni lui stesso ha combattuto. Un gesto che apre nuovi scenari e ribalta la situazione. Cambiare passo ec ambiare strategia. Con un monito ben chiaro che fa arrivare a i vertici Cinque Stelle: «Serve mutare registro, comunicare meglio. Soprattutto i nostri temi».

Perché, vedete, per questa manica di espertoni di comunicazione il problema è sempre quello: “Bisogna comunicare meglio”, ripetono in un mantra infinito che dimentica il fatto che abbiano assunto a botte di centomila euro una mandria di comunicatori che hanno svolto benissimo il loro mestiere: falsificare la realtà, mentire all’opinione pubblica e cercare in tutti i modi di coglionarla raccontandole un pezzetto di verità per tacere del resto. Grillo dovrebbe andarsi a riporre con tutto il caravanserraglio che ha creato per aver aggiunto un tocco di cialtroneria surreale all’incapacità criminale della classe politica italiana. E invece il Corriere se lo ricicla come padre della patria. Per questo la situazione è sempre più disperata, ma sempre meno seria.

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